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Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità

Sogni che fanno guarire e sogni che fanno ammalare – di Luciano Silva

I sogni patogenetici tra i Mohave

31/03/2023

Nelle culture antiche si trova, in maniera abbastanza diffusa, l’idea che il sogno possa avere in relazione alla salute dell’individuo, il sognatore stesso o una terza persona sognata, un valore diagnostico, curativo/terapeutico e anche, in taluni casi culturali, come tra i Mohave che tra poco vedremo, patogenetico.

Già nello sviluppo dell’onirocritica negli antichi greci, per quanto concerne l’uso dei sogni a scopi terapeutici o curativi, vediamo come la decadenza della civiltà antica agli albori di ciò che sarebbe poi diventato il mondo moderno abbia intaccato e privato l’esperienza onirica della sua sacralità, e il sognatore, di conseguenza, di uno spazio di incontro con il trascendente, gli dèi o entità superiori. Le cause del sogno, le sorgenti oniriche, diventano sempre più endogene sino ad arrivare a ipotizzare, da Galeno a Ippocrate, passando per Aristotele, Cicerone o Plutarco, che i sogni siano un prodotto esclusivo dello stato dell’anima se non del solo corpo del sognatore. Tra le due visioni quasi opposte, il sogno prodotto dagli dèi oppure mera proiezione psichica di processi in atto nel corpo o nell’anima, si sono sviluppate formulazioni intermedie che includevano entrambe le possibilità. Del resto, lo sviluppo del pensiero scientifico nell’antichità doveva pur fare i conti con le centinaia di guarigioni “miracolose” attestate negli asklepeion sparsi per tutta la Grecia e l’Asia minore e la consolidata credenza tradizionale nel potere curativo dei sogni1. Lo stesso Galeno, se nel suo trattato “La diagnosi dai sogni”, scriveva che a quel lottatore che sognò di stare in una vasca di sangue scoprirono poi che soffriva di ipertensione e aveva bisogno di un salasso, oppure che l’immagine di bere senza mai saziarsi capita agli assetati o di avere rapporti sessuali a chi ha una pienezza spermatica..., poi però operava dei pazienti obbedendo a un sogno divino riconoscendo, di conseguenza, il potere profetico e di guida di sorgenti spirituali nei sogni.

L’idea che tra il sogno e disposizioni organiche ci fosse un nesso si conservò sino al rinascimento, quando i testi di Galeno e Ippocrate furono resi disponibili ai medici occidentali. L’impiego della diagnostica onirica, già nota anche tra gli assiro-babilonesi e gli egizi, assunse forma dottrinale aprendo a studi e ricerca successive con la comparsa del trattato “Sulla dieta” (Perì diaìtes), un testo databile nella fine del V secolo a.C., attribuito a Ippocrate ma nell’antichità già variamente attribuita, si è pensato a Erodico di Selimbria o a Diocle di Caristo, due dei più illustri dietetici dell’antichità. Il testo trattava una sorta di medicina preventiva basata sulla dieta e ginnastica, ma oltre a questo attribuiva al sogno la capacità di annunciare sintomi o un disordine organico in atto non ancora sfociato in malattia. L’autore elaborò una vera e propria onirocritica medica volta a identificare gli impulsi fisiologici che producono le fantasie oniriche, senza escludere comunque che il sogno potesse essere anche un’esperienza divina e che gli dèi stessi, o presenze sovrannaturali, potessero intervenire sul malato sia fornendo diagnosi sia curandolo direttamente. Non si può dunque contrapporre in maniera netta una separazione nel pensiero antico tra la medicina laica scientifica, come la intendiamo oggi, da quella tradizionale, seppur denunciando l’errore degli interpreti nel voler interpretare dei sogni “organici” come sogni profetici o di origine soprannaturale, invadendo così il campo della medicina, ma al tempo stesso nel non estendere origini organiche ai sogni dell’anima o divini (thèia) di carattere premonitorio. Accanto a queste due visioni, accenniamo solo brevemente qui che tra i medici greci ne compariva una terza, che possiamo definire “psicosomatica” (sogni che Artemidoro definiva enypnia)2, cioè sogni che non possiedono n’è valore profetico n’è diagnostico ma che attestano le occupazioni o preoccupazioni della mente, sogni rivestiti dai residui notturni della giornata prodotti da paure, angosce o desideri diremmo noi oggi.

