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Il Pago alla Tierra - Rituale andino - di Luciano Silva

Il “Pago alla Tierra” è una cerimonia dalle radici antiche eseguita ancor oggi dagli sciamani peruviani della comunità Q’ero, diretti discendenti degli Incas, residenti nelle alte montagne dell’area del Cusco, come offerta e atto di reciprocità alla Pachamama, la Madre Terra.

12/09/2009

Il contributo che segue è la testimonianza di un incontro con gli sciamani Don Umberto Sonqo e Doña Bernardina, "altomisayoq" (sacerdoti andini) e Paqos (guaritori), e Wilma, nipote del più famoso "altomisayoq" del Cusco Don Benito Qoriwaman, in occasione della cerimonia del “Pago alla Tierra”. Testo e Foto di Luciano Silva

L’area del Cusco (o nella lingua Quechua “Qosqo”, ombelico) con la Valle Sacra costituisce un punto di riferimento per la sopravvivenza di una forte cultura sciamanica ancora caratterizzata dalla presenza di antichi rituali e cerimonie incaiche e preincaiche legata agli antichi culti agresti e pastorali di propiziazione dei raccolti, della caccia o di protezione del bestiame, di fertilità dei campi e delle donne. Oltre alla Pachamama, in qualsiasi rituale o cerimonia vengono sempre invocati gli APUs, gli spiriti delle alte vette, i geni tutelari delle alte montagne che circondano la valle del Cusco e che stabiliscono un rapporto diretto con gli sciamani.

La comunità indigena Q'ero non supera oggi le 300 famiglie che abitano una estensione di parecchi chilometri quadrati, situati tra i 3300 ed i 4800 metri di altitudine; la loro unica fonte di sostentamento è la pastorizia, costituita perlopiù da lama e vigogne, unica attività possibile in quei territori tutt'altro che ospitali. I Q'ero si considerano gli unici eredi della tradizione spirituale incaica, pronipoti di quegli sciamani-sacerdoti che si rifugiarono in quei luoghi al tempo della conquista spagnola. La comunità Q’ero è una delle poche comunità rimaste che hanno conservato più fedelmente, grazie all’isolamento dato dalla dislocazione in alta montagna, le tradizioni degli antichi Inca e quando gli occidentali scoprirono questo popolo sembrò loro di vedere ciò che facevano gli Inca più di 500 anni fa.

Uno dei principi basilari della tradizione andina è l'”Ayni”, termine quechua che designa la reciprocità, ovvero l'atto del dare e del ricevere. La cerimonia del Pago alla Tierra è un atto di offerta alla Pachamama per chiedere in cambio protezione e prosperità. Lo sciamano durante la cerimonia si connette sia alla Pachamama sia agli APUs, gli spiriti delle montagne. Tutti gli APUs sono differenti così come gli esseri umani, così come il Padre Sole e la Madre Luna rappresentano aspetti differenti che sono in tutti noi. Il Cusco è un luogo privilegiato perché è circondato dai maggiori APUs, gli spiriti tutelari che risiedono sulle Montagne sacre circostanti, come l’Apu Ausangate (ndr. l’Ausangate è una delle montagne più alte e più venerate delle Ande nel sud del Perù, nell’area del Cusco). Allo spirito APU che lo abita viene dedicato un pellegrinaggio annuale, lo Qoyllulr Rit’I, che conduce migliaia di persone alle pendici della montagna per fare le proprie offerte e sacrifici e per ricevere la “benedizione” dalla montagna sacra), l’Apu Salkantay, l’Apu Pachatusan, uno dei santuari più importanti della regione del Cusco, l’APU Pikol e più lontano l’APU Machu Picchu. Tutte le montagne sacre che ci circondano sono come guardiani che proteggono e difendono le tradizioni Inca.

Durante la cerimonia del Pago si prepara la cosiddetta “Mesa”. Con i termine mesa si intende sia lo spazio cerimoniale in generale sia un “pacchetto “ sacro costituito da differenti pietre (cuyas) legate ed avvolte assieme in una stoffa provenienti dalle montagne sacre circostanti in modo tale che ogni “cuya” sia in relazione energetica con le altre. Tali pietre sono pietre di potere, indicate da un fulmine o da altri segnali ricevuti dagli sciamani direttamente dagli APUs delle montagne durante la loro visita.

