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Chiamando il Duende: la pratica della Tensegrità

Una intervista a Nyei Murez e Renata Murez, studenti di Carlos Castaneda e Facilitatrici della pratica della Tensegrità

05/04/2012

Intervista pubblicata sul numero di March 2012 della rivista El Despertador, conducted by Paqui Socas, Mario Merinero, traduzione in Italiano a cura di Luciano Silva. Si ringrazia Cleargreen per l'autorizzazione concessaci.

 

Cos’è la  pratica della Tensegrità?

La pratica della Tensegrità è la versione moderna del “cammino del guerriero-viaggiatore” che il veggente indiano yaqui, don Juan Matus, insegnò ai suoi quattro studenti: Carlos Castaneda, Florinda Donner-Grau, Taisha Abelar e Carol Tiggs. Don Juan nacque a Yuma, Arizona,  e visse anche a Sonora, México, ed era il nagualo guida di un gruppo di uomini e donne il cui lignaggio ebbe origine in Messico, più di 10,000 anni fa. Don Juan descrisse l’obiettivo dei veggenti del suo lignaggio come “la libertà della percezione” – libertà di percepire l’essenza della realtà – energia vibrante, fluida, organizzata da una intelligenza che don Juan chiamò intento.

Don Juan disse ai suoi studenti che la conoscenza che egli trasmise loro appartiene ad un universo vivo, un universo nel quale l’energia fluisce costantemente -  e per questo dovevano adattare questo flusso al loro tempo, in modo da poter approcciare questa conoscenza. Tenendo presente questa condizione, Carlos Castaneda diede il nome di “pratica della Tensegrità” alla espressione moderna di quello che don Juan insegnò ai suoi studenti – i movimenti energetici dei Passi Magici, che don Juan e altri veggenti del suo lignaggio insegnarono loro, la pratica della ricapitolazione o revisione della propria vita, e il sognare – l’arte di usare i sogni ordinari e altri stati di coscienza come mezzo per viaggiare,  in termini di coscienza. Tutte queste pratiche sono concepite per aiutare una persona ad essere completo – detto in altri modi per mantenere una connessione cosciente con quello che don Juan chiamò il corpo di sogno, o il corpo energetico, un gemello del corpo fisico, o dell’essere fisico, fatto di energia.

Tensegrità è un termine preso a prestito dalla architettura, coniato dall’architetto, scienziato, pensatore e sognatore R. Buckminster Fuller. Fuller osservò una struttura efficiente e adattabile in natura, per esempio negli alberi o nel nostro sistema solare,  una qualità che desiderava portare nelle sue strutture architettoniche. Carlos Castaneda vedeva che questo principio entrava in gioco  nei movimenti dei Passi Magici e in tutte le pratiche che don Juan gli insegnò: tutte avevano lo scopo di portare questo stato adattativo e talvolta integrativo a tutte le parti del nostro essere – al nostro corpo, ai nostri pensieri ed emozioni, la coscienza, e in ultima istanza al nostro essere completo: corpo fisico e corpo energetico – come anche alle relazioni che teniamo con gli altri esseri umani, gli animali, le piante e gli alberi, la terra, il pianeta e le stelle.

 

Quali sono le origini della pratica della Tensegrità?

Carlos Castaneda era uno scienziato sociale — stava svolgendo una ricerca sul campo nell’area chiamata “etno-botanica” quanto incontrò don Juan.  Aveva la speranza che don Juan potesse insegnargli la sua visione culturale delle piante, che era differente dalla sua, del mondo occidentale. Don Juan gli insegnò differenti visioni delle piante – e una visione differente del mondo, di quello che siamo, di qual è il nostro scopo di stare qui, in questo mondo. Egli scrisse questi insegnamenti in 12 libri che furono dei best-sellers, includendo Gli insegnamenti di don Juan e Tensegrità.

 

Qual’è questo proposito?