Quando Freud scrisse L’interpretazione dei sogni era ancora diffusa l’ipotesi, se vista nell’ottica di una cultura onirica antica o tradizionale del tutto erronea e riduttiva, che i sogni derivassero solo da cause fisiologiche, da una malattia, da un disordine alimentare o uno stimolo degli organi interni, così come i sostenitori della teoria somaticista pensavano allora, oppure che il sogno dovesse essere prodotto o appartenere al solo sognatore. Alcune società tradizionali interpretavano la realtà in base ai sogni e non viceversa. Uno sciamano Mohave, quando la sua popolazione venne in contatto con le armi da fuoco, sognò di aver assistito alla creazione di queste armi e in quel sogno anche come curarne le ferite. Lo spazio-tempo del sogno e della visione travalica il tempo ordinario, e dunque il risalire alle origini di un qualcosa che appare per la prima volta oggi davanti ai nostri occhi, o all’interno di una cultura, consente allo sciamano di riattualizzare un momento mitico, risalire al momento della sua creazione, qui il sogno getta il fondamento di una nuova realtà e racconta la sua metastoria. 

Ecco che nelle società antiche il rapporto tra sogno e malattia segue tre possibilità in generale: il sogno che annuncia una malattia (sogno premonitore, diagnostico, di carattere mantico); il sogno che cura o apporta guarigione (iatromantico o terapeutico); il sogno che produce una malattia (sogno patogenetico). Ora ci concentreremo sul comprendere il nesso di causalità tra sogno e l’insorgere di una malattia, dunque non tanto il sogno che preannuncia una malattia o già in essere nella fisiologia del sognatore, ma sogni che causano una malattia o meglio, che possono causare una malattia. Chiaramente tra i due aspetti occorre indagare sul tema della proiezione nel sogno di nostre paure legate alla malattia e alla morte, e dunque la sorgente è endogena, o su quanto invece il sogno anticipi o contestualmente annunci la presenza esogena di intrusioni psichiche, energetiche o spirituali a danno del sognatore. Nel mezzo o congiuntamente sono valide entrambe le ipotesi, dal momento che una può alimentare l’altra e viceversa, ma seppur ci stiamo inoltrando in un terreno instabile dai contorni per sua natura confusi e mutevoli, come sappiamo essere l’esperienza onirica, occorre cercare di riconoscere se siamo in balia di sogni sintomatici, patognomonici o autoscopici oppure in effetti riscontriamo un nesso causale tra sogno e malattia al punto da poter legittimamente parlare di sogni patogenetici, ovvero sogni che producono o causano una malattia.

 

Sogni patogenetici

Qualsiasi sogno che causa una malattia è un sogno patogenetico. Il problema o meglio la difficoltà che si riscontra, sia nell’esperienza individuale che nello studio delle principali filosofie o tradizioni di popoli di sognatori, è la ricerca del nesso causale tra il sogno e l’insorgere della malattia conseguente ed anche la certezza che la malattia sia stata provocata solo ed esclusivamente da una presenza intrusiva (uno spirito confuso, un defunto, un predatore psichico o altro) ricevuta in sogno e non da altro.

Altro aspetto non irrilevante che ne deriva quando cerchiamo di fare la cosiddetta “prova di realtà”, ovvero confrontare il messaggio del sogno con la nostra realtà ordinaria che stiamo vivendo in quel momento (non solo esteriore ma anche interiore) in relazione al tema che stiamo trattando ovvero il nostro stato di salute, è il fattore tempo, ovvero il sogno potrebbe essere premonitore e preannunciare, tramite una presenza o un elemento riconosciuto o dall’effetto nefasto, l’insorgere di una malattia; potrebbe manifestarsi simultaneamente a una malattia (ad esempio, sono sano, faccio un sogno e mi sveglio malato); il sogno potrebbe succedere alla malattia, in quest’ultimo caso non si potrebbe considerare ovviamente patogenetico ma al limite sintomatico o patognomonico se rispettassimo la sequenza temporale causa-effetto. Se ci riferiamo ai sogni diagnostici, il che non esclude ma anche non significa che siano al tempo stesso patogenetici, rintracciati i marcatori onirici che fanno riferimento al corpo o all’anima e ai loro rispettivi bisogni e abbiamo sufficienti conoscenze ed esperienze per poterli interpretare correttamente, possiamo individuare dei messaggi di allarme che il nostro corpo o anima ci dà anticipatamente (se restiamo fedeli alla teoria somaticista o psicosomaticista) sull’insorgere di una possibile malattia e magari anche delle indicazioni su come poterla prevenire.

