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Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità

Sei Proposizioni Esplicative

Six Explanatory Propositions From The Eagle's Gift by Carlos Castaneda, 1981.

20/08/2009

The following is a translation of "The Six Explanatory Propositions" included in the Spanish language version of the Eagle's Gift but never included or published in the English versions of the book.

Carlos Castaneda

Nonostante le manovre strabilianti che Don Juan fece con la mia consapevolezza, nel corso degli anni ho insistito ostinatamente a cercare di valutare intelletualmente quello che aveva fatto. Sebbene avessi scritto molto a proposito di queste manovre, è sempre stato da un punto di vista strettamente esperienziale e, inoltre, da una prospettiva strettamente razionale. Immerso come ero nella mia razionalità, non potevo riconoscere gli obiettivi degli insegnamenti di Don Juan. Per capire l'estensione di questi obiettivi con un certo grado di precisione, era necessario che perdessi la mia forma umana ed arrivassi alla totalità di me stesso.

Gli insegnamenti di Don Juan erano intesi per guidarmi attraverso il secondo stadio dello sviluppo di un guerriero: la verifica e l'accettazione incondizionata che dentro di noi esiste un altro tipo di consapevolezza. Questo stadio era diviso in due categorie. La prima, per la quale Don Juan chiese l'aiuto di Don Genaro, aveva a che fare con due attività. Consisteva nel mostrarmi certe procedure, azioni e metodi che erano designati ad esercitare la mia consapevolezza. La seconda aveva a che fare con le sei proposizioni esplicative.

A causa delle difficoltà che avevo nell'adattare la mia razionalità ad accettare la plausibilità di ciò che mi stava insegnando, Don Juan presentò queste proposizioni esplicative nei termini della mia documentazione accademica.

La prima cosa che fece, come introduzione, fu creare una divisione in me stesso per mezzo di un colpo specifico sulla scapola destra, un colpo che mi faceva entrare in uno stato di consapevolezza insolito, che non potevo ricordare una volta che ero tornato alla normalità. Fino al momento in cui Don Juan mi fece entrare in tale stato di consapevolezza provavo un senso innegabile di continuità, che pensavo essere un prodotto della mia esperienza vitale. L'idea che avevo di me stesso era quella di essere un'entità piena che poteva spiegare tutto ciò che essa aveva fatto. Inoltre, ero convinto che la dimora di tutta la mia consapevolezza, se ce n'era, fosse nella mia testa. Comunque, Don Juan mi mostrò con il suo colpo che esiste un centro nella mia spina dorsale, all'altezza delle scapole, che è ovviamente un centro di consapevolezza più alta.

Quando chiesi a Don Juan circa la natura di questo colpo, spiegò che il nagual è un regista, una guida che ha la responsabilità di aprire la strada, e che deve essere impeccabile per impregnare i suoi guerrieri di un senso di fiducia e chiarezza. Solo a queste condizioni un nagual ha la possibilità di dare questo colpo sulla schiena per forzare uno spostamento della consapevolezza, perchè il potere del nagual è ciò che permette la transizione. Se il nagual non è un praticante impeccabile, lo spostamento non avviene, come quando io provai, senza successo, a mettere altri apprendisti in uno stato di consapevolezza intensa colpendoli sulla schiena prima che ci avventurassimo sul ponte. Chiesi a Don Juan che cosa implicasse questo spostamento di consapevolezza. Disse che il nagual deve colpire un punto preciso, che varia da persona a persona ma che è sempre localizzato nella zona generica delle scapole. Un nagual deve localizzare quel punto, che è situato nella periferia della luminosità e non nel corpo stesso; una volta che il nagual lo identifica, lo spinge, più che colpirlo, e così crea una cavità, una depressione nello scudo luminoso. Lo stato di consapevolezza accresciuta risultante da questo colpo dura quanto la depressione. Alcuni scudi luminosi tornano alle loro forme originarie da soli, altri devono essere colpiti in un altro punto per essere riportati indietro, altri ancora non tornano mai alle loro forme ovali.

