Il sogno premonitore di Dumuzi della sua discesa agli inferi – di Luciano Silva
Geštinanna - l'interprete del sogni tra i Sumeri
13/10/2026

l sogno di Dumuzi è uno dei più antichi poemi mitologici sumeri pervenuti fino a noi (trasmesso su tavolette d'argilla in Mesopotamia) e rappresenta una delle prime testimonianze letterarie di un sogno nella storia dell'umanità. Il re-pastore Dumuzi, sposo della dea Inanna, fa un sogno angosciante e fugge spaventato.
Dumuzi racconta il sogno a sua sorella, la saggia e profetessa Geštinanna figlia della dea Duttur (o Durtur), sposa di Ningišzida (in Lagaš), è l'equivalente accadico della dea Belet-ṣeri, venerata come divinità della fertilità e dell'agricoltura, ma anche come protettrice della scrittura, della contabilità, dell'interpretazione dei sogni e scriba degli inferi.
Lei glielo interpreta spiegandogli che il sogno annuncia la sua rovina: i demoni infernali (i Galla) sono in cerca di lui per trascinarlo nel regno dei morti (gli Inferi/Kur) in sostituzione di Inanna. E’ infatti una regola nella religione dei Sumeri che se qualcuno è stato rapito o trattenuto nel Regno dei Morti, per riscattarlo occorre che qualcun altro prenda il suo posto. Ecco che per proteggere il fratello Dumuzi, nel mito della discesa di Inanna negli inferi, Geštinanna accetta di alternarsi con Dumuzi: passa sei mesi all'anno negli inferi al suo posto, permettendo al fratello di risorgere per l'altra metà dell'anno.
Nel sogno, i demoni iniziano un lungo inseguimento di Dumuzi fino a quando, per salvarsi, chiede aiuto al dio del sole Utu, il quale gli concede temporaneamente di trasformare le sue zampe in quelle di una gazzella per seminarli. Nonostante i tentativi di nascondersi e l'aiuto della sorella Geštinanna (che viene interrogata e torturata invano dai demoni), Dumuzi viene infine braccato e catturato.
Il racconto si lega al ciclo stagionale della vegetazione: come narrato anche nel mito de La discesa di Inanna negli Inferi, Dumuzi è destinato a trascorrere parte dell'anno nel regno sotterraneo, alternandosi proprio con la sorella Geštinanna.
Dumuzi è una divinità legata alla pastorizia e alla fertilità della terra. Il suo tragico destino simboleggia l'alternanza delle stagioni in Mesopotamia. La discesa negli Inferi rappresenta l'arrivo dell'estate torrida, il periodo in cui i fiumi si seccano, i pascoli ingialliscono e la terra sembra morire sotto il sole implacabile. Grazie al patto con la sorella Geštinanna (che si alterna con lui nel regno dei morti), il ritorno periodico di Dumuzi coincide con la rinascita primaverile, il ritorno della pioggia e la rigenerazione dei pascoli.
Il sogno di Dumuzi non è una semplice fantasia notturna, ma un decreto divino e un presagio a cui è impossibile sfuggire. Nonostante l'aiuto del dio del sole Utu e le sue metamorfosi in gazzella, i demoni Galla riescono comunque a catturarlo. Questo sottolinea la concezione sumera della morte come limite invalicabile per l'uomo e per gli dèi di natura mortale, contro cui ogni fuga è vana. E’ la resa all’amor fati.
La figura di Geštinanna introduce il tema del sacrificio e della devozione familiare. Lei è l'unica a non tradire Dumuzi, subendo persino le torture dei demoni pur di non rivelare il suo nascondiglio. Il compromesso finale — dividere la condanna a metà — trasforma una tragedia totale in un ciclo di speranza, dove il dolore della perdita è bilanciato dalla certezza della rinascita.
Questo il sogno di Dumuzi1.
Dumuzi strisciò via per la steppa, finché stanco
si giacque a riposare. Giacque tra boccioli e giunchi
e fece un sogno e, quando si destò, un tremito l’assalì.
