Stati Sciamanici di Coscienza
Saggio di Horwitz sugli stati di coscienza vissuti durante i viaggi sciamanici nel Mondo degli Spiriti.
15/01/2013
Saggio pubblicato su The Journal of Shamanic Practice - Vol.5, Issue 2, Fall 2012. Traduzione italiana a cura dell'Associazione Culturale Il Cerchio Sciamanico. Foto: Angelica Vittone Immagine ne "Il mondo degli spiriti" - Visione dell'Ayahuasca
“Stati sciamanici di coscienza” è molto più di una etichetta che descrive il cambiamento degli stati di coscienza che lo sciamano sperimenta mentre compie il suo viaggio verso, attraverso e dal Mondo dello Spirito. E’ anche la coscienza che risiede nello sciamano in ogni istante, ed è parte di una più grande coscienza alla quale tutti noi siamo connessi in ogni momento. Uno dei più grandi e bei misteri della vita è che tutti noi condividiamo la stessa coscienza e, allo stesso tempo, ciascuno di noi la manifesta differentemente. La via degli sciamani è un modo per arrivare sempre più vicino a questa coscienza.
La preparazione del viaggio
Una sessione sciamanica ha tre fasi basilari: la preparazione, il viaggio, il ritorno. Già dai primi passi di preparazione, lo stato di coscienza dello sciamano inizia a cambiare dal momento in cui la consapevolezza della presenza degli spiriti si espande. Uso il termine “espandere” perché, per me, così che sembra accadere, è come se ci fosse nel mio petto, nel mio corpo un maggiore spazio del solito, e nello stesso tempo uno spazio comunque sufficiente. E’ in questa coscienza approfondita che chi intraprende il viaggio verso gli spiriti formula precisamente la domanda del perché ha intenzione di andare nell’Altro Mondo. Qual è la errand, la missione? Per quale ragione si vogliono contattare gli Spiriti? Nonostante il mio stato di coscienza abbia iniziato a cambiare da poco, questo cambiamento è sufficiente per me per ripulire molte delle preoccupazioni quotidiane che potrebbero altrimenti oscurare la mia visione e ridurre la mia abilità di concentrarsi sulla missione che devo compiere.
Accendere il fuoco sacro, predisporre l’altare, lavare gli oggetti sacri con l’affumicamento sono tutti aspetti importanti per la fase preparatoria. Ma ciò che inizia ad accadere è che gradualmente divento consapevole degli spiriti, e quando la loro presenza diventa sempre più evidente così anche la mia missione, se devo chiedere aiuto per gli altri o per me stesso. La mia esperienza è che devo chiarirmi quanto più possibile le mie intenzioni; senza una chiarezza di intenti, si potrebbe facilmente ritornare dal viaggio sapendo che qualcosa è accaduto, ma senza sapere cosa, come Alice sperimentò nelle sue avventure nel Paese delle Meraviglie. Questo è ciò che potrebbe accadere anche quando lo scopo dello sciamano è solo quello di sperimentare l’estasi. L’estasi è solo la porta di accesso al mondo degli Spiriti, mentre l’intento è la chiave per comprendere ciò che a prima vista potrebbe sembrare misterioso nel viaggio. Tuttavia ci sono aspetti interessanti e apparentemente paradossali in questo. Per esempio, talvolta quando incontro i miei spiriti aiutanti e comunico loro il motivo della mia visita, lo scopo che esce dalla mia bocca non è necessariamente lo stesso che ho chiaramente formulato prima di lasciare il mio corpo. Sento che le ragioni di questo sono principalmente che quando formulo inizialmente uno scopo, anche se la mia coscienza ha già iniziato a cambiare, sono ancora in stretto contatto con, e influenzato da, i miei desideri personali riguardo alla mia vita, le mie aspettative, le mie paure o, se sto lavorando per qualcun altro, le circostanze di vita dell’altra persona che è venuta a chiedermi aiuto. Tuttavia, quando attraverso la soglia del mondo degli spiriti c’è uno spostamento, e per ciascuna soglia che supero di seguito ci sono altri spostamenti. Quanto più profondamente mi allontano dalla realtà ordinaria quanto più lascio ulteriormente “me stesso” alle spalle. Il risultato è che quando raggiungo i miei aiutanti e maestri nel mondo degli spiriti per porre la mia domanda, la mia vista mondana originaria è cambiata secondo una prospettiva più ampia e universale, e mi viene mostrato cosa mi serve vedere invece di ciò che pensavo di voler conoscere.