Don Juan disse che i veggenti vedono la consapevolezza come un bagliore caratteristico. La consapevolezza quotidiana è una luminosità sul lato destro, che si estende dall'esterno del corpo fisico alla periferia della nostra luminosità. La consapevolezza accresciuta è una brillantezza più intensa associata con una grande velocità e concentrazione, un fulgore che satura la periferia del lato sinistro.

Don Juan disse che i veggenti spiegano ciò che succede con il colpo del nagual come uno spostamento temporaneo di un centro situato nell'involucro luminoso del corpo. Le emanazioni dell'Aquila sono in realtà valutate e selezionate in quel centro. Il colpo altera il loro comportamento normale.

Grazie alle loro osservazioni, i veggenti hanno raggiunto la conclusione che i guerrieri devono essere messi in quello stato di disorientamento. Il cambiamento nel modo in cui la consapevolezza opera sotto queste condizioni rende questo stato un territorio ideale per delucidare i comandi dell'Aquila: permette ai guerrieri di funzionare come se fossero nella consapevolezza quotidiana, con la differenza che possono concentrarsi su tutto ciò che fanno con una chiarezza e una forza senza precedenti.

Don Juan disse che la mia situazione era analoga a quella che anche lui aveva sperimentato. Il suo benefattore creò in lui una profonda divisione facendolo muovere più e più volte dalla consapevolezza del lato destro alla consapevolezza del lato sinistro. La chiarezza e la libertà della consapevolezza del suo lato sinistro erano in diretto contatto con la razionalizzazione e le difese del suo lato destro. Mi disse che tutti i guerrieri vengono gettati nelle profondità della stessa situazione che la polarità plasma, e che il nagual crea e rafforza la divisione per essere capace di condurre i suoi apprendisti alla convinzione che c'è una consapevolezza ancora inesplorata negli esseri umani.


1 - Ciò che percepiamo come il mondo sono le emanazioni dell'Aquila.

Don Juan mi spiegò che il mondo che percepiamo non ha una esistenza trascendentale. Dal momento che siamo familiarizzati con esso crediamo che ciò che percepiamo sia un mondo di oggetti che esistono così come li percepiamo, quando in realtà non c'è un mondo di oggetti, ma, piuttosto, un universo di emanazioni dell'Aquila. Queste emanazioni rappresentano l'unica realtà immutabile. E' una realtà che comprende tutto ciò che esiste, percepibile e impercettibile, conoscibile ed inconoscibile. I veggenti che vedono le emanazioni dell'Aquila le chiamano comandi a causa della loro forza pressante. Tutte le creature viventi sono spinte ad usare le emanazioni, e le usano senza mai arrivare a sapere che cosa sono. Gli uomini comuni le interpretano come realtà. E i veggenti che vedono le emanazioni le interpretano come la regola.

Nonostante che i veggenti vedano le emanazioni, non hanno modo di sapere cosa è che stanno vedendo. Invece di rimanere intrappolati in congetture inutili, i veggenti si impegnano nella speculazione funzionale di come i comandi dell'Aquila possono essere interpretati. Don Juan sosteneva che l'intuire una realtà che trascende il mondo che percepiamo rimane a livello di congettura; non è abbastanza per un guerriero congetturare che i comandi dell'Aquila siano percepiti istantaneamente da tutte le creature che vivono sulla terra, e che nessuna di loro le percepisca nello stesso modo. I guerrieri devono cercare di arrestare il flusso delle emanazioni e "vedere" nel modo in cui l'uomo e gli altri esseri umani lo usano per costruire il loro mondo percettivo.

Quando proposi di usare la parola "descrizione" invece di emanazioni dell'Aquila, Don Juan disse che non stava usando una metafora. Disse che la parola "descrizione" connota un accordo umano, e che ciò che percepiamo ha origine da un comando nel quale l'accordo umano non conta.


2 - L'attenzione è ciò che ci fa percepire le emanazioni dell'Aquila come l'atto della scrematura.