Nelle tradizioni indigene di sognatori, come per esempio tra i nativi americani gli Irochesi o i Mohave di cui parleremo tra poco, il nesso tra sogno e malattia viene riconosciuto ma non viene specificato in alcun modo e nemmeno viene specificato un meccanismo tramite il quale si possa stabilire una relazione causale tra sogno precedente e malattia susseguente. Il fatto che due fenomeni si verificano in sequenza, ovvero a un sogno segue una malattia, non implica un nesso causale tra i due, cadremmo nel ben noto errore “post hoc, ergo propter hoc”, ovvero pretendere che se un avvenimento è seguito da un altro, allora il primo deve essere la causa del secondo. Per asserire che un sogno è patogenetico occorre precisare la natura del nesso tra sogno e malattia e di seguito che la relazione tra i due sia causale. Un sogno patogenetico si può manifestare in ogni tipo di sogno, dal sogno letterale (sogno dei vermi nello stomaco) a quello simbolico (sogno un sacchetto chiuso con dentro piccoli serpenti), sogni culturali (i serpenti per alcune culture preannunciano malattie, per altre la guarigione) o sogni intrusivi (presenze fantasmatiche, defunti, predatori onirici, ecc). Occorre mantenere una visione inclusiva sulle possibilità che le sorgenti oniriche intrusive possano essere differenti ed anche agire contemporaneamente. Se un defunto in cerca di luce mi raggiunge in sogno e si impossessa del mio corpo energetico, questo potrebbe presentarsi (in sogno) del tutto camuffato, magari nelle vesti di un amico, un parente o vostra madre, come nel sogno dei Mohave riportato successivamente. Il sogno potrebbe essere interpretato erroneamente in maniera simbolica anziché letterale, errore abbastanza tipico quando sogniamo qualcosa che non ci piace, o ce ne dimentichiamo oppure lo trasponiamo su un piano simbolico. Sarebbe meglio prendere i sogni in maniera più letterale e la vita di veglia in maniera più simbolica.  Da qui la necessità, come tutti i sognatori sanno, di proteggere il proprio spazio psichico ed energetico, e per questo gli sciamani chiamano a protezione figure che svolgono la funzione di “guardiani della soglia” e che si mettono a protezione del sognatore3.

Ma cosa succede se un sognatore, ad esempio Mario, sogna che Beatrice si ammala? Ovvero Mario fa un sogno, letterale o simbolico, in cui vede o riconosce o lo interpreta come sogno premonitore di una malattia di Beatrice (analoghe considerazioni possono valere se noi stessi abbiamo sogni intrusivi o di malattie su noi stessi). Primo problema: come citato prima, fattore tempo. Il momento del sogno precede, è contemporaneo o succede alla malattia di Beatrice? Inoltre, Mario e Beatrice si conoscono? Quest’ultima domanda può essere opportuna, qualora Mario conosca e riconosca il potere divinatorio dei sogni, abbia interpretato correttamente il suo sogno (facendo l’esempio più semplice, sogna letteralmente Beatrice malata o che fa un incidente) e conosca qualcuna di nome Beatrice (o, attenzione, anche qualcuna che le somiglia). Se Mario, ad esempio, fa un sogno letterale, come accennato prima, in cui vede vermi nello stomaco di Beatrice e conosce Beatrice, può informarsi se per caso si è ammalata di gastroenterite (se interpreta il sogno in quel modo). Se effettivamente Beatrice soffre di quel disturbo contemporaneamente al momento del sogno oppure non soffre ora ma è possibile, riconosciuto il potere mantico di quel sogno, che possa soffrirne un domani oppure ne ha sofferto un mese fa ma ora ne è uscita, ecco che ci troviamo davanti diverse ipotesi da sviscerare.

