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I semi di un nuovo decennio

Lettera di Cleargreen ai praticanti di Tensegrità

10/01/2010

28 dicembre 2009

A: I praticanti di Tensegrità

Oggetto: I semi di un nuovo decennio

Saluti gioiosi a tutti! Arriva un Anno Nuovo – e un Nuovo Decennio!


Stavamo rivedendo le lettere dell’anno scorso riguardo alle vostre intenzioni per l’Anno Nuovo ed eravamo molto colpiti dall’evoluzione che si nota in esse, vedendo quanta strada hanno fatto molti di voi nell’ultimo anno e nell’ultimo decennio – e speriamo che a questo cambio dell’anno, prima di prendervi il tempo per fissare nuovi sogni, nuovi piani, nuovi passi, vi prendiate il tempo per riconoscere a voi stessi ciò che AVETE realizzato e il fatto che preparare un progetto e condividerlo con un testimone funziona veramente! Lo vediamo nelle vostre lettere quando scrivete di come entrate in nuove relazioni, nuovi lavori, nuove città, nuovi stati d’animo in città, relazioni o lavori vissuti da lungo tempo, in nuovi sforzi creativi, nuova chiarezza. È veramente sorprendente essere testimoni di ciò che si può fare quando si mette l’attenzione su qualcosa!

Negli ultimi dieci anni, attraverso seminari e lettere, abbiamo fatto l’agguato al nostro rapporto con il potere – prima esaminando ciò per cui credevamo di valere e di non valere, sulla base di paragoni legati alla nostra cultura, sesso, colore, età, classe sociale, acconto bancario ecc. Identificando quelle aree mediante l’osservazione delle nostre vite, lignaggio familiare e cultura, abbiamo cominciato a trovare dei percorsi che aggiravano quelle credenze, facendone sparire qualcuna, mentre altre diventavano come vecchie calze consumate, con colori meno brillanti, un impatto non più così grande; ed altre credenze continuano a indugiare, vecchie amiche con le quali impariamo ad essere pazienti e con cui nel tempo impariamo a danzare diversamente, o a lasciarle libere. Attraverso tutto questo, l’enfasi si è spostata dal fare paragoni e dalle lotte di potere, al reclamare il nostro vero valore, trovato dentro di noi, dove riconosciamo noi stessi come esseri universali che abitano molte forme magnifiche. In qualità di esseri universali, riconosciamo che il vero potere è fare lo spostamento dall’essere principalmente concentrati su ciò che LORO possono fare per cambiare le cose a quello che IO posso fare. Come disse don Juan Matus a Carlos Castaneda: nessuno fa nulla a nessuno, e tanto meno a un guerriero, un essere su una via che ha un cuore. Riconoscere questo fatto, diceva Carlos Castaneda, è il primo passo verso l’amore e la leadership.

Quindi ora, come corpo di praticanti, siamo pronti a spostarci dall’enfasi sui MIEI obbiettivi, i MIEI sogni, per entrare nella prospettiva più ampia della leadership: come posso aiutare ad essere una luce per me, i miei cari, le famiglie, culture, comunità, i campi in cui vivo, lavoro e creo? Come posso fare la mia parte per aiutare la consapevolezza in evoluzione degli umani a muoversi verso un tempo nuovo, un tempo che può essere descritto, come disse Buckminster Fuller, come lo spostamento dal “me O te” al “me E te”, lo spostamento che si allontana dalla costruzione di armamenti e va verso la costruzione di “vitamenti”?

In questo ci ha ispirati il film Invictus, che ci ricorda che possiamo essere più grandi di quanto abbiamo immaginato, più appassionati, più generosi, più capaci di per-donare; e così facendo possiamo creare un mondo migliore in cui vivere. “Il perdono rimuove la paura,” diceva Nelson Mandela, uno degli eroi di Carlos Castaneda. Così se possiamo perdonare i nostri errori e gli errori degli altri, consistenti nel giudicare e paragonare, e nel cercare idee di potere esterne a noi, possiamo divenire esseri pieni di risorse, veramente potenti, proprio come era inteso che fossimo nel disegno originale.

