Gli Iatromanti, antichi ”sciamani” greci, e la camera di incubazione – di Luciano Silva
Il potere terapeutico dei sogni
02/09/2026

Nell’antica Grecia troviamo figure che possedevano capacità che oggi potremmo definire tranquillamente “sciamaniche”, come la guarigione, il viaggio fuori dal corpo fisico con il corpo sottile, anche a grandi distanze, la divinazione. Venivano chiamati iatromanti, parola che unisce il termine Iatros (medico) alla mantica ovvero la capacità di vedere oltre il tempo ordinario, nel futuro o nel passato, di fare vaticini e interpretare segni e presagi, ma anche, applicata alla pratica medica (iatromanzia), la diagnosi e la prognosi delle malattie.
E’ probabile che lo sciamanesimo di origine euro-asiatica sia entrato in contatto con gli antichi greci dalle colonie sul Mar Nero, attorno al VII secolo a.C., e da li verso l’Asia Minore e in Dacia-Tracia fondendosi con i culti matriarcali del mediterraneo. Forse dalle terre dell’odierna Turchia lo sciamanesimo entrò in contatto con la tradizione orfica influenzando le filosofie e le pratiche di Parmenide, Eraclito e lo stesso Pitagora (considerato dai suoi discepoli un “Apollo Iperboreo”).
L’aspetto che qui vogliamo approfondire è il rituale di incubazione che quasi tutte queste figure di iatromanti praticavano nell’antichità, ovvero l’accompagnamento di un paziente, se bisognoso di guarigione, o di un iniziato se trattavasi di prove di iniziazione, all’interno di cavità o camere sotterranee, poi divenute vere e proprie stanze poste all’interno di strutture templari costruite in luoghi sacri, dove in sogno si aprivano degli spazi di incontro con spiriti e divinità dal potere terapeutico o in grado di trasmettere conoscenze o consigli.
La partica incubatoria era conosciuta anche dagli antichi Egizi e dai Sumeri dove sacerdoti o figure particolarmente legate al culto passavano la notte nei templi o in luoghi sotterranei in attesa di entrare in contatto in sogno con il divino. Dalle testimonianze giunte sino a noi, seppur talvolta in forma frammentaria, scopriamo che figure come Abaris, Epimenide, Ermotimo, Zalmoxis, Empedocle e lo stesso Pitagora avessero doti di veggenza, capacità di entrare in stati estatici e poteri taumaturgici, caratteristiche che ricordano appunto gli sciamani quando viaggiano nell’invisibile, talvolta posseduti da uno spirito o in tal caso da un “dio”, per conoscere la verità delle cose, cosa si nasconde dietro a una malattia o a un fenomeno per sostenerlo e propiziarlo o, al contrario, per convertirlo o esorcizzarlo.
Lo studioso Giorgio Colli, nel volume 2 della sua “Sapienza Greca”, ci racconta di Ferecide di Siro che, come Epimenide, presentava capacità divinatorie e Aristotele stesso gli attribuiva miracolose pratiche di magia, qualità ricorrente nello sciamanesimo iperboreo. Pitagora pare sia stato suo discepolo. Più famoso di Ermotimo di Clazomene, capace di compiere quelli che oggi chiameremmo “viaggi astrali” e, a detta di Diogene Laerzio, alcuni lo identificavano come una incarnazione precedente di Pitagora, fu Epimenide di Creta (650 a.C circa).
Per il tema specifico che stiamo trattando, quello dell’incubazione, è interessante rilevare che Epimenide praticava un culto di Giove sotterraneo e restò per un lungo periodo isolato in una grotta sul monte Ida dalla quale uscì con poteri miracolosi, evocava spiriti, cadeva in trance pronunciando “cose divine”, Cicerone lo pose tra i profeti ispirati da Dio (quelli che i greci chiamavano éntheoi mánteis). Se da un lato troviamo una relazione, talvolta genealogica, tra divinità o eroi divinizzati o gli stessi iatromanti con Apollo, divinità solare possessore, oltre ad altre cose, dell’arte della medicina e della divinazione, al tempo stesso sono figure ctonie che conoscono un aspetto di Apollo sotterraneo, oscuro, notturno. L’entrata nella cavità della terra, nella notte dell’anima, nell’inconscio diremmo nell’accezione psicologica, sprofondando nel sonno e nel sogno rivelatore e trasformatore nelle grotte o camere di incubazione, nell’abaton o adyton ovvero le stanze adibite all’incubazione, lett. luogo separato, inaccessibile, chiamate anche enkoimeterion (da enkoimēsis, "dormire nel tempio"), presuppone una “discesa agli inferi”.
