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Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità

Psicometria - Esperienze - di Luciano Silva

Un Viaggio sciamanico alla scoperta del passato

16/09/2009

Testo e foto di Luciano Silva

Tramite il viaggio sciamanico condotto in uno stato di coscienza non ordinario è possibile entrare in contatto con entità energetiche legate ad un determinato luogo, conoscere in sostanza quello che gli antichi romani chiamavano il genius loci, i genio, lo spirito del luogo. Se il viaggio è compiuto intenzionalmente in un luogo del quale si conosce la storia o le vestigia passate è possibile anche utilizzare degli oggetti provenienti da quel tempo, dei reperti ad esempio, per accedere a conoscenze circa eventi od accadimenti legati a questo oggetto o alle persone che lo hanno utilizzato. A questo tipo di esperienze si da normalmente il nome di psicometria, termine che fu introdotto nel 1842 dallo studioso di paranormale Joseph Rhodes Buchanan, il quale scoprì un qualcosa che gli sciamani conoscono da tempo, che ogni cosa, anche un oggetto, emana una qualche forma di vibrazione e che tale vibrazione può essere percepita e fare da mezzo di comunicazione tra lo sciamano e la persona che lo ha posseduto od il luogo nel quale è stato prodotto.

Di seguito riportiamo una esperienza di incontro con una divinità del luogo e di psicometria, entrambe condotte in un luogo con accertate presenze celtiche ed abitato fin dal 800 a.c. Per l’esperienza di psicometrica è stato utilizzando un reperto originale rinvenuto nella zona e risalente a quel periodo. All’esperienza visionaria segue l’approfondimento compiuto in fase di analisi storica successiva.

 

Il Viaggio Sciamanico per incontrare un genio del luogo

Attraverso di corsa la foresta nel mondo di mezzo saltando su e giù dagli alberi. La nebbia tra gli alberi impedisce di vedere chiaramente in lontananza. Percepisco la sua freschezza, l’umidità sulla pelle, la respiro. Corro sulle foglie secche ma non fanno rumore. Il bosco è silenzioso, non vi sono animali o suoni ed è pieno di quest’aria densa fatta di nebbia e di vibrante attenzione. Ad un certo punto scorgo una collina, una radura in mezzo agli alberi nel quale il sole riesce a penetrare tra i rami e la nebbia.

Attendo. No si odono rumori ma un forte odore dolce di frutta, forse di pesco, annuncia una presenza. Mi volto. E’ li, una presenza etera fatta d’aria e di luce, scintillante, sinuosa, coperta di un sottile mantello di nebbia che appare come una bianca veste di seta che musicalmente la avvolge come una sinfonia di primavera.

Chiedo il suo nome. Sento un sibilo, concentro l’attenzione per udire meglio la sua voce e percepisco chiaramente il suo nome “Iss”. Mi dice che viene da un isola lontana e che è una divinità dell’aria che porta il soffio vitale, colei che da la vita, anima vivificante che con il suo soffio alimenta il fuoco della conoscenza.

Mi congedo, ringrazio per la sua presenza, e ritorno alla realtà ordinaria.

 

Note ex post da ricerca ordinaria

Ys è una isola nota nella tradizione celtica. Ys (pronunciato anche Is o Ker-Ys in bretone) è un'isola mitica edificata nella baia di Douarnenez in Bretagna da Gradlon, re di Cornovaglia, per la figlia Dahut. L'isola governata da Gradlon si trovava sotto il livello del mare: proprio per questo motivo attorno all'isola era stato costruito un sistema di dighe che proteggevano la città dai mari dell'oceano.