Spesso alle parole di Nelson Mandela si associano le parole di Marianne Williamson:

La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda e che siamo potenti oltre misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità ciò che più ci spaventa. Ci chiediamo: “Chi sono io per essere brillante, bellissima, di talento, favolosa?” In realtà, chi sei tu per non esserlo? Tu sei una figlia di Dio. Il tuo giocare al ribasso non serve al mondo. Non vi è nulla di illuminato nel rimpicciolirsi in modo che la gente non si senta insicura intorno a te. Tutti noi siamo nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria di Dio che è dentro di noi. Non è solo in qualcuno di noi; è in tutti. E mentre facciamo risplendere la nostra stessa luce, inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare la stessa cosa. Mentre ci liberiamo della nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri.

Quindi dopo aver riconosciuto le fondamenta che abbiamo posto negli ultimi dieci anni o più, se siete stati con noi per un po’, o nell’ultimo periodo di tempo, se siete dei brillanti e luminosi nuovi arrivati, possiamo tutti guardare a:

• Dove sarò fra un anno? E come sarò?

• E fra cinque anni?

E per coloro che vogliono percorrere la distanza con coraggio:

• Dove e come sarò fra dieci anni?


Ognuno di noi può Sognare questa cosa in avanti, semplicemente per la gioia di farlo! Taisha Abelar descriveva questo tipo di sognare come il gettare una rete gioiosa di intento, in cui possiamo vedere - che cosa ci porta la rete? Che cosa ritorna nella nostra consapevolezza e nella nostra esperienza, dopo che l’abbiamo gettata?

“Usate l’immaginazione!”, diceva. Citava le parole di Albert Einstein. “L’immaginazione è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata a tutto ciò che sappiamo e capiamo, mentre l’immaginazione abbraccia l’intero universo e tutto ciò che ci sarà in futuro.”

E allora usiamo la nostra immaginazione mentre gettiamo le nostre reti nell’anno prossimo, nei prossimi cinque, nei prossimi dieci anni!

er aiutare a dare struttura al nostro gettare le reti, possiamo usare tutti le seguenti aree come utili linee guida:

• In cosa focalizzo principalmente l’attenzione per l’obbiettivo di un anno, di cinque anni, o di dieci anni?

• In quali nuovi sforzi o approcci creativi sono impegnato/a?

• Chi mi sta intorno? A chi sto intorno io? Com’è la sensazione di essere intorno a questi esseri? Che cosa stiamo co-creando?

• Dove sono io?Che aspetto ha questa cosa?

• Che cosa ho realizzato? (Esempi: ho costruito una casa che è in armonia con l’ambiente? Ho finito la formazione che mi serve per essere l’insegnante o il ricercatore che voglio essere? Ho creato la pace nella mia stessa casa? Ho registrato l’album che voglio condividere? Ho piantato gli alberi nel giardino o nel parco di zona, oppure ho messo su una piantagione di alberi su larga scale come sognavo? Ho cominciato a fare i gioielli che portano un intento di elevazione per gli altri? Alla fine, ho partecipato a quel programma di micro-prestiti o creato quel sito web per la collaborazione internazionale fra avvocati per i diritti dei bambini?)

• Che sensazione dà?

• A quali nuovi sogni ha portato ciò?

Vi incoraggiamo a condividere queste scoperte con un testimone!

Per sostenere questi esercizi, vi proponiamo due cose – la prima è familiare ai praticanti esperti:

Di ripulire il vostro spazio di lavoro e/o vitale, o una zona in quello spazio, eliminando l’accumulo di disordine e mettendo immagini, libri ecc. ispiratori o pratici in quello spazio, a rappresentare ciò che intentate per il Nuovo Anno; e questa volta, anche ciò che intentate per il Nuovo Decennio! Poi potete scegliere una delle attività legate al vostro intento e lasciare che l’Anno Nuovo vi trovi impegnati in quell’attività – se dirigerete un coro, per esempio, il Nuovo Anno può trovarvi mentre studiate spartiti o scrivete a potenziali membri del coro, o mentre elaborate la programmazione di una performance.