Da qui ritroviamo una similitudine tra i rituali di incubazione e quelli iniziatici. Ritirarsi nelle grotte o nelle camere di incubazione equivale a una discesa nel mondo sotterraneo, nel buio della notte, un’”opera al nero” alchemica, prima fase del rito iniziatico. Per gli antichi, in molte tradizioni il sonno viene definito (e vissuto) come una piccola morte, il corpo si paralizza e l’anima si libera vagando per altre dimensioni e mondi raccontando i suoi viaggi nei sogni. Così come Zalmoxis e Pitagora si ritirarono in antri sotterranei accompagnati dalle loro guide spirituali per poi uscirne con particolari poteri o più saggi, anche Asklepio portava il suo tocco risanatore nei sogni notturni agli incubanti per poi, al mattino, al canto del gallo, vederli al risveglio guariti. Alla katabasis, la discesa nel buio della notte, della coscienza, nel sottosuolo, segue la anabasis, la risalita verso la luce, la rinascita.
Come Asklepio ad Epidauro, Pergamo, Kos e in molti altri santuari che si diffusero in tutta la Grecia e in Asia Minore, dal V sec a.C fino all’avvento del cristianesimo, analogamente Anfiarao a Oropo aveva il suo luogo sacro dove si praticava l’incubazione, Trofonio a Lebadea, cittadina a nord di Atene sulla strada per Delfi, aveva la sua caverna dove si doveva entrare nudi portando focacce con miele come offerta ai serpenti (analogamente a quanto richiesto negli asklepieion), animale simbolo della medicina della o dalla Terra.
Gli iatromanti di Elea (Velia) erano definiti pholarchoì, “custodi della caverna sacra”. Lo storico inglese Peter Kinglsey ha evidenziato come ci fossero una stretta relazione nella tradizione sapienziale della Magna Grecia in Empedocle, Pitagora e Parmenide, in particolare appunto nella scuola eleatica, un nucleo determinante di pratiche terapeutiche e conoscenze iniziatiche basate sul rito incubatorio. Una sorta di sciamani dell’antichità, chiamati anche Ouliadi, cioè figli di Apollo guaritore (oulios significa sanatore, salvatore o guaritore) di cui Asklepio (figlio di Apollo e di Coronide) e gli iatromanti di Elea furono abili testimoni che in uno stato di estasi o in sogno non solo portavano guarigione ai malati ma erano capaci di profetizzare. Anche a Velia infatti si sviluppò il culto di Asklepio (Esculapio per i romani) e divenne un centro importante per la cura di svariate malattie.
Il sonno sacro e il sogno come spazio di incubazione di poteri taumaturgici ma anche di iniziazione a saperi e conoscenze. L’incontro con le divinità avveniva soprattutto, e avviene ancor oggi, come ci racconta anche Elio Aristide nei suoi “Discorsi Sacri” scritti durante il suo lungo soggiorno presso l’asklepieion di Pergamo in Turchia, nello spazio del dormiveglia, lo spazio preferito dagli spiriti e dagli dei per incontrare gli umani bisognosi di guarigione, guida e conoscenza.
A Pergamo, teatro dei numerosi guarigioni “miracolose” nell’antichità, la sorgente sacra scorre ancora…

Note
- Per un approfondimento sul rituale di incubazione negli Asklepieion vedi l’articolo pubblicato nel presente sito: “Il mistero della guarigione nei sogni nella Grecia antica - L'arte del sognare negli antichi greci e l'incubazione dei sogni di guarigione” di Luciano Silva
- Per altri articoli sull’arte del sognare, vedi qui.
- Per corsi esperienziali di formazione su “L’arte del sognare sciamanico” vedi qui.
Foto credit: Luciano Silva
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