Il re aveva una splendida figlia, di nome Dahud, e il padre, come gesto d'amore nei confronti della figlia, le diede le chiavi che permettevano di aprire le dighe della città. La leggenda vuole che un giovane straniero giunto all'isola, innamorato di Dahud, venne in possesso delle chiavi delle dighe, e siccome in lui si nascondeva il Demonio, aprì le dighe della città permettendo all'Oceano di sommergere l'isola, e quindi, distruggerla; re Gradlon riuscì a salvarsi raggiungendo la costa e portando con sé Dahud, ma durante il tragitto Dio gli disse di gettare in mare la figlia perché posseduta dal Demonio. Così fece. La leggenda narra che proprio Dahud, per adattarsi alle acque dell'oceano, si trasformò in una sirena, che con il suo dolce e ossessivo canto, riesce ad incantare i marinai.


Estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Ys_(isola)

Bardi e Cantori moderni, come Alan Stivell ad esempio, si sono ispirati all’isola di Ys (o sono stati ispirati da Ys) ed hanno composto un brano per arpa celtica dal titolo “Ys”. Il brano di Alan Stivell è stato ripreso successivamente dall'arpista italiano Vincenzo Zitello.

 

Una esperienza di Psicometria (con un coccio presumibilmente di un’anfora)

Vedo un villaggio fatto di capanne di paglia in mezzo ad un bosco di querce. Sento un suono, un canto, forse un arpa che suona e lo seguo. Proviene da una capanna ed entro incuriosito.

Vedo una fanciulla che sta lavorando ad un telaio e attorno vi sono alcune brocche della stessa fattura del coccio che tengo con me. Mostro il coccio alla fanciulla che mi spiega che era sicuramente appartenuto ad una brocca utilizzata per mettere il gomitolo di lana od il filo per la tessitura. Mi mostra che veniva posto un filo rosso all’interno e che veniva usato in una cerimonia collettiva per testimoniare o rinvigorire il legame reciproco con la luce od il fuoco posto al centro del villaggio, della comunità. Ciò che legava le persone nella comunità era la musica.

Appena pronunciate queste parole la trama del telaio ad un certo punto si trasforma nella trama musicale di un suono di arpa, il telaio è diventato un arpa e la tessitrice una suonatrice d’arpa.

Ora tramite la musica mi mostra una cerimonia che veniva svolta in quel luogo.

Le persone del villaggio si disponevano a cerchio attorno al fuoco e sempre nel centro si poneva un vaso contenente il filo rosso. Il legame tra i partecipanti al cerchio era rappresentato dal passaggio di un “testimone” effettuato tramite il canto. Il primo, colui che ha acceso il fuoco, prende il filo rosso ed inizia a cantare ritornando nel cerchio. Il secondo va anch’esso a prendere il filo rosso dal vaso posto nel centro e inizia a cantare riprendendo l’ultima strofa cantata dal precedente od usando le ultime sue note. Si procede così fino alla fine del cerchio così che tutti i partecipanti, tramite il canto e la musica, si sono uniti tra loro, connessi da questo sottile filo rosso che parte dal centro ed al centro ritorna. Alla fine filo rosso viene donato al fuoco.

 

Note ex post da ricerca ordinaria

Ricerco tra i testi inerenti la tradizione celtica una qualche testimonianza relativa alla visione avuta durante il viaggio sciamanico.

Si scopre che Tom Cowan, nel suo libro dedicato allo sciamanesimo celtico “Il Fuoco nella testa”, parla del termine planxty, termine ancora sconosciuto dai linguisti, forse appartenente al linguaggio delle fate, per indicare una struttura circolare musicale dove “la fine di un fraseggio contiene già l’inizio del fraseggio successivo, mentre l’inizio del nuovo, anche dei passaggi intermedi, è strutturato in modo da sembrare un finale” (cit. Rolleston, T.W., “Celtic”, 1986).

Continua Cowan “.. forse la danza delle fate, come la loro musica o lo stesso planxty, esiste in una dimensione atemporale e aspaziale in cui è impossibile, per i comuni mortali, andare a tempo o prendere posizione come farebbero in una normale danza spazio-temporale.”

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