Oltre alla Mesa, vi sono due campanelle che vengono suonate durante la cerimonia e vengono usate per richiamare la presenza di tutti gli spiriti delle montagne sacre e della terra oppure, in una operazione di guarigione, le anime delle persone. Le due campane hanno due suoni diversi e rappresentano gli aspetti maschili e femminili.

L’elemento fondamentale che viene preparato durante la cerimonia è il “Despacho”, una offerta alla Pachamama il cui elemento principale è costituito dalle foglie di coca (o meglio, il “Kintù”, una composizione di tre foglie di coca rappresentazione dei tre mondi, il mondo superiore, intermedio o terreno e inferiore), alle quali si possono aggiungere una serie innumerevole di alimenti o persino oggetti, pietre, conchiglie ed altro.

Normalmente si parte disponendo centralmente una conchiglia marina, rappresentante del “centro” (il “Qorikancha”, l’ombelico del monto della tradizione Inca), ed attorno, invocando ciascun APU o Pukara, si dispongono seguendo una ripartizione in quattro quadranti (a ricordo delle quattro regioni che costituivano il regno del Tawantinsuyo nel periodo Inca) ed in senso antiorario dodici “Kintù”. Un'altra forma di orientare i “Kintù” nel Despacho considera il semplice orientamento destra (paña) e sinistra (lloqe). Di seguito tutti gli altri elementi che si pongono nel despacho come i migliori frutti raccolti, i migliori semi, il grasso di lama (a rappresentare l’abbondanza) o un feto di lama (se la Madre Terra necessita un sacrificio completo, oggi compiuto in caso di aborto spontaneo dell’animale), biscotti, confetti, soldi ed altro vengono posti sempre a coppie e alla fine si pongono come gesto propiziatorio dei fiori colorati (bianco a richiamare la purezza delle nevi perenni, rossi la madre terra, giallo la prosperità).

Il Despacho è una forma di offerta che meglio di altre mostra il concetto di reciprocità con la Madre Terra, aspetto sempre presente nella cultura tradizionale di questo popolo, ed anche di “riunire il disperso”, un riportare l’ordine nel disordine, il ritorno al cosmos dal caos. Il Despacho una volta costruito è ben equilibrato in tutti i suoi aspetti, nel rapporto con i vari elementi, nella loro dislocazione nello spazio, nel rapporto tra maschile e femminile. A tal proposito il Despacho viene completato ponendo un filo d’oro e d’argento sulla superficie, richiamo delle due energie maschile e femminile ma anche a non dimenticare la Via. La sua struttura finale ricorda al contempo la stessa geografia sacra che gli antichi Inka seguirono durante il rito di fondazione del Qosqo, è una sorta di richiamo mitico di quanto avvenne ab-origine durante la fondazione della città.

Altro aspetto importante è la trilogia rappresentata dal “kintu”. I tre mondi sono i mondi che gli sciamani possono visitare durante i loro viaggi in uno stato non ordinario di coscienza, e tali mondi sono rappresentato dai tre animali di potere che si ritrovano sempre nella cultura andina: il Condor per il mondo superiore, il Puma per il mondo di mezzo ed il Serpente per il mondo inferiore. Tramite il Condor gli sciamani si connettono con il mondo superiore (Hanan Pacha), il suo bianco collare richiama le nevi perenni ed il Condor aiuta anche nel passaggio nell’aldilà al momento della morte. Tramite il Puma (ma anche l’Orso, il Lama o l’Alpaca) gli sciamani viaggiano nel mondo di mezzo (Kay Pacha). Nel mondo inferiore (“Uku Pacha”) sarà il Serpente ad accompagnare lo sciamano nel suo viaggio. Si fa notare come per questa tradizione nel mondo inferiore gli sciamani collocano anche il regno dei morti o dei bambini mai nati.

Terminato il Despacho viene chiuso il pacchetto e poi utilizzato per una operazione di “limpia” su tutto il corpo, una pulizia spirituale per liberare e guarire le persone da tutte le energie pesanti (jucha) per poi essere bruciato cerimonialmente. Di seguito viene passata sul corpo la “Mesa”, il pacchetto sacro composto dalle pietre donate dagli APUs, per donare e trasferire l’energia fine, leggera (samy) con la sua carica di protezione e potere trasmessa dagli spiriti delle altezze.

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