Se restiamo fedeli alla sequenza causa-effetto che si sviluppa in un tempo lineare, l’ultima ipotesi ci farebbe escludere l’idea che Mario abbia prodotto un sogno patogenetico ai danni di Beatrice (consciamente o inconsciamente, qui non poniamo questo distinguo non trattando l’aspetto psicologico del problema, dato che ai fini dell’effetto prodotto sarebbe comunque irrilevante), dato che il sogno di Mario è successivo alla malattia di Beatrice. Evitiamo di aprire ulteriori scenari, del resto possibili, domandandoci se fosse un sogno premonitore di una ricaduta o una recidiva di Beatrice? E se il corpo di Beatrice fosse ancora soggetto a qualche disturbo, asintomatico per Beatrice, ma ricevuto in qualche modo da Mario tramite una loro ipotetica connessione psichica? Facciamo l’ipotesi che la malattia si sia già risolta del tutto e Beatrice abbia raggiunto la sua guarigione, e dunque trattasi di una malattia che si è manifestata in passato. Quello che stiamo indagando qui è una relazione causale tra sogno e malattia, e dunque atteniamoci ad una sequenza temporale lineare: mi danno un colpo in testa, mi cresce di conseguenza un bernoccolo sulla testa.

Ma nei primi due casi, sia di un sogno che precede la malattia o anche che avviene contestualmente all’insorgere della stessa (Mario sogna la notte stessa in cui Beatrice si ammala), possiamo definire il sogno di Mario patogenetico o solo diagnostico? L’antropologo etnologo francese Lèvy-Bruhl, che ha indagato i meccanismi del pensiero primitivo, sostenne che in molti casi da lui studiati non fosse possibile precisare se il sogno antecedente un evento fosse la causa efficiente oppure solo l’annuncio profetico (presagio) di un evento successivo. Nella logica indigena, Levy-Bruhl ci dice che un sogno profetico è in un certo senso anche un sogno causale. In “La mentalità primitiva” (1922) fa l’esempio di un uomo Lengue, un gruppo etnico africano che vive nella Guinea equatoriale e nel Gabon, sogna di aver mangiato un uccello ritenuto tabù dalla sua gente e al suo risveglio, sicuro del significato del suo sogno, sospetta che suo figlio (non presente accanto a lui) si sarebbe ammalato. Ora il padre avendo violato questo tabù sa che la conseguenza è la malattia dei figli, dunque in tal caso possiamo parlare di sogno patogenetico in quanto la violazione di quel tabù (azione) provoca la comparsa della malattia nei figli (reazione), dunque vi è un nesso causale tra il sogno e l’insorgere della malattia, esplicitamente conosciuto a livello culturale tra quella etnia causato dall’infrangere un tabù. In molti altri casi è quasi impossibile verificare, dalle ricerche e studi antropologici sul tema, se un sogno antecedente fosse stato la causa oppure solo l’annuncio premonitore dell’insorgere di una malattia, ma esploriamo il tema ora da alcune ricerche sul campo fatte da antropologi nel secolo scorso presso la popolazione dei nativi americani dei Mohave.

 

Alcune testimonianze tra i Mohave

I Mohave o Mojave sono un popolo di nativi americani collocati sulle sponde del fiume Colorado, nel deserto del Mojave. Il Mojave Fort, la riserva dove abitano i Mohave, comprende parti della California, dell'Arizona e del Nevada dove condivide il terreno con i popoli Chemehuevi, Hopi e Navajo. Sono un popolo di agricoltori e credono in Mutavilya, il creatore che diede i nomi e i comandamenti al popolo Mohave, e in Mastamho, suo figlio, che diede loro il fiume Colorado e insegnò loro come coltivare. Sono anche un popolo di sognatori, e come altre tradizioni indigene di sognatori, interpretano la loro cultura in base ai sogni e non i sogni in base alla loro cultura. L’atto della creazione, se non in maniera esplicita come fanno gli aborigeni australiani, per i Mohave è avvenuto in sogno e in sogno gli sciamani mohave risalgono al momento delle origini, nel tempo mitico, ove tutto, malattie comprese, sono già scritte e, di conseguenza, sono accessibili anche i loro rimedi. Come nel caso del sogno dello sciamano Mohave citato prima, che si trova interrogato sul da farsi di fronte alle ferite da armi da fuoco subite dalla sua gente per la prima volta nella loro storia, sognò di aver assistito a quella parte di creazione riguardante i “prototipi primordiali” delle ferite d’armi da fuoco e della relative cure. Al ritorno dal sogno o dal viaggio sciamanico (al tempo e spazio ordinari), lo sciamano riattualizza ciò che ha vissuto al tempo delle origini, atto spesso sancito da forme rituali o cerimoniali, e ciò che è stato vissuto o esperito in illo tempore viene ora portato a beneficio del richiedente nel qui e ora. Ecco che ritroviamo qui un'altra conferma che nel sogno, così come in uno stato sciamanico di coscienza,  travalichiamo i confini spazio-temporali e accediamo a un tempo e a uno spazio mitico dove, potenzialmente e stante il permesso concesso dagli spiriti, tutte le informazioni sono disponibili. L’iniziazione per gli sciamani Mohave alla guarigione può avvenire anche tramite un sogno ricevuto direttamente nel grembo della madre, da quel sogno lo sciamano potrà acquisire la competenza nel curare certe malattie o ricevere determinate potenzialità terapeutiche. È chiara la corrispondenza nell’ambito di questa visione cosmogonica indigena, tra il momento della (propria) nascita e il momento della nascita dell’universo, anche il sogno nel grembo materno è un atto della creazione e in quel momento tutte le malattie (e rispettive cure) sono disponibili. In tal senso, questo sogno intrauterino è del tutto patogenetico in potenza, non lo è in atto perché nel tempo ordinario la sequenza causa/effetto non si è ancora palesata ma il futuro sciamano ha già aperta la porta per dire a fronte di una richiesta di aiuto: “L’ho visto, io ero già là”. Cosi come lo sciamano Mohave dunque impara a curare le ferite inferte dalle armi da fuoco mai viste prima, analogamente un altro sciamano, Ahma Humahre, alla morte del proprio bambino e del tutto ignaro di ostetricia, poco dopo ebbe sogni che lo istruirono su tutto quanto doveva sapere sulle partorienti e da li in poi divenne ostetrico. La creazione dell’universo e del mondo attraverso un sogno di una entità superiore è comune a molte culture. Per gli indù il mondo è un sogno di Brahma, per gli aborigeni australiani la creazione precede dal tempo dei sogni (dreamtime), nella cosmogonia winnebago (America del Nord) “colui che creò la Terra”, seduto nel vuoto con le gambe allungate, dormiva in un sonno senza sogni finché non si risvegliò (in sogno) e iniziò a creare gli oceani, la terra, i venti, gli alberi, le rocce e alla fine l’uomo.

