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Articoli ed interviste > Gli sciamani “vegetalisti” della foresta Amazzonica peruviana - di Luciano Silva

Appunti ed esperienze di viaggio tra gli sciamani shipibos e mestizos


Il presente contributo, ed altri pubblicati su questo sito sull’argomento, nascono da uno studio condotto dalla nostra Associazione sullo sciamanesimo amazzonico successivamente ampliato ed arricchito da una serie di esperienze vissute a diretto contatto con alcuni sciamani shipibos e mestizos nella foresta amazzonica peruviana.

Testo e Foto: Luciano Silva


Il Perù ha circa il 54% del suo territorio coperto dall’area Amazzonica. Quest’area è localizzata nel più grande e vasto bacino amazzonico superiore che comprende tutta la rete di fiumi che dalla foresta tropicale ad est delle Ande confluisce nel Rio delle Amazzoni fino alla foce del Rio Madeira. Si distinguono due aree da un punto di vista climatico molto differenti: quella tra la foresta e le Ande, situata a quote che vanno dai 400 ai 1000 metri, con pesanti pioggie e temperature che subiscono una grande escursione tra il giorno e la notte e la foresta tropicale nel bacino amazzonico, situata tra gli 80 ed i 400 metri sul livello del mare con temperature molto alte (dai 24 ai 40°C), un alta umidità e violenti pioggie. I dipartimenti di Loreto, San Martìn, Ucayali e Madre de Dios giacciono nel bacino amazzonico, mentre una decina di altri dipartimenti fanno parte dei territori comunque coperti dalla foresta tropicale.

 

In queste zone vivono ancora numerose tribù indiane autoctone appartenenti a varie famiglie linguistiche. Gli Shipibo-Conibo formano uno dei gruppi indigeni appartenenti alla famiglia linguistica pano . Si considera che gli abitanti attorno al fiume sotto Pucallpa siano Shipibo, quelli al di sopra Conibo, anche se le due comunità si sono ormai mescolate tra loro. Questo gruppo conta oggi circa 35.000 persone ripartite in un centinaio di comunità native. Le comunità Shipibo sono perlopiù dislocate lungo il Rio Ucayali e nei laghi limitrofi. Il Rio Ucayali si collega con il Rio Marañon per formare il Rio delle Amazzoni, il più lungo ed ampio fiume al mondo. Il Rio delle Amazzoni scorre a nord di Iquitos per poi, dopo un lungo viaggio, sfociare nell’Oceano Atlantico.

La maggior parte degli shipibo vivono di artigianato, caccia, pesca ed in alcune zone di agricoltura ed allevamento. I villaggi, perlopiù composti da capanne in legno col tetto fatto con i rami e le foglie della palma, sono del tutto privi di elettricità ed utilizzano l’acqua di alcune sorgenti o direttamente quella del fiume. Nonostante gli oltre trecento anni passati a contatto con gli europei ed i peruviani e la conversione forzata di molti shipibo al cristianesimo ad opera dei missionari (operanti ancora in zona) negli anni ‘50 e ’60, gli shipibo hanno mantenuto una loro forte identità tribale ed una visione strutturata in una serie di pratiche e rituali sciamanici ancora intatta.

 

Nonostante l’attuale atteggiamento pacifico e cortese, in passato gli Shipibos erano un popolo guerriero. Conformemente a quanto ci riporta Michael Harner nel suo saggio "Common Themes in South American Indian Yagé Experiences”, gli shipibo da noi conosciuti ci hanno raccontato diverse storie di battaglie e scontri tribali, scontri nei quali gli sciamani spesso prendevano parte utilizzando le loro arti magiche ed i loro poteri per combattere i nemici. Grandi maestri delle piante enteogene ed in particolare dell’ayahuasca, gli sciamani shipibo erano in grado di trasformarsi in animali, di lanciare i loro demoni verso i nemici, di imprigionare la loro anima con lo scopo di sconfiggerli. La decapitazione e l’utilizzo del teschio dei nemici uccisi erano pratiche consuete fino a metà del XX secolo. Oggi gli shipibo, “sotterrata l’ascia di guerra”, vivono soprattutto sfruttando le loro arti di abili ceramisti, pittori e, soprattutto le donne, abili ricamatrici di tessuti colorati dove spesso vengono riprodotti i fantastici disegni geometrici provenienti dal mondo visionario visto sotto l’effetto della più potente delle piante maestre, l’ayahuasca.