Don Juan era solito dire che la percezione è una facoltà fisica che le creature viventi coltivano; il risultato finale di questa preparazione è conosciuto fra i veggenti come "attenzione". Don Juan descrisse l'attenzione come l'atto di agganciare e canalizzare la percezione . Disse che questo atto è il nostro successo più singolare, che copre tutto lo spettro delle alternative e delle possibilità umane. Don Juan stabilì una distinzione precisa fra alternative e possibilità. Le alternative umane sono quelle che siamo capaci di scegliere come persone che funzionano nell'ambiente sociale. La prospettiva di questo dominio è piuttosto limitata. Le possibilità umane sono quelle che siamo capaci di realizzare come esseri luminosi.

Don Juan mi rivelò uno schema di classificazione di tre tipi di attenzione, enfatizzando il fatto che chiamarli "tipi" era sbagliato. Infatti, sono tre livelli di consapevolezza; prima, seconda e terza attenzione; ognuna di loro un dominio indipendente, completo in se stesso. Per un guerriero che è agli stadi iniziali del suo apprendimento, la prima attenzione è la più importante delle tre. Don Juan disse che le sue proposizioni esplicative erano tentativi di dare un primo inquadramento al modo in cui opera la prima attenzione, qualcosa che ci passa completamente inosservato. Considerava imperativo per i guerrieri capire la natura della prima attenzione come se stassero per avventurarsi nella altre due.

Mi spegò che la prima attenzione gli era stata descritta come muoversi istantaneamente attraverso un intero spettro delle emanazioni dell'Aquila, senza enfatizzare in nessun modo quel fatto, per raggiungere "unità percettive" che tutti noi abbiamo imparato che sono percepibili. I veggenti chiamano questa impresa "scrematura" perchè implica la capacità di sopprimere quelle emanazioni che sono superflue e selezionare quelle che devono essere enfatizzate.

Don Juan spiegò questo processo prendendo come esempio la montagna che stavamo vedendo in quel momento. Sottolineò che la mia prima attenzione, al momento di vedere la montagna, aveva scremato un numero infinito di emanazioni per ottenere un miracolo di percezione; una scrematura che tutti gli esseri umani conoscono perchè ognuno di loro l'ha conseguita da solo.

I veggenti sostengono che tutto ciò che la prima attenzione sopprime per ottenere una scrematura, non può essere più recuperato dalla prima attenzione a nessuna condizione. Una volta che impariamo a percepire in termini di scremature, i nostri sensi smettono di registrare le emanazioni superflue. Per delucidare questo punto mi fece l'esempio della scrematura: "il corpo umano". Disse che la nostra prima attenzione è totalmente inconscia delle emanazioni che compongono lo scudo luminoso esterno soggetto alla percezione; quelle emanazioni che lo renderebbero percepibile sono state rifiutate a favore di quelle che permettono alla prima attenzione di percepire il corpo fisico così come lo conosciamo.

Perciò, l'obiettivo percettivo che i bambini devono perseguire mentre crescono consiste nell'imparare a isolare le emanazioni appropriate per essere capaci di canalizzare la loro percezione caotica e trasformarla nella prima attenzione; facendo questo, imparano a fare la scrematura. Tutti gli esseri umani adulti che circondano i bambini insegnano loro a scremare. Prima o poi, i bambini imparano a controllare la loro prima attenzione per percepire le scremature nei termini che sono simili a quelli dei loro insegnanti.

Don Juan non cessò mai di essere meravigliato dalla capacità degli esseri umani di portare ordine nel caos della percezione.

Sosteneva che ognuno di noi, per suo proprio merito, è un mago magistrale e che la nostra magia consiste nel dare realtà alle scremature che la nostra prima attenzione ha imparato a costruire. Il fatto che noi percepiamo in termini di scremature è il comando dell'Aquila, ma percepire i comandi come oggetti è il nostro potere, il nostro dono magico. Il nostro errore, d'altra parte, è che finiamo sempre con l'essere limitati quando dimentichiamo che le scremature sono vere solo nei termini in cui le percepiamo come reali, grazie al potere che abbiamo di farlo. Don Juan chiamava questo un errore di giudizio che distrugge la ricchezza delle nostre origini misteriose.