Ricapitolando, nel caso dei Mohave le entità nosologiche possono essere causate dai sogni e che questi sogni “patogenetici” si rifanno a parti del mito di creazione dove sono già raccolte storie anteriori che hanno in sé sia la malattia che la rispettiva cura. Lo sciamano per riviverle (con l’intento di apprenderne la cura) accede a quelle storie rinascendo nel “tempo del sogno”, ovvero il sognare diventa l’unico strumento per mezzo del quale vede fatti e avvenimenti che sono “già accaduti” nel momento della creazione e che costituiscono il prototipo, l’archetipo se cosi si può dire, di quella malattia che ora si ripresenta nel tempo e nello spazio attuali. Tutto ciò che coinvolge la vita e la cultura del popolo Mohave si svolge nei sogni ovvero viene ispirato dai sogni, al punto che Kroeber4 definì la cultura Mohave una cultura del sogno. Ogni cosa “buona” e “cattiva” non può accadere se prima non si è sognata, e qualsiasi sogno, qualsiasi sia la sua relazione con la malattia, può essere usato a scopi diagnostici o prognostici e analogamente i sogni patogenetici vengono considerati anch’essi come sintomi della malattia e come indicatori della sua gravità. La capacità di interpretare i sogni diagnostici, profetici o patogenetici ovviamente si appoggia sullo sviluppo di una tecnica onirocritica ovvero dalla capacità di analizzare i contenuti del sogno in relazione al vissuto del sognatore e dedurne le relative conseguenze (di cui abbiamo un valido esempio tra i Greci con Artemidoro il cui trattato onirocritico, seppur inevitabilmente intriso di sogni culturalmente interpretati, resta esemplare da questo punto di vista). L’interpretazione onirocritica si basa su tre approcci: similitudine tra contenuto manifesto del sogno e stato del sognatore, il suo opposto oppure sul suo simbolismo. Tra i Mohave la relazione tra sogno e malattia procede più nella ricerca di parallelismi tra sensazioni vissute durante il sogno (o al risveglio) e i contenuti del sogno, ritenendo sogni “brutti” quelli in cui si sperimenta una sensazione spiacevole indipendentemente dal loro contenuto manifesto. Alcuni sogni, d’altra parte, vengono considerati annunciatori di malattie o di cose spiacevoli anche quando non contengano nulla o provochino nulla di “spiacevole”. Cosa sia ritenuto o percepito come spiacevole o meno è naturalmente condizionato dallo stato del sognatore e inevitabilmente dalla sua cultura di riferimento. Anche tra di noi, se qualcuno sogna di essere penetrato da un serpente e lo vive con angoscia al punto di trasformarlo in un incubo, si sveglierà tutto sudato e inorridito, altri lo possono percepire e vivere al contrario come un sogno di guarigione, tutto dipende dal nostro rapporto culturale (con tutti gli annessi simbolici e archetipici) che abbiamo con i serpenti. E’ chiaro che oltre al condizionamento culturale, una persona che sospetta di avere una certa malattia potrebbe proiettare in sogno le sue ipotetiche cause, e auto generare un sogno patogenetico. La paura crea e alimenta un sogno, il sogno aumenta la paura e si entra in un circuito vizioso dove alla fine il nostro “sogno profetico” si autorealizza (sullo stesso principio agiscono le forme pensiero). I nostri sogni creano la nostra realtà, sia che la sorgente onirica sia endogena o esogena, e noi ci facciamo soggetti agenti di quella realtà co-creandola. Se persisto a vivere nella paura di qualcosa o qualcuno, farò sogni angoscianti, mi sveglio con quella sensazione di angoscia e non potrò che attirare situazioni o esperienze angoscianti anche nella vita di veglia. Il sogno come prodotto di una autoscopia inconscia o di una autodiagnosi era già compresa dai medici greci dell'antichità che si occuparono dell’origine fisiologica o animica dei sogni, ripresa anche da Aristotele, ma anche da un punto di vista indigeno, per i Mohave (come per la moderna teoria psicoanalitica) questi sogni non sono n’è patogenetici n’è profetici ma solo sogni auto-diagnostici prodotti da una autoscopia fatta in sogno. Se questi sogni anticipano nel tempo una malattia, si potrebbe tendere a considerare (errando) questi sogni come prognostici o patogenetici.