Il secondo elemento di sostegno è un viaggio di dieci giorni a partire dal primo gennaio – (o se leggete questa lettera dopo il primo gennaio, nel giorno in cui leggete la lettera). Ogni giorno propone un tema che potete seguire, come linea guida:

Giorno 1: Gratitudine per tutti coloro che avete aiutato nella vostra vita.

Giorno 2: Perdono.

Carol Tiggs ha detto che la nostra cultura è molto per-prendere, perché non essere di più “per-donare”?

Giorno 3: Prendersi cura – essere gentili con l’animale domestico, con se stessi, con i vostri figli, le piante ecc.

Giorno 4: Vedere e riconoscere quanto avete.

Giorno 5: Eliminare tutto ciò che non vi serve.

“Raus, Raus!” esclamava Florinda Donner-Grau con le mani per aria.

Giorno 6: Ascolto profondo – di qualcuno, di voi stessi, del vento e degli alberi, di un pezzo musicale – scegliete voi.

Giorno 7: Scrivere – esprimete ciò che vedete, sentite ecc.

Giorno 8: Movimento puro, rotolare, camminare, stare nella natura (per una parte del giorno).

Giorno 9: Inviare pensieri buoni agli altri, scrivere lettere di pace.

Giorno 10: Scegliete voi – lavorate su di un progetto creativo, prendetevi una giornata per fare sciocchezze, quello che volete!

E per quelli che veramente vogliono percorrere il miglio in più:

Giorno 11: Un giorno di riposo (un sonnellino delizioso, una pausa dalle telefonate, un’area a cui dare riposo.)


Potete incoraggiarvi a vicenda in questo, trovatevi con i testimoni o i gruppi di pratica ecc. Sentitevi davvero liberi di inviarci domande o idee mentre procedete, e INVIATECI LE VOSTRE SCOPERTE relative a questa iniziativa entro la Luna Nuova del 15 gennaio! Potete includere:

• Ciò che vorreste riconoscere – come avete imparato e siete cresciuti – negli ultimi dieci anni, cinque anni, un anno.

• Dove vi vedete fra un anno – cinque anni – dieci anni.

• In quale attività vi ha trovati l’Anno Nuovo.

• Che cosa è successo in ciascuno dei vostri dieci giorni in cui avete piantato i semi di un Nuovo Decennio.


E come ricordo, se scivolate nella sensazione che sia “troppo dura”, ecco una poesia che ha ispirato Nelson Mandela a continuare a sognare il suo sogno di un nuovo Sud Africa, la “nazione arcobaleno”, in 27 anni di prigione. L’autore è il poeta inglese William Ernest Henley, la cui salute cagionevole gli causò la perdita di un piede a 13 anni, e che scrisse questa poesia dal suo letto di ospedale a 26 anni. Nonostante la sua inabilità, perseverò e prosperò con un piede intatto, conducendo una vita e una carriera attiva, crescendo una famiglia e vivendo fino a oltre cinquanta anni.



Invictus


Uscito dalla notte che mi ricopre,

scuro come il pozzo che unisce i poli,

rendo grazie a dio, chiunque egli sia,

per la mia anima inespugnabile.


Nella presa crudele degli eventi

non ho fatto smorfie di dolore

e non ho urlato. Sotto i colpi del fato

la mia testa ha sanguinato, ma non si è piegata.


Al di sopra di questo luogo di ira e di lacrime

incombe solo l’Orrore dell’ombra,

eppure la minaccia degli anni

mi trova e mi troverà impavido.


Non importa quanto stretto sia il passaggio,

né quanto sia piena di penitenze la pergamena,

io sono il padrone del mio destino:

io sono il capitano della mia anima.



Felice Anno Nuovo, Felice Nuovo Decennio, Felice Nuova Era!

Con amore,

Cleargreen e gli Istruttori di Tensegrità

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