3 - Diamo un senso alle scremature grazie al nostro primo anello del potere.

Don Juan era solito dire che il primo anello del potere è la forza che origina dalle emanazioni dell'Aquila per influenzare esclusivamente la nostra prima attenzione. Spiegò che è stato rappresentato come un "anello" a causa del suo dinamismo, del suo movimento ininterrotto. E' stato chiamato anello "di potere" a causa di, primo, il suo carattere compulsivo, e secondo, a causa della sua abilità unica nell'interrompere il suo operato, di cambiarlo o di capovolgerne la direzione.

Il carattere compulsivo viene illustrato meglio dal fatto che non solo forza la prima attenzione a costruire e perpetuare le scremature, ma richiede anche un consenso di tutti i partecipanti. A ognuno di noi è richiesto un accordo totale sulla riproduzione fedele delle scremature, dal momento che la conformità al primo anello del potere deve essere totale.

E' precisamente questa conformità che ci dà la certezza che le scremature sono oggetti che esistono come tali, indipendenti dalla nostra percezione. Inoltre, la compulsività del primo anello del potere non cessa dopo l'accordo iniziale, ma richiede che rinnoviamo continuamente l'accordo. Tutta la nostra vita deve funzionare

come se, per esempio, ognuna delle scremature fosse percettivamente la prima di ogni essere umano, indipendentemente dai linguaggi e dalle culture. Don Juan assicurava che anche se tutto questo è troppo serio per essere preso scherzosamente, il carattere pressante del primo anello del potere è così intenso che ci forza a credere che se la "montagna" potesse avere una consapevolezza propria, essa si considererebbe come la scrematura che abbiamo imparato a costruire.

La caratteristica più preziosa del primo anello del potere per un guerriero è la capacità singolare di interrompere il suo flusso di energia, o di sospenderlo totalmente. Don Juan disse che questa è una capacità latente che esiste in tutti noi come unità di sostegno. Nel nostro ristretto mondo di scremature, non c'è bisogno di usarlo. Dal momento che siamo sostenuti e protetti così efficacemente dalla rete della prima attenzione, non ci rendiamo conto, nemmeno vagamente, che abbiamo risorse nascoste.

Comunque, se un'altra alternativa da seguire ci si presentasse, come l'opzione del guerriero di usare la seconda attenzione, la capacità latente del primo anello del potere potrebbe cominciare a funzionare e potrebbe essere usato con risultati spettacolari.

Don Juan sottolineò che il successo più grande degli stregoni è il processo di attivare questa capacità latente; la chiamò bloccare l'intento del primo anello del potere. Mi spiegò che le emanazioni dell'Aquila, che sono già state isolate dalla prima attenzione per costruire il mondo quotidiano, esercitano una pressione inflessibile sulla prima attenzione. Perchè questa pressione cessi, l'intento deve essere disattivato. I veggenti chiamano ciò un'ostruzione o un'interruzione del primo anello del potere.


4 - L'intento è la forza che muove il primo anello del potere.

Don Juan mi spiegò che l'intento non ha a che fare con l'avere un'intenzione, o volere una cosa o l'altra, ma piuttosto ha a che fare con la forza incalcolabile che ci fa comportare in modi che potrebbero essere descritti come intenzioni, desideri, voleri, etc...Don Juan non la presentò come una condizione dell'essere, che ha origine dal sè di ognuno, come lo è un'abitudine prodotta dalla socializzazione, o una reazione biologica, ma piuttosto la presentò come una forza privata, intima, che possediamo e usiamo individualmente come una chiave che fa muovere il primo anello del potere in modi accettabili. L'intento è ciò che dirige la nostra prima attenzione per far sì che essa si focalizzi sulle emanazioni dell'aquila all'interno di una certa cornice. E l'intento è anche ciò che ordina al primo anello del potere di ostruire o interrompere il suo flusso di energia.