Per i Mohave, dunque, i sogni patogenetici sono prodotti da entità che in sogno invadono la nostra psiche (defunti, spiriti, nemici) oppure da sogni che sconvolgono a tal punto il sognatore che poi si ammala, con la differenza tra le due possibilità che può essere vaga se non inesistente. Se l’anima si ammala in sogno e sconvolge gravemente il sognatore al punto da ammalarsi, questo veniva effettivamente considerato un sogno patogenetico. Come nel sogno di questa donna Mohave6 che venne turbata da un sogno al punto da diventare anoressica e cadere in uno stato di profonda depressione. Sognò che un suo parente defunto le dava da mangiare un pesce cotto e servito, e dopo aver cominciato a mangiare si accorse che la testa del pesce era quella di sua madre morta.

In questo sogno troviamo molti spunti di riflessione e insegnamenti, partendo dalla visione tipica delle culture sciamaniche che quando si dorme l’anima vaga fuori dal corpo della persona che sogna e in sogno può entrare in contatto con gli spiriti o i defunti. In tal caso, l’aspetto culturale del sogno che fa si che per i Mohave sognare i morti, specie se parenti, può causare malattie e se i defunti danno del cibo o intrattengono rapporti sessuali con il sognatore la malattia può essere particolarmente grave. Questo sogno palesa anche un probabile irretimento genealogico in sospeso tra la madre e la figlia, dove il sogno mostra un tentativo della madre (defunta) di attingere energia vitale alla figlia in cambio di nutrimento. Ricorda certe donne mediterranee (italiane comprese) che sotto o dentro quell’enorme piatto di pasta che danno ai loro piccoli si nascondono ben altre richieste. Non è forse un caso che la malattia “prodotta” da questo sogno, diremmo dalla madre defunta se dobbiamo trovare un “colpevole”, abbia a che fare con l’alimentazione. Possiamo anche ipotizzare in questo sogno un “furto dell’anima” ovvero di energia vitale che la madre defunta cerca di sottrarre alla figlia per uscire dal mondo oscuro dei defunti nel quale probabilmente si trova mascherandolo col ricatto del pesce. Ma quel cibo è “avvelenato”, la figlia al risveglio rifiuta il cibo e sviluppa l’anoressia. Ma il sogno qui palesa il suo volto, l’inganno si smaschera, Artemidoro direbbe che è un sogno diretto che non necessita di interpretazione. Non viene riportato dalle fonti se uno sciamano è stato convocato a risolvere gli effetti prodotti da questo sogno ma possiamo immaginare ciò che avrebbe potuto fare, alla luce delle nostre conoscenze sciamaniche, ovvero accompagnare l’anima della madre verso la luce liberandola dal mondo dei defunti (come psicopompo), ripulire la linea ancestrale che collega la madre alla figlia (per sciogliere eventuali irretimenti), recuperare la parte di anima della figlia sottratta dalla madre. La depressione è un effetto abbastanza comune a perdite o frammentazione dell’anima, situazione le cui cause possono essere sono molteplici7.