Per don Juan, questo proposito è la consapevolezza. Tutti gli esseri sensibili in questo pianeta, le piante, gli alberi, gli animali, gli esseri umani stanno qui come aspetti dell’universo, espandendo la propria consapevolezza di sé. Dunque la pratica della Tensegrità è una pratica di consapevolezza. Se vogliamo espandere la nostra coscienza in questo viaggio che è la nostra vita, disse don Juan, ci occorre energia – energia che proviene dal radunare tutte le nostre risorse in uno stato di integrazione.  Così tutte le pratiche che insegnò ai suoi studenti, e che loro insegnarono a noi, avevano questo proposito.

Sentirono che il miglior modo per onorare quello che don Juan insegnò loro era di condividerlo con tutte le persone interessate. Così ci istruì a condividerlo direttamente con gli altri nei seminari, nelle classi on line e di persona, sponsorizzato da Cleargreen Incorporated, dove condividiamo i movimenti dei Passi Magici, danze, musica, teatro e pratica di auto-consapevolezza che ci furono insegnati. E adesso, stiamo istruendo nuovi facilitatori per condividere queste pratiche con gruppi di praticanti locali.

 

Ci può spiegare il concetto di ben-essere, secondo la visione di una struttura di Tensegrità o di una pratica di Tensegrità ? 

E’ una magnifica domanda. Anzitutto dobbiamo vedere a cosa ci si riferisce col termine ben-essere. Per i nostri quattro maestri, ben-essere significa la capacità di sentire stupore, vuol dire apprezzamento e ammirazione per tutto quello che arriva nel nostro cammino come esperienza – indipendentemente da quello che stiamo sperando o desiderando, o no. In altre parole, significa mantenere una integrità fluida dentro il nostro essere, per vedere l’inatteso in un altro contesto, più ampio, un contesto che si trova al di là di quello che don Juan chiamò “la mente dell’io-io” e accedere alla vera mente, la mente del nostro essere integro. Così, se qualcosa entra nella nostra vita, come potrebbe essere una persona che non si ferma a un semaforo rosso o una cameriera che pare ignorarci in un ristorante, o vincere un premio, o altre cose, invece di cercare di negare rigidamente quello che sta accadendo, o andandosene via o lasciarsi trasportare dai sentimenti che sorgono, stiamo presenti ai nostri sentimenti, davanti alla esperienza e ci adattiamo. Possiamo lasciar fluire i nostri sentimenti e lasciarli fare il loro lavoro, che consiste nel dirci quando siamo dentro o fuori da una condizione di integrità con noi stessi e con altre persone. Per esempio, quando la nostra paura naturale ci frena attraversando l’incrocio e ci lasciamo trasportare dalla rabbia che sentiamo verso un autista, allora possiamo vedere che non eravamo veramente attenti mentre ci avvicinavamo all’incrocio; o riconosciamo che ci sentiamo tristi o arrabbiati perché la cameriera sembra che non si sia occupata di noi al ristorante, e allora possiamo ammorbidire il nostro comportamento verso di lei e vedere che forse è stanca a quest’ora della notte; o diamo spazio per esprimere la nostra allegria essendo riconoscenti per coloro che ci diedero un premio, apprezzandoli e mostrando loro riconoscenza allo stesso tempo.

Buckminster Fuller evidenziò che se vediamo una  struttura di Tensegrità come quella di un albero, possiamo vedere che i suoi rami potrebbero rompersi se in caso di un forte vento l’albero rimanesse paralizzato in una posizione rigida.  Però nella maggior parte dei casi, un albero ha un sistema idraulico e fluido di acqua e aria dentro di sé che gli permette di adattarsi e inclinarsi verso il basso alla pressione del vento invece di rompersi.

E’ interessante che la psicologia moderna parla di un fenomeno parallelo nella nostra propria psiche. Lo psichiatra e scrittore Daniel Siegel propone che il funzionamento della nostra psiche e del nostro ben-essere emozionale possa essere comparato con qualcosa che la matematica chiama “sistemi complessi”, i quali richiedono sia la differenziazione che l’integrazione dei suoi componenti separati.  Da l’esempio di un coro – se tutti cantiamo assieme la stessa nota, bene, siamo integrati, però non differenziati.  Il sistema è rigido. Se tappiamo le nostre orecchie e cantiamo tutti nello stesso momento, allora c’è differenziazione però il sistema risulta caotico. Se cantiamo tutti uniti in armonia, allora abbiamo un sistema integrato che sta funzionando.