Don Juan mi suggerì di concepire l'intento come una forza invisibile che esiste nell'universo, senza recepirsi, e che pure influenza tutto; una forza che crea e sostiene le scremature.

Asserì che le scremature devono essere ricreate incessantemente per essere imbevute di continuità. Per ricrearle ogni volta con la freschezza di cui hanno bisogno per costruire un mondo vivente, dobbiamo intenderle ogni volta che le costruiamo. Per esempio, dobbiamo intendere la "montagna" con tutte le sue complessità affinché la scrematura venga pienamente materializzata. Don Juan disse che, per uno spettatore che si comporta basandosi esclusivamente sulla prima attenzione senza l'intervento dell'intento, la "montagna" apparirebbe come una scrematura completamente diversa.

Potrebbe apparire come la scrematura "forma geometrica"o "punto amorfo di colore". Perché la scrematura montagna venga completata, lo spettatore deve intenderla, sia inconsiamente attraverso la forza pressante del primo anello del potere, o premeditatamente, attraverso l'addestramento del guerriero. Don Juan mi fece notare i tre modi in cui l'intento ci arriva. Quello predominante è conosciuto dai veggenti come "lintento del primo anello del potere". Questo è un intento cieco che ci arriva per caso. E' come se fossimo sulla sua strada, o come se l'intento fosse in noi. Inevitabilmente ci troviamo intrappolati nella sua rete senza avere il minimo controllo di ciò che ci sta accadendo.

Il secondo modo è quando l'intento ci arriva per conto suo. Questo richiede una quantità considerevole di scopo, un senso di determinazione da parte nostra. Solo grazie alla nostra abilità come guerrieri possiamo metterci volontariamente sulla strada dell'intento; lo evochiamo, per così dire. Don Juan mi spiegò che la sua insistenza nell'essere un guerriero impeccabile non era niente di più che uno sforzo di lasciar sapere all'intento di stare mettendosi sulla sua strada.

Don Juan era solito dire che i guerrieri chiamano questo fenomeno "potere". Così quando parlano di avere potere personale, si stanno riferendo all'intento che giunge a loro volontariamente. Il risultato, era solito dirmi, può essere descritto come la facilità di trovare nuove soluzioni, o la facilità di influenzare persone o eventi. E' come se altre possibilità, prima sconosciute al guerriero, improvvisamente diventassero evidenti. In questo modo, un guerriero impeccabile non pianifica mai niente in anticipo, ma le sue azioni sono così decisive che sembra che il guerriero abbia calcolato prima ogni aspetto della sua attività.

Il terzo modo in cui troviamo l'intento è il più raro e complesso dei tre; accade quando l'intento ci consente di armonizzarci con esso. Don Juan descrisse questo stato come il vero momento di potere: il culmine dello sforzo di una vita in cerca di impeccabilità. Solo i guerrieri migliori lo ottengono, e finché rimangono in tale stato, l'intento si lascia manipolare da loro a volontà. E' come se l'intento si fosse fuso con questi guerrieri, e nel farlo li trasforma in una forza pura, senza preconcetti. I veggenti chiamano questo stato l'"intento del secondo anello del potere" o "volontà".


5 - Il primo anello del potere può essere fermato da un blocco funzionale della capacità di costruire scremature.

Don Juan era solito dire che la funzione dei non-fare è di creare un'ostruzione nella focalizzazione abituale della nostra prima attenzione. I non-fare sono, in questo senso, manovre destinate a preparare la prima attenzione per il blocco funzionale del primo anello del potere, o, in altre parole, per l'interruzione dell'intento.

Don Juan mi spiegò che questo blocco funzionale, che è l'unico metodo per usare sistematicamente la capacità latente del primo anello del potere, rappresenta un'interruzione temporanea che il benefattore crea nella capacità del discepolo di costruire scremature. E' un'intrusione artificiale premeditata e potente nella prima attenzione, per spingerla oltre le apparenze che le scremature conosciute ci presentano; questa intrusione viene realizzata interrompendo l'intento del primo anello del potere.