Spesso accade che la missione con la quale comincio è molto appropriata, ma nonostante ciò, la risposta degli spiriti può essere molto sorprendente, come sperimentai una volta in una sessione di guarigione in Inghilterra. La malattia può manifestarsi quando ciò che sembri essere separato, o bloccato, interrompe il flusso. Lo sciamano lavora assieme ai sui spiriti per rimuovere questi blocchi. In questo particolare caso stavo lavorando con una donna che soffriva di colite da due anni, sanguinante tutti i giorni. Nel lavoro diagnostico vidi che c’era un grande pitone nascosto nel basso intestino. Il pitone mi disse che era uno spirito aiutante della donna, e che aveva cercato di richiamare la sua attenzione da tempo ma senza successo. Il mio spirito aiutante di guarigione mi disse di rimuovere il pitone e di metterlo in una pietra speciale che avevo. Dovevo poi dare questa pietra alla donna. Dopo che feci questo, la donna non solo divenne consapevole del pitone e delle sue intenzioni benevolenti, ma poté comunicare direttamente con lui tenendo la pietra nelle sue mani.

Mentre rimuovevo il pitone dal suo intestino, lui mi disse che voleva che la donna lo cercasse e di entrare in contatto con il suo percorso spirituale. Inoltrai il messaggio alla donna. Al momento del lavoro, non avevo alcuna conoscenza personale di lei. Dopo la guarigione, ella mi disse che i suoi genitori erano originari dell’India. Ella venne cresciuta secondo la religione Hindu, ma non aveva seguito seriamente la religione o alcuna pratica spirituale, ed era infatti una psicologa che lavorava nel reparto psichiatrico di un ospedale in una città industriale.
Ella possedeva una piccola conoscenza dello sciamanesimo. Due mesi più tardi ricevetti una lettera da lei dove mi diceva che dal giorno della cerimonia di guarigione non aveva avuto più alcun sintomo della malattia. Scrisse inoltre che durante le vacanze aveva visitato uno zio che era un guru. Suo zio le diede esattamente lo stesso messaggio del pitone – ritrovare il suo percorso spirituale.
Il mio intento all’inizio del lavoro era stato rimuovere lo spirito della malattia. La cura, di fatto, fu condurre il paziente alla sorgente del suo potere.
Mentre le rimuovevo il pitone dall'intestino, il pitone mi disse che voleva che la donna cercasse ed entrasse in contatto col suo percorso spirituale personale. Le riferii il messaggio. Ai tempi di quel lavoro, non la conoscevo sul piano privato. Dopo quella guarigione mi disse che i suoi genitori erano di origine indiana. Lei era stata cresciuta come una Indù, ma non aveva mai praticato seriamente un principio religioso o spirituale e nella realtà era una psicologa che lavorava nel reparto psichiatrico di un ospedale in una città industriale. Possedeva una conoscenza molto limitata dello sciamanesimo. Due mesi più tardi ricevetti una sua lettera in cui mi raccontava che dal momento della cerimonia di guarigione non aveva più avuto nessun sintomo della sua malattia. Mi scrisse anche che durante le vacanze aveva fatto visita ad uno zio che era un “guru”. Suo zio le diede esattamente lo stesso consiglio del pitone, cioè di cercare il proprio percorso spirituale.
Il mio intento all'inizio del lavoro era quello di rimuovere lo spirito della malattia. La cura però è stata quella di iniziare il paziente alla sorgente del potere.
Gli Spiriti
A questo punto è necessario considerare “gli Spiriti”. In passato avevo spesso descritto gli Spiriti come dei fasci dell'energia e della potenza dell'Universo che si presentano a noi secondo modalità che possiamo comprendere, se siamo aperti a tutto ciò.