Tremò per quel che in sogno aveva visto. E gridò:
«Portatemi mia sorella, portate Geštinanna.
Lei è la mia scriba che sa di tavolette,
è la mia cantante che conosce più canti.
La sorellina mia conosce il senso delle parole,
la mia indovina, è lei che mi decifra i sogni.
Devo parlarle. Raccontarle il mio sogno».
Dumuzi parlò a Geštinanna: «Ascolta – le disse –
questo sogno: giunchi si ergono attorno a me,
un giunco solitario per me trema, da un doppio giunco
prima l’uno, poi l’altro viene strappato.
È un bosco fitto: alberi svettanti mi accerchiano.
Ho paura: il fondo della zangola mi cade,
la coppa a cui bevo cade dal suo cavicchio,
il mio bastone di pastore è sparito nel nulla.
Un’aquila ghermisce un agnello dal recinto,
un falco artiglia un passero dal canneto.
Le pecore del tuo gregge trascinano nella polvere
le loro barbe di lapislazzuli, finché la zangola si tace
e più non mesce latte, la coppa va in frantumi
e Dumuzi più non c’è. Il recinto è in balia dei venti».
Geštinanna parlò: «Taci, fratello mio Dumuzi,
altro non dirmi del tuo sogno! Altro non narrarmi!
I giunchi erti attorno a te sono i tuoi demoni,
che ti daranno la caccia e ti assaliranno.
Il giunco solitario che per te trema è nostra madre.
Il doppio giunco, da cui prima uno e poi un altro è strappato,
siamo io e te, Dumuzi. Siamo io e te: prima l’uno,
poi l’altra porteranno via. Il bosco fitto, gli alberi
che svettano e ti accerchiano sono gli spiriti dei morti.
Quando sarà spento il fuoco nel tuo cuore,
sarà gelo nella casa: gli spiriti ti prenderanno.
Quando la coppa a cui bevi cadrà dal cavicchio,
tu crollerai a terra, sulle ginocchia di tua madre.
Quando il tuo bastone di pastore sparirà nel nulla,
gli spiriti della morte faranno appassire ogni cosa.
L’aquila che strappa un agnello dal recinto
e il falco che artiglia un passero dal canneto,
sono i due spiriti che piomberanno su di te,
ti prenderanno e salteranno lo steccato.
Le mie pecore che le barbe di lapislazzuli
trascinano nella polvere, sono i miei capelli sciolti
per il dolore della tua morte. Dumuzi, fratello mio,
mi strapperò le guance dal dolore per la tua morte.
La zangola tace, più non mesce latte. La coppa ahimé
è frantumata, Dumuzi non c’è più. Il recinto è in balia
dei venti». Così decifrò Geštinanna il sogno del fratello.
Dumuzi la mandò, insieme con l’amico suo più caro,
a montare la guardia sulla cima di un colle. Gridò:
«Li vedete?». «Vengono – rispose l’amico – e portano
lacci per legarti. Vengono per te, Dumuzi».
Geštinanna parlò: «Presto, fratello! Nasconditi nell’erba!
Gli spiriti vengono per te». Dumuzi si nascose.
Disse: «Sorella mia, taci con tutti del mio nascondiglio!
Amico mio, non mi tradire!». Rispose Geštinanna:
«Se a qualcuno diremo del tuo nascondiglio,
ci sbranino i tuoi cani!». Giunsero gli spiriti
alla casa di Geštinanna e così parlarono:
«Dicci dov’è tuo fratello!», ma lei non aprì bocca,
rifiutò le loro offerte. Le strapparono le vesti,
le versarono pece nella vulva, ma non aprì bocca.
Andarono gli spiriti alla casa dell’amico,
gli fecero le stesse offerte. L’amico accettò.
Disse: «Dumuzi si nasconde nell’erba, ma dove
esattamente non lo so». Frugarono nell’erba,
gli spiriti non lo trovarono. «Cercatelo tra le piante!»,
disse l’amico. Frugarono, ma non lo trovarono.