Don Juan era solito dire che per realizzare questa interruzione, il benefattore tratta l'intento per quello che è in realtà, un flusso, una corrente di energia che può eventualmente esser fermata o orientata in modo diverso . Un'interruzione di questa natura, comunque, implica una confusione di tale grandezza che può forzare il primo anello del potere a fermarsi del tutto; una situazione che è impossibile concepire nelle nostre normali condizioni di vita. Per noi è impensabile il poter disfare i passi che facemmo quando consolidammo la nostra percezione, ma è fattibile che sotto l'impatto di questa interruzione potremmo metterci in una posizione percettiva molto simile a quella delle nostre origini, quando i comandi dell'Aquila erano emanazioni che non avevamo ancora imbevuto di significato.

Don Juan diceva spesso che qualsiasi procedura che il benefattore potesse usare per creare questa interruzione deve essere collegata intimamente col suo potere personale.

Perciò, un benefattore non usa nessun processo per manipolare l'intento, ma piuttosto lo muove e lo rende disponibile all'appendista attraverso il suo potere personale.

Nel mio caso, Don Juan realizzò il blocco funzionale del primo anello del potere attraverso un processo complesso, che combinava tre metodi: l'ingestione di piante allucinogene, la manipolazione del corpo e il manovrare l'intento stesso.

All'inizio si affidò molto all'ingestione di piante allucinogene, apparentemente a causa della persistenza del mio lato razionale. L'effetto fu enorme, eppure ritardò la ricerca dell'interruzione. Il fatto che le piante fossero allucinogene offriva alla mia ragione la giustificazione perfetta per radunare tutte le risorse a sua disposizione per continuare ad esercitare il controllo. Ero convinto che potevo spiegare in modo logico tutto ciò che stavo sperimentando, così come le gesta inconcepibili che Don Juan e Don Genaro erano soliti compiere per creare le interruzioni, come distorsioni percettive causate dall'ingestione di allucinogeni.

Don Juan era solito dire che l'effetto più notevole delle piante allucinogene era qualcosa che ogni volta che le ingerivo interpretavo come la sensazione particolare che tutto intorno a me trasudava di una ricchezza sorprendente. C'erano colori, forme, dettagli di cui non era mai stato testimone prima. Don Juan usava questo innalzamento della mia capacità di percepire e, attraverso una serie di comandi e commenti mi forzava a entrare in uno stato di agitazione nervosa.

Dopo manipolava il mio corpo e mi faceva passare da un livello di consapevolezza all'altro, finché non avessi creato visioni fantasmagoriche o scene assolutamente reali con creature tridimensionali che non potevano esistere in questo mondo.

Don Juan mi spiegò che una volta che viene rotta la relazione diretta tra l'infinito e le scremature che stiamo costruendo, essa non può più essere riparata. Da quel momento in poi acquisiamo la capacità di afferrare una corrente di ciò che egli descrisse come "intento fantasma", o l'intento delle scremature che non sono presenti al momento o nel luogo dell'interruzione, vale a dire, un intento messo a nostra disposizione attraverso qualche aspetto della memoria.

Don Juan asserì che con l'interruzione dell'intento del primo anello del potere diventiamo ricettivi e plasmabili; un nagual allora può introdurre l'intento del secondo anello del potere. Don Juan era convinto che i bambini di una certa età si trovano in una simile situazione di ricettività; essendo deprivati dell' intento, sono pronti ad essere marchiati con qualsiasi intento che è disponibile agli insegnanti che li circondano.

Dopo il mio periodo di ingestione continua di piante allucinogene, Don Juan sospese totalmente questo uso. Comunque, ottenne interruzioni nuove e più drammatiche in me manipolando il mio corpo e facendomi cambiare livelli di consapevolezza, combinando tutto ciò con manovre sull'intento stesso.

Attraverso una combinazione di istruzioni mesmeriche e commenti adeguati, Don Juan creò una corrente di "intento fantasma" e fui portato a sperimentare le scremature comuni come qualcosa di inimmaginabile. Concettualizzò tutto questo come un "dare un'occhiata all'immensità dell'Aquila".