Ad oggi vorrei citare il commento di Richard Noll secondo cui gli spiriti “possono essere considerati come il flusso di un ego-alieno che emerge dalle ombre del “non-Io” per apportare nuove informazioni all'individuo che altrimenti non potrebbe accedere a questo tipo di informazioni durante lo stato ordinario di consapevolezza vigile” (1987:48-49). Gli spiriti sono senz'altro degli agenti del cambiamento, come hanno avuto modo di scoprire molti di noi ed il cambiamento a cui si sottopone lo sciamano come iniziazione è certamente una testimonianza di questo. Ma cosa ancora più importante, gli spiriti sono gli agenti del cambiamento che rendono possibile lo sciamanesimo: se non ci fossero gli spiriti, non esisterebbe lo sciamanesimo e non esisterebbe lo sciamano. Avverto che ciò sia molto importante al giorno d'oggi ed in quest'epoca in cui così tante persone vorrebbero provare a rendere lo sciamanesimo socialmente accettabile e riconvertirlo in un forma alternativa di psicoterapia. Sicuramente è una forma di psicoterapia, la più antica forma che esista, ma quest'aspetto ne è soltanto la superficie. Al di sotto della superficie c'è una conoscenza ed una pratica spirituale che deriva dagli insegnamenti degli spiriti.
Il Viaggio
Il viaggio dello sciamano è spesso considerato come una metafora. Questo punto di vista è molto pratico per coloro che non hanno un'esperienza diretta del viaggio sciamanico o per coloro che vorrebbero spiegare o comprendere il viaggio sciamanico attraverso il filtro molto stretto della nostra cultura e del nostro tempo; oltretutto è evidente che gli spiriti spesso comunicano con quelle che noi definiamo “metafore”. Ad ogni modo, il viaggio sciamanico è molto di più di una metafora.
Lo sciamano ha degli spiriti guida. Lo sciamano lavora richiedendo loro aiuto. La chiave per fare un lavoro sciamanico è sapere come chiedere aiuto, essere in grado di ricevere l'aiuto offerto ed essere capace di riportare indietro il messaggio con tutto il suo potere e la sua profondità. Il viaggio inizia quando lo sciamano varca la soglia del mondo degli spiriti e questo avviene generalmente quando lo sciamano chiama i suoi spiriti alleati, le guide ed i maestri richiedendo il loro aiuto come per esempio, quest'invocazione di Ghindia, una sciamana di Orochee nella Siberia orientale:
“Sono una donna povera. Non c'è nulla che mi distingua da qualunque altra donna nel nostro villaggio. Sono stata una povera orfana. Sono stata una bambina abbandonata. I miei genitori morirono molto presto. Non mi ricordo mia madre. La mia giovinezza fu difficile; la mia infanzia fu senza gioia e la mia adolescenza fu solitaria. Mi allevarono i miei parenti... ed ho sempre lavorato duro... ero solo una povera donna, ma tu mi notasti. Tu, spirito potente, scegliesti me, una povera donna. Diventai tua serva... tua umile lavoratrice. Non ti fece repulsione entrare in me. Il mio corpo fu piacevole per te... Tu scegliesti me ed io divenni una sciamana. Senza te io sono soltanto una povera donna. Con il tuo aiuto io sono potente. Tutte le persone mi rispettano; tutto il “buseu” (livello minore di spiriti maligni) mi teme. Sono la tua servitrice... la tua portatrice di messaggi, la tua lavoratrice. Ti ho intrattenuto con il mio canto e la mia danza. Il mio tamburo spaventa i tuoi nemici. Il tintinnare della mia cintura li mette in fuga ...Ho preparato del cibo per te. I tuoi piatti preferiti sono pronti. Vieni, mio padrone, sono pronta a riceverti. Vieni, vieni!” (Lopatin, 1940-41. Anthropos 35-36:354-55)
Quanto più lo sciamano viaggia profondamente, tanto più giunge vicino all'essenza del suo potere - il Potere dell'Universo – sia metaforicamente che letteralmente. Metaforicamente in quanto il viaggio lo porta sempre più lontano dalla realtà della sua vita ordinaria da cui è partito, letteralmente in quanto la separazione sperimentata tra lui e la Potenza essenziale dell'Universo si dissolve, fino in alcuni casi, a non avere alcuna separazione.