«Guardate nei canali!», gridò l’amico. Nei canali
gli spiriti catturarono Dumuzi. Pianse e impallidì
il pastore. Poi esclamò: «Maledetto sia l’amico
che mi ha tradito e consegnato alla morte!».
Gli spiriti circondarono Dumuzi, gli legarono
mani e piedi, lo percossero e lo sfregiarono.
Dumuzi emise un gemito, tese le mani al cielo e implorò Utu:
«Cognato mio, dio giusto e pietoso, fa’ che io sfugga ai demoni,
fa’ che non mi prendano!». Utu, pietoso, accolse la preghiera:
tramutò le mani e i piedi di Dumuzi in quelli di una gazzella.
Dumuzi fuggì a Kubireš. I demoni non lo presero.
L’interpretazione simbolica della sorella Geštinanna
L’interpretazione dei sogni è un tema complesso in quanto un sogno può contenere elementi che fanno riferimento al vissuto, passato, presente o futuro, del sognatore cosi come messaggi transpersonali che possono riguardare l’intera comunità (o entrambe le possibilità). Se un sogno ha contenuti mantici, ovvero premonitori, occorre immediatamente prendere una iniziativa, soprattutto se nefasto, e per questo la condivisione con altri sognatori o con qualcuno esperto nella loro interpretazione, come nel caso della sorella di Dumuzi, diventa di vitale importanza quando si tratta, come in questo caso, di vita o di morte. Per tale motivo in molte culture antiche la figura dell’interprete dei sogni fu di vitale importanza e in alcuni casi rivestiva un ruolo sacerdotale in servizio presso templi di solito dedicati a divinità dal potere oniromantico.
I sogni possono contenere, oltre ad archetipi universali, elementi culturali ovvero aspetti che fanno riferimento alla specifica cultura, religione e visione del mondo a cui appartiene il sognatore. E’ evidente, da questo punto di vista, che alcuni aspetti di questo sogno fanno esplicitamente riferimento al contesto storico, culturale e religioso dei Sumeri, l’ambiente in cui vivevano, le regole e tabù religiosi, le credenze e conoscenze spirituali.
Vissuti nell’antica Mesopotamia, allora terra fertile e paludosa tra i due fiumi del Tigri e Eufrate, la dimensione della palude e del canneto assume nell’inconscio Sumero una simbologia particolare, ovvero la separazione tra la terra ferma e le acque dolci, una soglia liminale che sancisce anche i passaggi di coscienza dalla dimensione di veglia a quella di sonno/sogno. Con le canne facevano tante cose, dalla costruzione delle case a utensili, barche e non ultimo lo strumento usato dagli scribi per scrivere in linguaggio cuneiforme, la prima forma di scrittura conosciuta dall’umanità, su tavolette d’argilla tutto quanto è in parte arrivato a noi e che conosciamo di questa antica cultura risalente a più di 4000 anni fa.
Non a caso, le diverse divinità del pantheon sumerico che sovrintendono anche i canneti e le paludi sono anche coloro che inviano i sogni premonitori ai sacerdoti o sacerdotesse negli spazi liminali tra il sonno e la veglia, notoriamente vocati ai sogni spirituali e agli incontri con le divinità, come nel caso ad esempio di Enheduanna, interprete dei sogni inviati dalla dea della luna Ningal a lei devota2, perché possano agire per tempo esorcizzandoli, se nefasti, o sostenendone la realizzazione se fasti, per il bene e la sopravvivenza dell’intero popolo.
Vediamo i vari aspetti del sogno secondo l’interpretazione di Geštinanna. E’ evidente che molti di questi aspetti fanno riferimento a elementi specifici di questa cultura ma è interessante vederne l’aspetto non solo letterale ma anche simbolico di questa lettura.
La natura e le piante
- I giunchi/le canne che crescono intorno: Geštinanna spiega che rappresentano i banditi o i demoni in agguato, pronti a circondarlo e a tendergli un'imboscata.
- Una singola canna che oscilla: Rappresenta la loro madre (Sirtur), che presto sarà scossa dal dolore e piangerà disperata per la perdita del figlio.