Don Juan mi condusse in modo magistrale attraverso infinite interruzioni dell'intento finché si convinse, come veggente, che il mio corpo mostrava gli effetti del blocco funzionale del primo anello del potere. Disse che poteva vedere un'attività insolita intorno alla zona delle scapole. La descrisse come un piccolo foro che si era formato esattamente come se la luminosità fosse uno strato muscolare contratto da un nervo.

Per me, l'effetto del blocco funzionale del primo anello del potere era che riusciva a cancellare la sicurezza che avevo avuto per tutta la vita che ciò che i miei sensi registravano era "reale". Entrai quietamente in uno stato di silenzio interiore. Don Juan era solito dire che ciò che dà ai guerrieri quella estrema insicurezza che il suo benefattore aveva provato alla fine della sua vita, quella rassegnazione al fallimento che egli stesso stava vivendo, è il fatto che un'occhiata all'immensità dell'Aquila ci lascia senza speranza. La speranza è il risultato della nostra familiarità con le scremature e l'idea che noi le controlliamo. In tali momenti solo la vita da guerriero può aiutarci a perseverare nei nostri sforzi per scoprire ciò che l'Aquila ci ha nascosto, ma senza speranza di poter arrivare a capire ciò che scopriamo.


6 - La seconda attenzione.

Don Juan mi spiegò che l'esame della seconda attenzione deve cominciare con la presa di coscienza che la forza del primo anello del potere, che ci inscatola, è un aspetto fisico, concreto. I veggenti lo hanno descritto come un muro di nebbia, una barriera che può essere portata sistematicamente alla nostra consapevolezza per mezzo del blocco del primo anello del potere; e poi può essere perforato grazie all'allenamento del guerriero.

Dopo la perforazione di questo muro di nebbia, si entra in un grande stato intermedio. Il compito dei guerrieri allora consiste nell'attraversarlo finché raggiungono la linea divisoria, che deve essere perforata per entrare in ciò che è in realtà l'altro sé o la seconda attenzione.

Don Juan era solito dire che le due linee divisorie sono perfettamente riconoscibili. Quando i guerrieri perforano il muro di nebbia sentono che i loro corpi sono pressati, o sentono uno scuotimento intenso nella cavità dei loro corpi, generalmente a destra dello stomaco o attraverso la parte mediana, da destra a sinistra.

Quando i guerrieri perforano la seconda linea, sentono uno scoppio acuto nella parte superiore del corpo, qualcosa come il suono di un ramoscello secco che si è rotto in due.

Le due linee che inscatolano entrambe le attenzioni, e le sigillano individualmente, sono conosciute ai veggenti come le linee parallele. Queste sigillano entrambe le attenzioni grazie al fatto che si estendono all'infinito, senza permettere mai che si incrocino a meno che non vengano perforate.

Fra le due linee esiste una zona di consapevolezza specifica che i veggenti chiamano limbo, o il mondo fra le linee parallele. E' uno spazio reale fra due enormi ordini delle emanazioni dell'Aquila; emanazioni che sono nelle possibilità umane di consapevolezza. Uno è il livello che crea il sé della vita di ogni giorno, e l'altro è il livello che crea l'altro sé. Dal momento che il limbo è una zona di transizione, entrambi i campi di emanazioni si estendono uno sull'altro. La frazione del livello che ci è conosciuto, che si estende in quella zona, aggancia una parte del primo anello del potere, e la capacità del primo anello del potere di costruire scremature ci fa percepire una serie di scremature nel limbo che sono quasi come quelle della vita quotidiana, eccetto che appaiono grottesche, misteriose e contorte. In questo modo il limbo ha caratteristiche specifiche che non cambiano arbitrariamente ogni volta che ci si entra. Esiste nelle sue caratteristiche fisiche che rassomigliano alle scremature della vita quotidiana.