 

Le immagini geometriche entottiche e cosmologiche riportate dalla comune esperienza visionaria vengono riprodotte su abiti e tessuti che vengono o dipinti con colori vegetali oppure bordati a mano con fili colorati. Spesso una tovaglia od un abito viene prodotto a più mani ma il frutto di questo “collage” è del tutto invisibile, il risultato finale sembra alla fine prodotto dal medesimo artista. Donne Shipibo si trovano spesso al mercato di Iquitos a vendere i loro prodotti artigianali, in Plaza de Armas nel centro città oppure al Mercato Artesanal in San Juan, vicino all’aeroporto.

 

Al mercato di Belèn, vicino al centro di Iquitos, le popolazioni indigene si ritrovano tutte le mattine, magari dopo aver fatto chilometri a piedi per uscire dalla foresta, per portare i loro prodotti in vendita esposti su improvvisate bancarelle. La vicinanza di queste popolazioni alla città di Iquitos o di Pucallpa, per una necessità di sostentamento, ed il conseguente contatto con i turisti o comunque con la vita urbana si spera non possano alterare la loro genuinità e soprattutto il loro antico sapere trasmessogli dalle Piante Maestro e dagli Spiriti della Natura selvaggia.

 

Gli sciamani "vegetalisti" della Foresta Amazzonica

Gli sciamani che abitano la foresta amazzonica peruviana appartengono originariamente a differenti tribù indie, come gli Shipibo-Conibo abitanti lungo le rive del fiume Ucayali e dei suoi affluenti, oppure appartengono genericamente ai cosiddetti “Mestizos”, termine che contraddistinguono persone appartenenti ad una entità sociale e culturale composta da un’origine europea, perlopiù spagnola o portoghese, mescolate con etnie indigene amerinde riferenti ad uno o più gruppi etnici. Gli sciamani, il cui significato di questo termine è stato oggetto di numerose ricerche e di un considerevole dibattito nella letteratura scientifica, sono normalmente definiti come intermediari ed interlocutori privilegiati tra il mondo del soprannaturale, abitato da spiriti ed entità di varia natura, e gli uomini con lo scopo di accedere, attraverso una esperienza estatica, alle conoscenze ed al potere della guarigione concessa dagli spiriti stessi allo sciamano e, tramite lui, alla comunità alla quale appartiene. In questa definizione generale, la specificità culturale e tradizionale nel quale lo sciamano vive ed opera determina la modalità con la quale egli accede alla realtà non ordinaria e dunque a quegli stati estatici necessari per poter interloquire con gli spiriti e con le entità sovrannaturali.

Le caratteristiche principali dello sciamanesimo amazzonico, ma non solo, è l’acquisizione del potere sciamanico tramite una vocazione personale, un’investitura soprannaturale oppure viene ereditato dai propri antenati. Data la natura particolare dell’ambiente nel quale si è sviluppato, la foresta amazzonica appunto, forme di apprendistato ci dicono essere comuni dopo aver compiuto lunghi periodi di “dieta” con le piante maestre. Il termine “dietar” assume in questo contesto un significato sia di dieta vera a propria, basata sull’astinenza da determinati cibi e bevande e dai rapporti sessuali, sia di assunzione delle piante medesime nonché di apprendimento di tutti i cerimoniali e rituali sciamanici necessari per stabilire e mantenere un contatto con gli spiriti delle piante maestre e poter accedere, grazie a loro, al potere della visione e della guarigione.