Il mondo degli spiriti
Nei racconti raccolti dagli sciamani dalle culture tradizionali e dalle esperienze dei praticanti sciamani nelle moderne società occidentali, è chiaro che la geografia del mondo spirituale sia vasta. Queste aree sono spesso indicate come il Mondo di Sopra, il Mondo di Mezzo ed il Mondo di Sotto nell'universo dello sciamano; ed i cambiamenti in essi che possono essere orizzontali, verticali, multi-direzionali, spesso sembrano essere sincronici ai cambiamenti che portano ancora più in profondità la consapevolezza del viaggio. Alcuni praticanti sentono che si debba viaggiare nel Mondo di Sotto per ottenere potere, cognizioni di guarigione o energia primaria; nel Mondo di Mezzo per ottenere consigli pratici ed aiuto, e nel Mondo di Sopra per ottenere risposte alle domande grandi od esistenziali che la vita ci propone. Queste linee guida dovrebbero essere considerate come “regole del pollice” (ndr. Termine anglosassone per indicare delle regole pratiche generali basate sul buon senso più che su dati scientifici) cioè solamente indicative, dal momento che in molte società tradizionali ci sono sciamani specializzati che viaggiano solo in certe aree del mondo dello spirito in determinate circostanze e per motivi specifici.
Lo sciamano sperimenta molte variazioni nello stato di coscienza durante il viaggio. Queste variazioni possono verificarsi in seguito ad un cambio del posto nel mondo dello spirito, ma non vi è alcun limite alla profondità del viaggio sciamanico, né ai cambiamenti di coscienza sperimentati dallo sciamano che viaggia. La fusione con uno spirito guida è un'esperienza straordinariamente potente e comporta un riorientamento totale. Può anche accadere che lo sciamano entri nel corpo di uno dei suoi spiriti alleati e sperimenti l'Universo dal punto di vista di quello spirito alleato, ma che al tempo stesso mantenga la sua propria consapevolezza. A ciascuno di questi cambiamenti lo sciamano espande l'esperienza della coscienza. Alcune persone sperimentano addirittura la morte ed il morire durante il viaggio. Una volta, in uno dei miei corsi, un antropologo che aveva quasi settant'anni, morì. Per fortuna sua moglie, che era morta alcuni anni prima, sapeva che il suo tempo non era giunto al termine e dopo un incontro profondamente commovente, lo rimandò indietro. Dopo un periodo molto lungo in cui lo richiamavamo indietro, finalmente ritornò nel mondo dei vivi. Ci raccontò che quando si rese conto di essere morto, sentì una preoccupazione distaccata per tutti i guai che la sua morte avrebbe causato a me ed all'organizzatore del corso. Ma ora era morto ed era ciò che era. Per lui, non c'erano dubbi - era morto ed era andato in paradiso. E non fu un'esperienza di “pre-morte”, fu proprio un'esperienza di morte.
Sono possibili cambiamenti nella coscienza ancora più profondi della morte, anche senza l'uso delle piante di “medicina”. Queste esperienze vanno al di là di ciò che oggi chiamiamo "visualizzazione" o "immaginario". Esse coinvolgono tutti i sensi e talvolta anche vanno al di là dei sensi verso l'esperienza del diventare uno con il Potere dell'Universo. Per sperimentare questo si deve andare oltre la conoscenza, oltre la consapevolezza, al di là della morte ed all'interno dell'essenza dell'essere, in quello che alcuni forse chiamerebbero coscienza.