Don Juan sosteneva che la sensazione di aver sperimentato il limbo è dovuta al fardello crescente che è stato messo sulla prima attenzione. Nella zona situata proprio dietro il muro di nebbia possiamo ancora comportarci come facciamo normalmente; è come se fossimo in un mondo grottesco ma riconoscibile. Mentre lo penetriamo più profondamente, oltre il muro di nebbia, diventa sempre più difficile riconoscerne le caratteristiche o comportarsi nei termini del sé conosciuto.

Mi spiegò che era possibile fare che invece del muro di nebbia apparisse qualsiasi altra cosa, ma che i veggenti avevano optato per accentuare ciò che consuma meno energia; visualizzare il muro di nebbia non richiede alcuno sforzo.

Ciò che esiste oltre la seconda linea divisoria è conosciuto dai veggenti come la seconda attenzione, o l'altro sé, o il mondo parallelo; e l'atto di attraversare entrambi i confini è conosciuto come "attraversare le linee parallele". Don Juan pensava che potevo assimilare in modo più duraturo questo concetto se egli descriveva ogni dominio di consapevolezza come una specifica predisposizione percettiva. Mi disse che nel territorio della consapevolezza quotidiana siamo incastrati senza possibilità di salvezza nella predisposizione percettiva specifica della prima attenzione. Dal momento in cui il primo anello del potere comincia a costruire le scremature, il modo di costruirle diventa la nostra predisposizione percettiva ordinaria.

La rottura della forza unificante della prima attenzione implica il rompere la prima linea divisoria. La predisposizione percettiva ordinaria passa allora nella zona intermedia che è fra le linee parallele. Si continua a costruire scremature quasi normali per un pò di tempo. Ma quando ci si avvicina a ciò che i veggenti chiamano la seconda linea divisoria, la predisposizione percettiva della prima attenzione comincia a recedere, perde forza. Don Juan era solito dire che questa transizione è segnata da un'improvvisa incapacità di ricordare o capire ciò che si sta facendo.

Quando ci avvicina ancora di più alla seconda linea divisoria, la seconda attenzione comincia ad agire sui guerrieri che intraprendono il viaggio. Se sono inesperti, la loro consapevolezza si svuota, si cancella. Don Juan sosteneva che questo avviene perché si stanno avvicinando ad uno spettro delle emanazioni dell'Aquila che non ha ancora una predisposizione percettiva sistematizzata. Le mie esperienze con La Gorda e la donna nagual oltre il muro di nebbia erano un esempio di questa incapacità.

Viaggiai lontano quanto l'altro sé, ma non potevo raccontare ciò che avevamo fatto per il semplice motivo che la mia seconda attenzione era ancora non formulata e non mi dava l'opportunità di formulare tutto ciò che avevo percepito.

Don Juan mi spiegò che si comincia ad attivare il secondo anello del potere forzando la seconda attenzione a svegliarsi dal sonno. Il blocco funzionale del primo anello del potere realizza ciò. Poi, il compito dell'insegnante consiste nel ricreare la condizione che ha dato origine al primo anello del potere, la condizione dell'essere saturato di intento. Il primo anello del potere viene messo in moto dalla forza dell'intento data da quelli che insegnano come scremare. Come insegnante mi stava dando, allora, un nuovo intento che creerebbe un nuovo ambiente percettivo.

Don Juan disse che ci vuole una vita di disciplina incessante, che i veggenti chiamano intento inflessibile, per preparare il secondo anello del potere ad essere in grado di costruire scremature che appartengono a un altro livello delle emanazioni dell'Aquila. Il dominare la predisposizione percettiva del sé parallelo è un'impresa di valore impareggiabile che pochi guerrieri realizzano. Silvio Manuel era uno di questi pochi.

Don Juan mi avvertì che non si deve cercare di dominarlo deliberatamente. Se ciò accade, deve essere attraverso un processo naturale che si sviluppa da solo senza molto sforzo da parte nostra. Mi spiegò che la ragione di questa indifferenza sta nella considerazione pratica che quando è dominato diventa semplicemente molto difficile da rompere, dal momento che l'obiettivo che i guerrieri perseguono attivamente è di rompere entrambe le predisposizioni percettive per entrare nella libertà totale della terza attenzione.

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