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Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità

Drug Free Shamanism - di Jim PathFinder Ewing

Traduzione in italiano a cura di: Luciano Silva

27/02/2011

L’articolo nell’edizione originale inglese è stato pubblicato sull’autorevole rivista americana di sciamanesimo “Sacred Hoop” (Issue n.68-2010). Ringraziamo Nick Wood, editore della rivista Sacred Hoop (www.sacredhoop.org) per la gentile autorizzazione concessaci.

Sempre più riceviamo emails di persone che eguagliano l’assunzione di piante psicotrope con lo sciamanesimo. Molte persone associano lo sciamanesimo con l’utilizzo di queste droghe psicotrope, e credo che questa sia una tendenza che coloro che operano nella comunità o nei circoli sciamanici debbano contrastare, o almeno educare, con lo scopo di prevenire potenziali pericoli indesiderati. La razionalizzazione della “ricerca della visione” indotte dall’utilizzo di droghe può essere stata provocata da un fraintendimento degli insegnamenti di Don Juan Matus nei libri di Carlos Castaneda.

Nei libri, Don Juan fece prendere a Castaneda un allucinogeno (n.d.t. trattasi del peyote, un cactus mescalinico presente nella sierra e nelle regioni desertiche del Messico) perché Castaneda era così ostinatamente insensibile alla realtà non ordinaria attorno a lui, che estremo rimedio fu spostare forzatamente la percezione di Castaneda. Ma dopo questo iniziale esperienza indotta dalla droga, Castaneda ebbe accesso regolarmente alla realtà non ordinaria senza l’utilizzo di droghe.

Sebbene sia attrattivo alla nostra cultura basata sulla gratificazione istantanea, la verità è che uno non può meramente prendere una droga per trasformarsi in uno sciamano e non occorre nessuna droga di alcun tipo per raggiungere uno stato sciamanico di coscienza.

Lo stato sciamanico è naturale come sognare e tutta la chimica che ci serve è già dentro il nostro corpo. In verità, farmaci introdotti artificialmente possono solo interferire, o bloccando l’accesso alla sensibilità necessaria per percepire in modo sciamanico, o nel caso di potenti piante psicotrope, “soffiando via le porte” alla persona che le assume, facendole perdere l’abilità di discernere tra la realtà dalla non realtà.

Persone vengono da me dopo aver avuto esperienze con sciamani di Centro o Sud America, sciamani che utilizzano piante psicotrope nei loro rituali. Molte persone con le quali lavoro hanno perso l’abilità di discernimento, situazione che accade o come risultato di aver preso parte a questi rituali senza una corretta guida, oppure per non esseri preparati adeguatamente per mantenere l’equilibrio. Bisogna fare una grande attenzione qui, negli anni recenti l’assunzione di ayahuasca è diventata popolare tra diversi gruppi sociali, specie tra i più giovani, che credono che si possono magicamente trasformarsi in sciamani semplicemente prendendo una droga.

Come praticante lo sciamanesimo da diversi anni, posso attestare che l’utilizzo avventizio di piante psicotrope o di sostanze psicotrope è inappropriato e pericoloso, specialmente se prese in un contesto totalmente al di fuori da un apprendistato tradizionale con un maestro o un insegnante di sciamanesimo. Questo perché non solo manca il contesto tradizionale equilibrato, bilanciato e ben radicato di un rituale, che viene da uno stile di vita, ma anche perché spesso le piante vengono prese al di fuori del loro contesto naturale e nativo; di conseguenza, le persone che le assumono al di fuori dell’area ove crescono possono non avere alcuna affinità con esse o alcuna relazione con esse. L’abuso di piante psicotrope è tipico modo di pensare “occidentale”, come se si stesse prendendo una pillola di vitamina C piuttosto che mangiando un’arancia: lo sciamanesimo non si può apprendere semplicemente prendendo una droga come fosse una vitamina.

Con le vitamine, noi oggi conosciamo che il loro contesto, il cibo che le contengono, è importante per il modo con cui le vitamine lavorano, e che isolare solo i componenti attivi è sbagliato. Questo contesto è esattamente lo stesso con l’utilizzo di piante psicotrope.

Per esempio, nella Native American Church, dove il peyote è preso come un sacramento, il contesto nel quale la pianta è assunta nega totalmente la sua considerazione come droga di per sé. Esso diventa invece uno sviluppo della vitalità spirituale e trasforma le preghiere cerimoniali in un atto di onore alla Terra e a tutti gli esseri.  Il Peyote in questo caso è un essere spirituale che unisce i presenti nella cerimonia e concede una profonda esperienza di canto e di preghiera. Senza la cerimonia di questa chiesa, i suoni, i sacerdoti e la comunità riunita – o il contesto sacro – se volete, prendere il peyote diventerebbe semplicemente l’assunzione di una droga.

Il discernimento è la prima regola dello sciamanesimo, essere in grado di discernere chi, cosa e quali cose sono attorno a voi, e come voi potete entrare all’interno della trama che si sta sviluppando davanti a voi, conoscendo esattamente dove la vostra energia – visibile e invisibile – vi sta portando. E’ un test costante. Il discernimento potrebbe essere visto come una definizione di sciamanesimo, come uno che può affrontare la realtà non-ordinaria ma non è in grado di affrontare la realtà “ordinaria” non è uno sciamano ma un pazzo.

Per rimanere radicati a terra, uno deve essere in grado di “camminare tra i mondi” con semplicità, capace di atterrare completamente e usare i cinque sensi nel mondo tridimensionale e entrare nella realtà non-ordinaria e ritornare indietro per poter veramente padroneggiare l’arte dello sciamanesimo.

L’utilizzo casuale ed estemporaneo di droghe per ottenere uno stato sciamanico può distruggere

questa abilità di mantenere il proprio discernimento e mantenere quell’equilibrio e armonia che contraddistinguono uno sciamano, sebbene possa essere recuperato ma con grande sforzo.

Come ho precedentemente detto, molti giovani vengono da me dopo aver preso droghe, pensando che questo aumenti la loro percezione, li trasformi in sciamani, ma essi hanno dovuto imparare a radicarsi e centrarsi di nuovo, solo per recuperare il normale funzionamento. Ed è un lungo e arduo processo ricostruire le fondamenta della percezione che possono essere state frantumate così facilmente dopo un cattivo utilizzo di droghe.

L’uso di piante psicotrope per ottenere uno stato sciamanico può diventare anche un impedimento che limita le proprie abilità sciamaniche – la libertà di scegliere ciò che viene dal discernimento, non affetto dagli attaccamenti del mondo materiale, in questo caso, dalla dipendenza fisica o psicologica di una droga.

Questo può essere prevenuto sviluppando il proprio potere personale e limitandosi ad esplorare quelle strade della percezione che si rendono disponibili solo nel pieno della nostra consapevolezza e libere da effetti fisici e psicologici deleteri.

 

 

 

Note

Jim PathFinder Ewing (Nvhehi Awatisgi) è l’autore di numerosi libri di sciamanesimo e di medicina energetica (www.blueskywaters.com)

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