- Le canne gemelle (una delle quali viene recisa): Simboleggiano Dumuzi e Geštinanna. Il fatto che una venga strappata indica che il loro legame fraterno verrà spezzato dalla violenta separazione e dalla morte di lui.
- I grandi alberi della foresta che si sollevano: Rappresentano i demoni infernali che, come alberi imponenti, si chiuderanno sopra di lui per intrappolarlo senza lasciargli via di scampo.
Gli oggetti della vita pastorale (La distruzione dell'ordine)
- L'acqua versata sui carboni ardenti (o sul braciere): Il fuoco del focolare domestico spento dall'acqua indica la fine della vita. L'ovile e la casa di Dumuzi diventeranno una "casa del silenzio" (un luogo desolato e privo di vita).
- Il coperchio rimosso dalla zangola (il contenitore per il latte): Simboleggia la violazione della sua proprietà. Un uomo malvagio (un demone) metterà le mani sul suo sostentamento e lo porterà via, distruggendo la sua attività di pastore.
- La coppa per bere strappata dal piolo: È la fine della sua esistenza felice. Significa che Dumuzi "cadrà dal grembo della madre che lo ha partorito", perdendo ogni protezione e nutrimento vitale.
- Il bastone da pastore che scompare: Il bastone è il simbolo dell'autorità, della guida e della protezione del gregge. La sua perdita indica che Dumuzi perderà tutto il suo potere e che i demoni spezzeranno o brucerà la sua difesa.
Gli animali e i presagi di morte
- L'allocco/gufo che strappa un agnello dall'ovile: L'uccello notturno rappresenta l'assalitore crudele (l'uomo malvagio o il capo dei demoni) che strapperà Dumuzi (l'agnello indifeso) dal suo rifugio sicuro.
- Il falco che cattura un passero sulla recinzione: È un'ulteriore metafora della predazione. Il falco è un grande demone infernale che piomba sul passero (Dumuzi) per ghermirlo senza dargli la possibilità di volare via.
- I capri che trascinano le barbe di lapislazzuli nella polvere: I lapislazzuli erano pietre sacre e regali nella cultura sumera. I capri con le barbe nella polvere simboleggiano il bestiame sacro portato al collasso e la stessa Geštinanna che, per il dolore, agiterà i capelli nell'aria come una tempesta durante il lutto.
- I montoni che graffiano la terra: Simboleggiano la disperazione del lutto imminente; Geštinanna si graffierà le guance con le unghie fino a sanguinare per piangere il fratello.
Il ritorno di Dumuzi dagli inferi è descritto in un altro importante testo sumero intitolato “Il ritorno di Dumuzi” che funge da ideale seguito al poema del Sogno.
Dopo che Dumuzi viene trascinato nel sottomondo, sua sorella Geštinanna e sua moglie Inanna sprofondano in un lutto disperato. Le due dee piangono senza sosta. Commossa dal loro immenso dolore, una mosca sacra rivela a Inanna il luogo esatto in cui i demoni tengono prigioniero il pastore. Inanna si reca alle porte degli Inferi. Lì si giunge al famoso compromesso approvato dalla regina del sottomondo, Ereškigal: Dumuzi sarà libero di tornare nel mondo dei vivi per sei mesi all'anno, a patto che Geštinanna prenda il suo posto per i restanti sei mesi.
Quando scatta lo scadere del primo semestre di prigionia, i demoni Galla allentano le catene. Dumuzi risale le tappe del Kur (l'Oltretomba sumero) e torna a rivedere la luce del sole per la prima volta.
Note
- Tratto da “Mitologia Sumerica”, a cura di Giovanni Pettinato, Utet, 2023
- Vedi il nostro precedente articolo: Luciano Silva, “Enheduanna, l’interprete dei sogni nell’antica Mesopotamia - La luna, il canneto, le nozze sacre, l’oniromanzia” pubblicato nel presente sito.
Immagine: il matrimonio di Inanna con Dumuzi
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