Animismo
Il modo animistico di muoversi attraverso la vita – cioè il riconoscere che tutto è vivo - è il veicolo dello sciamanesimo. A mio parere è anche la base per la comprensione della coscienza. Jaime de Angulo cita uno dei suoi amici Pit River Indian che gli dice: “Ogni cosa è viva, anche le rocce, anche quella panchina su cui sei seduto. Qualcuno ha costruito quella panchina per uno scopo, vero o no? Bene, allora è viva, non è forse vero? Ogni cosa è viva. Questo è quello che credono gli Indiani. I visi pallidi pensano che ogni cosa sia morta...” (Indian Tales. P.242). Al punto successivo de Angulo aggiunse “Lo spirito della meraviglia, il riconoscimento della vita come potere, come una forma misteriosa, onnipresente, concentrata di energia non-materiale, di qualcosa sparso nel mondo e contenuto in ciascun oggetto ad un grado più o meno denso questo è ciò che credono al Pit Indian River” (AA, ns, 28, 1926:354. The Background of the Religious Feeling in a Primitive Tribe). Queste due dichiarazioni catturano l'essenza dell'esperienza animistica della vita.
Inoltre, su questo punto, Cushing sottolinea che “Gli Ashiwi, o Zuñi, credono che il sole, la luna e le stelle, il cielo, terra e mare... e tutti gli oggetti inanimati, così come le piante, gli animali e gli uomini appartengano al grande sistema in cui tutto è cosciente e tutte le vite sono interconnesse. In questo sistema di vita il punto di partenza è l'uomo, l'organismo più completo, ma ancora il più basso; come minimo è il più basso in quanto è il più dipendente ed il meno misterioso ... tutti gli esseri soprannaturali, gli uomini, gli animali, le piante e molti elementi in natura sono considerati come esistenze personali e sono racchiusi in un solo termine: a-ha-i ...= “Vita”, “gli Esseri”. (Cushing, Frank, 1883: 9 bid.11)."
Praticare lo sciamanesimo
Al giorno d'oggi molte persone associano automaticamente lo sciamanesimo all'uso delle piante di medicina psicotrope. Questi spiriti guida delle piante non sono tutti necessari per praticare lo sciamanesimo. A questo punto della mia vita, definisco lo sciamanesimo come “una disciplina spirituale che permette di contattare direttamente il potere spirituale dell'Universo, utilizzarlo ed essere da lui utilizzati. Anche se lo sciamanesimo è definito dalla cultura, la capacità di praticare lo sciamanesimo è una dote naturale dell'uomo”. Lo sciamano è colui che viene scelto dagli Spiriti per rappresentarli nel mondo materiale. Lo sciamano impara a chiamare i suoi spiriti alleati ed i maestri quando necessario ed a inviare la sua anima fuori dal corpo per viaggiare nel mondo degli spiriti. La missione della sciamano è quello di chiedere aiuto ai suoi spiriti e di riportare l'aiuto nel mondo materiale generalmente con l'intento di guarigione o di ripristino in qualche modo di un equilibrio. Oltre a ciò lo sciamano è un servitore del popolo ed un servitore degli spiriti allo stesso tempo.
Essere un servitore del popolo ed un servitore degli spiriti allo stesso tempo non è un lavoro facile, come indica l'invocazione di Ghindia. Spesso non viene lasciato molto spazio all'individualismo a cui diamo così tanta importanza nel mondo occidentale. Allo sciamano viene spesso richiesto di fare un patto con gli spiriti, che contiene spesso certi tabù. Se uno sarà un potente sciamano, questo può avvenire solo con la cooperazione degli Spiriti, e questo richiede una resa.
Il ritorno
Ma cosa succede allo sciamano dopo il suo ritorno dal mondo degli spiriti? Fino ad ora, abbiamo considerato gli stati sciamanici di coscienza solo in relazione al viaggio sciamanico. Alcuni sentono che uno sciamano è uno sciamano solo nel momento in cui sta praticando lo sciamanesimo. Da un certo punto di vista questo è sufficientemente vero, ma non è l'unica verità. Il percorso dello sciamano è un percorso spirituale, non importa quale sia lo stato di coscienza in cui si trova. Se lo sciamano vaga troppo lontano dal sentiero, dai dettami dei suoi spiriti alleati e dei maestri, corre il rischio di perderli. Gli Spiriti sono costantemente una parte della sua coscienza quotidiana, e questo ha un effetto sulla sua consapevolezza della realtà ordinaria. Ciò ha anche un effetto su come gli altri lo considerano. Come sottolinea Handelman (1972) in modo molto perspicace, la maggior parte delle persone che non hanno possibilità di accesso diretto al mondo degli spiriti temono lo sciamano o lo rispettano (84-101).