Se le nostre emozioni fossero o molto rigide o un caos, ci dice la scienza oggi, questo si rifletterà nei nostri stati mentali e fisici; non ci sarà una mente “chiara” o un corpo veramente sano se le nostre emozioni non sono integrate. Il Dr. Daniel Siegel cita alcuni studiosi di Harvard, che dicono che i cervelli dei bambini costantemente vittime di abusi non solo sono più piccoli del normale, ma che le aree specifiche che furono danneggiate sono quelle relative alla integrazione – l’ippocampo o corpo calloso. Le conclusioni di questi scienziati sono in accordo con la psichiatria – i traumi bloccano l’integrazione, le relazioni sane promuovono l’integrazione. E come disse don Juan, il nostro dialogo interno ha il suo effetto in tutto il nostro essere e nella nostra esperienza. E questo si è dimostrato in un'altra ricerca neuro scientifica – Dr. Candace Pert e altri neuro scienziati nel campo della psiconeuroimmunologia dimostrano tramite i loro studi sul funzionamento dei neuropeptidi nel nostro sistema, che la nostra immunità e il nostro stato mentale/emozionale sono intimamente connessi.

E pare che un corpo sano è un corpo che riconosce tutti i sentimenti, senza la necessità che ci si trovi d’accordo con essi o eternamente in conflitto con qualcuno di loro – o giudicarli come “bene” o “male”. Per i nostri maestri questo è quello che dobbiamo fare dentro il proprio essere – essere capaci di ascoltare e riconoscere quello che sta succedendo nel nostro interno e anche al di fuori di noi. Per questo, in molti gruppi di “consapevolezza” o in altri campi, esiste al credenza tacita che dobbiamo negare o ignorare certe parti di noi – i nostri sentimenti. Per esempio, se siamo in una pratica di movimento e sentiamo dolore, forse tendiamo a pensare che lo dobbiamo ignorare o semplicemente “seguire il ritmo” degli altri. O se sentiamo rabbia o (oddio, no) invidia, o qualche altro sentimento che abbiamo imparato a negare, cerchiamo di spegnerlo e di metterci in faccia un bel sorriso.

Dunque la pratica della Tensegrità è l’arte di sostenere questa integrità fluidamente. Include anche l’arte della ricapitolazione – della revisione delle nostre vite con l’aiuto della respirazione profonda ed espansa, tenendo traccia del flusso di energia e delle emozioni nell’esperienza di ogni giorno, per arrivare a conoscere meglio noi stessi e i nostri schemi e vedere così dove siamo rimasti bloccati nella nostra forma di pensare o nelle nostre emozioni ma anche dove siamo flessibili – conoscendo il più possibile di questi stati – includendo la nostra posizione corporea in questi momenti – come respiriamo, cosa passa al nostro corpo – abbiamo la mandibola tesa di rabbia ? Il nostro petto si contrae dall’invidia o si espande con allegria ? per poter aggiustare e renderci conto di ogni situazione, assumere la responsabilità che ci compete in ciò che capita -  e lasciare che gli altri si assumano loro responsabilità.  Se riconosciamo la nostra responsabilità in una certa situazione, allora avremo la possibilità di adattare, coordinare e cooperare.

Questa capacità di portare il coro di tutti i liquidi, il midollo spinale e le ossa del nostro corpo al concerto, per formare un vero ed unico coro che, unito agli altri, diventa una sinfonia, è ciò che lascia emergere il nostro “altro essere” – il corpo energetico. E’ uno stato integrato di sentirsi totalmente nel proprio corpo e anima, quello che si potrebbe paragonare all’arrivo del duende – il potere di sentire realmente tutte le emozioni ed esprimere questo profondo sentimento che, come disse Federico Garcia Lorca, viene dalla terra e dal cielo stessi e entra nei nostri piedi, illuminando le nostre vene e i nostri cuori, occhi e voci, il nostro vero essere, e può illuminare l’intero spazio, l’intera famiglia, una foresta intera, l’intera città, il mondo intero… un essere alla volta.

 

 

Copyright 2012, Laugan Productions, Inc.

Un ringraziamento speciale a El Despertador.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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