Casi analoghi di possessione, talvolta volontarie e malevole, vengono riportate dagli studiosi, e anche noi ne siamo venuti a conoscenza nella nostra esperienza presso alcune popolazioni indigene amazzoniche, di battaglie magico-psichiche tra sciamani più dediti alla stregoneria e al lavoro oscuro che a quello luminoso e benevolo, assoldati per difendere gli interessi dei propri clienti o i propri. In sogno, stregoni nascondono la loro identità assumendo un aspetto irriconoscibile con lo scopo di penetrare lo spazio psichico per prendere “in prestito” l’anima-ombra di un altro sciamano colpendolo o provocando una malattia. Tra le principali operazioni di estrazione delle intrusioni energetiche tra gli Shipibo in amazzonia, vi è proprio l’estrazione dei virotes, proiezioni psichiche che lo sciamano vede come piccoli vermi o serpentelli prodotte da operazioni magiche stregoniche che vengono proiettate spesso in sogno a danno del destinatario8. In taluni casi, la vittima (sciamano o persona comune) può essere anche ridotta al silenzio, ovvero al risveglio alla vittima viene impedito di salvarsi sia per non essere in grado di identificare il suo assalitore, e dunque conoscerne il nome, sia perché viene privata di ogni impulso o desiderio di salvarsi, come nel caso precedente dove il furto di anima/energia vitale prodotta dal sogno porta la sognatrice Mohave alla depressione.

Nella cultura Mohave rientrano in questa tipologia di sogni patogenetici casi di individui che impazziscono per aver sognato Mastamho nella sua ultima incarnazione di pazzo, scenario che possiamo dire presenta temi ricorrenti in ambito mistico-religioso dove il sognare una divinità, un eroe divinizzato o uno spirito possa rientrare in quello che le tradizioni di sognatori chiamano “grandi sogni”, quei sogni che ti stravolgono la vita, sogni iniziatici, trasformativi, che ti fanno svegliare con qualcosa in più (o in meno). Tralasciamo in questo contesto ma è opportuno accennarne qui, dato che vi è molta letteratura sul tema9, al rapporto tra follia e stati estatici, un confine alquanto labile che potrebbe spaventare le nostre menti moderne educate al controllo e alla vigilanza ma facilmente valicabile da una mentalità antica o indigena dove il transito tra sogno, visione, stato di veglia, trance o rêverie era comunemente accettato e socialmente supportato da forme rituali o cerimoniali. Ai nostri occhi, il comportamento degli Heyoka che ricevono in sogno la loro iniziazione a lavorare con gli spiriti del tempo atmosferico, arrivando a far ghiacciare un fiume o chiamare la pioggia nei periodi di siccità, apparirebbe del tutto folle10.

 

Conclusione

Un sogno lo si può definire patogenetico se è possibile stabilire un nesso causale, letterale o simbolico, tra sogno e malattia. In caso contrario possiamo parlare di sogni profetici, sintomatici, patognomonici o autoscopici ma non possiamo essere certi che il sogno sia la causa di una malattia conseguente.

Il fattore tempo non è del tutto determinante, considerando che nello spazio di sogno o di trance accediamo a uno spazio/tempo del tutto svincolato dal tempo cronologico lineare vigente nello stato di veglia, stabilire un nesso causale basandosi solo sulla semplice successione temporale, ho sognato questo ieri e domani mi è successo quest’altro, può ridurre il campo di ricerca e indurre al ben noto errore “post hoc, ergo propter hoc”, ovvero pretendere che se un avvenimento è seguito da un altro, allora il primo deve essere la causa del secondo. Ciò che conta è dunque rintracciarne una relazione letterale o simbolica, considerando anche l’aspetto culturale ma non estraniandolo, tra causa ed effetto astraendosi dalla variabile tempo, ovvero considerando sia che il sogno possa essere prodromico ma anche la possibilità di sognare una malattia di un amico oggi quando l’amico si è già ammalato il mese scorso oppure che i due eventi, sogno e malattia, possano accadere simultaneamente. 