 

Durante il periodo di iniziazione sotto la cura di uno sciamano esperto o maestro, l’apprendista si sottopone ad un periodo di isolamento durante il quale deve seguire questa “dieta”. Gli viene somministrata una infusione di tabacco, che provoca normalmente vomito, con lo scopo di entrare in comunione con gli spiriti che gli suggeriscono o gli mostrano le loro conoscenze. Tramite questo apprendistato, l’apprendista sciamano acquisisce il piai, il potere di controllare gli spiriti, di curare la malattia praticando l’estrazione delle intrusioni energetiche (spesso visti come dardi o frecce conficcate nel corpo energetico del paziente), di predire il futuro, controllare o prevedere gli eventi atmosferici, favorire una buona caccia, preservare le cerimonie religiose, i canti e le danze. L’enfasi delle attività degli sciamani amazzonici è quasi sempre posta sulla guarigione, sia del corpo che dell’anima. Quest’enfasi si riscontra sia tra gli sciamani mestizos sia tra gli sciamani appartenenti alle tribù indigene. Circa i Shipibo-Conibo scrive Angelica Gebhart Sayer (in “Aesthetic therapy_ The Ayahuasca Visionary designs of the Shipibo-Conibo, 1986): “Come risultato della acculturazione forzata, l’attività sciamanica degli indiani Shipibo-Conibo è stata deprivata della maggior parte delle sue funzioni pubbliche riducendosi a sessioni terapeutiche nelle quali l’ayahuasca serve come fonte di ispirazione e come strumento diagnostico”.

 

Caratteristica di quest’area, dominata da una natura selvaggia e prorompente, è l’utilizzo da parte degli sciamani delle piante ed in particolare delle piante cosiddette “maestre”, utilizzate ampiamente in tutta la foresta Amazzonica come strumento per accedere ad uno stato non ordinario di coscienza e da qui aprirsi alla visione degli spiriti (ndr. preferiamo definire gli stati di coscienza ai quali accede lo sciamano come “non ordinari” rispetto al più diffuso appellativo di “alterati”, essendo questo termine alquanto ambiguo e soggetto a numerosi fraintendimenti). Tale specificità fa si che qui gli sciamani vengono chiamati spesso vegetalistas, in quanto persone esperte di piante, ed in particolare di piante “maestre” o di potere, ed in grado di connettersi con lo spirito di queste piante ed apprendere il potere delle piante stesse (ndr. termine da non confondere con la generica qualifica di erborista intesa come conoscitore di piante medicinali la cui conoscenza non deriva direttamente dagli spiriti della natura ma da un apprendistato conseguito secondo modalità ordinarie; in tal senso un vegetalista è anche un erborista, un erborista non può essere chiamato vegetalista). Ciascun vengetalista poi può essere specializzato nell’utilizzo di determinate piante di potere dalle quali spesso prende il nome (es: toero o toesero colui che usa la toè – Brugmansia suaveolens, o Datura, una potente pianta enteogenica che talvolta viene aggiunta alla mistura di Ayahuasca; sanpedrista ovvero colui che prepara e tiene la cerimonia con il cactus S.Pedro – Trichocereus pachanoi, un cactus allucinogeno contenente messalina; ayahuasquero colui che utilizza l’ayahuasca; catahuero specializzato nella preparazione della Catahua – Hura crepitans, una pianta usata come purgante e talvolta aggiunta anch’essa alla preparazione dell’Ayahusca, ecc…).

 

Naturalmente ci sono vegetalistas in grado di utilizzare e comunicare con diverse piante come i paleros, coloro che lavorano con la corteccia o le radici di differenti piante maestre che vengono assunte singolarmente o come ulteriore ingredienti dell’ayahuasca. Con le varie parti della pianta, secondo dove più si concentrano i principi attivi medicinali, vengono preparati infusioni e decotti, creme ed unguenti, oli essenziali o colonie, e tutti questi preparati vengono utilizzati sia a scopo terapeutico ma anche come veicoli di accesso al potere delle piante attraverso rituali specifici di purificazione spirituale. Tra le piante più utilizzate in questi rituali ai quali abbiamo partecipato da parte degli Shipibo ci sono il Remo Caspi (Pithecellobium laetum), Chullachaqui Caspi (Tovomita sp.), Chuchuhuasi (Maytenus ebenifolia), Cumaceba negra (Swartzia sp.) e molte altre. La incredibile varietà di specie vegetali che si trova nella foresta amazzonica mette a loro disposizione una enorme “farmacia vegetale” con la quale possono risolvere qualsiasi tipo di infermità o di disturbo. Gli sciamani vegetalisti lavorano con centinaia di piante maestre utilizzandole ciascuna per scopi specifici (ndr. non tutte le piante sono enteogene ovvero contengono componenti psicoattivi ed ingerite a scopo di ottenere la visione, molte vengono utilizzate come un normale trattamento fitoterapico ad uso interno od esterno per risolvere vari tipi di disturbi).