Quanto più il potere degli spiriti scorre attraverso di lui, tanto più lo sciamano diventa potente, a condizione che il potere venga utilizzato in modo appropriato, cioè come deciso dagli Spiriti. Dopo l'iniziazione, forse l'insegnamento più importante dagli spiriti per colui che vuole diventare sciamano è “come vivere con il potere nella sua vita di tutti i giorni” in un modo che sia accettabile per lo sciamano ed accettabile per la società in cui vive. Senza imparare questi insegnamenti, il neofita rischia la follia, o, forse peggio, di essere temuto come un lunatico, o semplicemente liquidato come un nevrotico. Questi insegnamenti sono essenziali perché quanto più lavora con gli Spiriti, tanto più lo sciamano diventa consapevole che gli spiriti sono contenitori del potere dell'universo. Allo stesso tempo diventa più conscio che il potere dell'Universo è lo stesso potere che c'è in lui e che quella è la fonte dell'universo ed anche la sua stessa fonte del suo potere e della sua profonda coscienza. Da questa considerazione deriva l'affermazione che non vi è separazione tra il potere dell'individuo, la coscienza dell'individuo, il potere dell'Universo e la coscienza dell'Universo. Essi sono uno e sono la stessa cosa.
Conclusione
Il non riconoscimento della natura animistica dell'Universo è uno dei maggiori ostacoli che impedisce alla scienza occidentale la comprensione della coscienza. Se pensiamo che tutto è morto, lo separiamo da noi stessi. Da questo punto di vista è molto difficile indagare sulla coscienza salvo che come su qualcosa rimosso dal nostro essere. Dal poco che ho imparato mi sembra chiaro che il punto di partenza per studiare la coscienza sia dal di dentro, cioè dalla mia propria connessione alla coscienza. Qualcosa di così bello, così profondo, così totalizzante come la coscienza non può essere pienamente studiato solo da un approccio scientifico occidentale. Gli scienziati d'Oriente hanno studiato la coscienza per diverse migliaia di anni e gli sciamani, entrando negli gli stati sciamanici di coscienza, hanno studiato la coscienza per forse centomila anni o più. I risultati di questi studi mostrano chiaramente l'interrelazione tra la vita e la coscienza. La vita è la coscienza. Tutto è vivo. Ogni cosa ha una coscienza, ed è questa coscienza che ci unisce tutti insieme.
Letteratura citata:
Cushing, Frank H. (1883): Zuñi Fetiches. Second Annual Report of the Bureau of Ethnology. Washington, DC. (Reprinted KC Publications, Las Vegas, Nevada. 1987)
Di Angulo, Jaimi (1926): The Background of Religious Feeling in a Primitive Tribe. American Anthropologist, ns.
Di Angulo, Jaimi (1953): Indian Tales. New York
Handelman, Don (1972): Aspects of the Moral Compact of a Washo Shaman. Anthropological Quarterly, 45,2. Washinton DC
Lopatin, Ivan A. (1940-41): A Shamanistic Performance to Regain the Favor of the Spirit. Anthropos 35-36. Freiburg
Noll, Richard (1987): The Presence of Spirits in Magic and Madness. In Nicholson, Shirley (ed.) Shamanism, An Expanded View of Reality. Wheaton, Ill.
Riguardo all'autore
Jonathan Horwitz ha studiato e praticato sciamanesimo dal 1972 ad insegna sciamanesimo dal 1986. E' il co-fondatore del Centro Scandinavo per gli Studi Sciamanici (www.shamanism.dk).
Vive nel suo centro di ritiro Asbacka, nei boschi della Svezia meridionale. Lo si può contattare scrivendo a : jonathan@shamanism.dk
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