L’esempio riportato dalla cultura Mohave testimonia e conferma la visione arcaica dell’arte del sognare, il sogno come spazio di incontro con forze o entità superiori (benevole o malevole), il sogno terapeutico ma anche potenzialmente patogenetico, il sogno mitico che ci riconnette al momento della creazione, il sogno iniziatico dal quale riceviamo nuove conoscenze o poteri  ma anche, come ritroviamo nella moderna psicanalisi, il sogno come manifestazione dei bisogni nascosti e latenti dell’anima.

 

 

NOTE

  1. Vedi per approfondimenti sul tema della guarigione nei sogni nella Grecia antica l’articolo pubblicato nel presente sito di Luciano Silva, “Il mistero della guarigione nei sogni nella Grecia antica”.
  2. Artemidoro di Daldi, Il libro dei sogni, Adelphi, 1975.
  3. Vedi per approfondimenti gli articoli pubblicati nel presente sito Luciano Silva, “Suggerimenti per una buona salute sciamanica” e anche Robert Moss, “Onorare il guardiano della soglia -  danzare con il trickster”.
  4. L.Kroeber, “Handbook of the Indians of California”, 1925.
  5. George Devereux, Il sogno patogenetico nelle società non occidentali, in Il sogno e le civiltà umane, Laterza, 1966.
  6. Cit. Deveraux, pag 156.
  7. Rimandiamo per questo tema al libro di Sandra Ingerman, Il recupero dell’anima, Tecniche sciamaniche per risanare il Sè frammentato, Edizioni Crisalide, 2001.
  8. Vedi articolo pubblicato sul presente sito di Luciano Silva, La guarigione nello sciamanesimo amazzonico: la malattia e la sua guarigione presso gli Shipibos.
  9. Vedi ad esempio Roger Bastide, Sogno, Trance e Follia, Jaca Book, 1976; nel mondo greco Giulio Guidorizzi, Ai confini dell’anima – i Greci e la follia”, Raffaello Cortina Editore, 2010; Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell’estasi, Edizioni Mediterranee, 1985; Georges Lapassade, Dallo sciamano al raver – Saggio sulla transe, Urra Edizioni, 1997.
  10. Vedi gli articoli pubblicati sul presente sito Wambli Sina Win, In onore dell'Heyoka I buffoni sacri Lakota, sciamani del tempo atmosferico, al servizio dei Thunderbeings oppure John Fire Lame Deer, I Thanderbirds e i Sacri Clown nella Via di Medicina Lakota

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(25/05/2024 - 26/05/2024)

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Sognare con Palulukon – l’arte del sognare tra gli Hopi per chiamare la pioggia - di Luciano Silva

Sognare con Palulukon – l’arte del sognare tra gli Hopi per chiamare la pioggia - di Luciano Silva

L'importanza dei sogni tra gli Hopi, l'incontro con lo Spirito dell'Acqua e la Danza del Serpente

(03/05/2024)

La visione in sogno del "Sole di Mezzanotte" nel sufismo iraniano - di Luciano Silva

La visione in sogno del "Sole di Mezzanotte" nel sufismo iraniano - di Luciano Silva

Gli stati tra sonno e veglia come luogo di risveglio e iniziazione nella mistica sufi.

(29/04/2024)

Il Tempo del Sogno degli aborigeni australiani - di Luciano Silva

Il Tempo del Sogno degli aborigeni australiani - di Luciano Silva

Spunti e riflessioni da “”The Dreaming” di W.E.H.Stanner

(08/04/2024)

Gli Spiriti della Natura - Viaggi sciamanici nel Mondo di Mezzo Vol1. - di Luciano Silva

Gli Spiriti della Natura - Viaggi sciamanici nel Mondo di Mezzo Vol1. - di Luciano Silva

Gli Spiriti della Natura - Viaggi sciamanici nel Mondo di Mezzo. Volume 1.

Il nuovo libro di Luciano Silva disponibile in libreria e online - Edizioni Crisalide. 

Costellazioni Familiari Sciamaniche - Storie dai giardini della preesistenza. di Luciano Silva

Costellazioni Familiari Sciamaniche - Storie dai giardini della preesistenza. di Luciano Silva

In questo spazio si respira un'aria diversa, risplende un'altra luce, regna un amore incondizionato e compassionevole in grado di accogliere tutto e tutti. In esso ci si apre a un nuovo futuro, a un altro futuro. In esso, riprendiamo a vivere la nostra Grande Storia.

Edizioni Crisalide 2016.

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