 

Uno sciamano vegetalista viene appellato in spagnolo anche con i nomi di maestro, medico, doctor (dottore), abuelito (nonnino, o caro nonno, inteso anche come uomo di grande saggezza) o banco. Col termine banco, che qui ha un significato completamente differente rispetto alla medesima terminologia utilizzata in altri contesti (es: vedi i nostri contributi sullo spiritismo venezuelano pubblicati su questo sito), si intende riferirsi agli sciamani maestros de todo (maestri di tutto), il più alto rango tra gli sciamani vegentalistas, dotati di svariati poteri dalla bilocazione, alla fuoriuscita dal corpo totale per viaggiare in altri mondi, al cambiare forma o trasformarsi in un animale. Per diventare banco occorre sottoporsi a lunghi anni di isolamento nella giungla, una dieta ferrea, astinenza sessuale ed un utilizzo intensivo delle piante maestre. Nello sciamanesimo sud americano si incontrano spesso, e così anche in Perù, i termini di brujo (stregone) ed hechicero (sinonimo di brujo), ed a seconda del contesto e della tradizione ci si riferisce ad essi come a coloro che usano gli strumenti magici per nuocere anziché per sanare.

Talvolta si diventa sciamano vegetalista dopo essersi curato da una malattia o da un disturbo con le piante stesse, ritenuto spesso inguaribile dalla medicina ufficiale, ed aver così avuto accesso al potere di guarigione delle piante e poterlo così trasmettere agli altri. Questo non significa che il motivo principale che spinge questi sciamani a diventare vegetalisti sia la guarigione, l’ingestione di piante maestre procede di solito da un intento mosso dalla volontà di comprensione e dalla ricerca della consapevolezza individuale prima che da una vocazione umanitaria. La guarigione pare essere più una conseguenza del processo di apprendimento personale maturato attraverso il contatto con gli spiriti della natura abitanti le piante maestre dalle quali lo sciamano vede e impara ogni cosa.

 

Riferimenti bibliografici sul vegetalismo amazzonico

- Duke, J. A., Vasquez, R., Amazonian Ethnobotanical Dictionary, CRC Press, 1994

- Luna, L.E. Journal of Ethnopharmacology, 11 (1984) 135-156; Luna, L.E. Vegetalismo. Shamanism among the Mestizo Population of the Peruvian Amazon, Acta Universitatis Stockholmiensis, Stockholm Studies in Comparative Religion 27, Stockholm 1986

- Luna, L.E. and Amaringo P. Ayahuasca Visions, The Religious Iconography of a Peruvian Shaman, Berkeley 1999; Luna, L.E. and White, S. (Editors) Ayahuasca Reader – Encounters with the Amazon’s Sacred Wine, Synergetic Press, Santa Fe 2000

- Gentry A Field Guide to the families and Genera of Woody Plants of Northwest South America, 1993

- Brack Egg Dicionario Enciclopédico de Plantas Utiles del Perù, 1999; Mejia, K. & Rengifo, E. Plantas Medicinales de Uso Popular en la Amazonia Peruana, 1995.

 

Ringraziamenti

Si ringrazia per la collaborazione il Centro di Medicina Tradizionale Ashi Meraya e gli sciamani Don Alfredo, Doña Claudia e Don Umberto che ci hanno ospitato ed assistito durante il ritiro. Si ringrazia Francesco Sammarco del Mundo Magico per la gentile concessione.


El Mundo Magico

Centro di Medicina Tradizionale Ashi Meraya

Amazzonia Peruviana

Website: www.elmundomagico.org

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