Il sogno dell'Uomo Selvaggio - di Cat Hooley-Jones
Quando i sogni rivelano segreti antichi come l'utilizzo dei "cucchiai dei druidi" per il sognare.
26/03/2012
L’articolo è stato pubblicato nell’edizione originale inglese sull’autorevole rivista americana di sciamanesimo “Sacred Hoop” (Issue n.70-2010). Ringraziamo Nick Wood, editore della rivista Sacred Hoop (www.sacredhoop.org) per la gentile autorizzazione concessaci. Traduzione italiana a cura dell'Associazione Culturale Il Cerchio Sciamanico.
E' sempre eccitante quando le scoperte nei sogni e quelle archeologiche collimano e collegano i mondi della realtà ordinaria con i regni dei sogni. Ho sempre sognato in modo vivido. Potrei dire che sono stata benedetta dal dono che i popoli nativi del Nord America chiamano i “sogni di medicina” o i “grandi sogni”. Alcuni di questi sogni mi sono giunti per avvertirmi di un pericolo, per mostrarmi come guarire una malattia o come era necessario agire per ripristinare lo stato di perfetta salute. Ho anche compiuto dei viaggi con il mio corpo di sogno attraverso vaste distanze per incontrare maestri importanti e persone che spesso vivono in altri paesi.
Questi incontri sono stati così vividi che una volta svegliata ero assolutamente certa che si era svolto un reale incontro e quando poi parlavo in seguito con queste persone, avevano verificato alcuni dettagli del nostro incontro nel sogno confermandomi che ero davvero stata là con loro e che avevamo avuto una conversazione importante.
Alcuni di questi sogni hanno avuto un effetto così forte che hanno scatenato domande e ricerche sui significati più profondi della loro simbologia e metafore ed a volte ci mettono anni prima di essere rivelati e sempre mi colgono di sorpresa (e gioia) quando trovo la chiave e finalmente decodifico il simbolo. Alcuni di questi sogni hanno portato a percorsi e ad avventure sincroniche. Questo fu uno di quei sogni ed avvenne in Nuova Zelanda nel 1999.
L'uomo selvaggio dell'altro mondo
Nel sogno mi ritrovavo in piedi vicino alla finestra all'estremità del salotto della casa di mia madre. Si affacciava su una profonda vallata che degradava vertiginosamente ed io stavo osservando un piccolo ruscello causato dalle forti piogge che la attraversava.
La finestra era appannata dall'interno così con la mano ho pulito una parte chiara in modo da poter vedere la scena sotto me. Il vetro si appannò ancora una volta ed attraverso di esso potei intravedere in profondità delle lettere filiformi runiche scritte in rosso scuro come se fosse sangue. Erano scritte all'esterno della finestra e quindi per me erano scritte alla rovescia, cercavo di leggere il messaggio, ma non riuscivo quasi a capirlo. All'improvviso apparve alla finestra un gigantesco uccello nero, un corvo e cominciò a beccare con veemenza contro il vetro. Colpiva il vetro col suo becco in modo persistente e sempre più forte, capii che il vetro si sarebbe rotto e feci un passo indietro giusto in tempo prima che esplodesse.
Non appena i frammenti mi scoppiarono tutt'attorno, l'uccello venne avanti in una gigantesca “bolla morfica”, un globo scintillante di ectoplasma che posso descrivere solo come un'immensa bolla d'aria sott'acqua uscita dalle bombole di un sub.
Quella palla luccicante si dilatò rapidamente e come succede di solito, l'uccello che ne stava uscendo cambiò d'aspetto e si trasformò in un uomo che correva che fece scoppiare la bolla ed i frammenti di vetro e si precipitò verso di me. Ero impietrita. Era un Uomo Selvaggio primitivo sporco di fango, terrificante nella sua dirompenza.
Mi mossi automaticamente all'indietro in modo così rapido per allontanarmi da lui che all'istante mi ritrovai dietro l'angolo ed in cucina attaccata agli armadietti della stanza.
Mi caricò a testa bassa fermandosi proprio difronte al mio viso. Era davvero terrificante da guardare, con i suoi capelli selvaggi con dentro bastoncini e rovi spinosi.
La sua faccia scura di fango aveva dei cucchiai che gli coprivano gli occhi. Guardò in modo inquietante non appena afferrò le estremità di questi cucchiai per le loro strane e corte impugnature e li tolse dagli occhi prima dal lato interno.
Mi guardò intenzionalmente dritto negli occhi. Mi ritrovai a non averne più paura non appena mi parlò telepaticamente, le parole si formavano direttamente nel centro della mia mente.
“Sono l'Uomo Selvaggio dall'altro mondo, dal mondo di sotto. Sono venuto a dirti che sposerai l'uomo che ti comprerà un capannone.” Mi mostrò una piantina come una mappa di case con la forma di un edificio, una torre ad ogni lato e tre alberi sul davanti. Mi risvegliai con un sobbalzo. L'immagine dei suoi occhi coperti da cucchiai era ancora fresca nella mia mente, spaventandomi e leggermente affascinandomi. Non avevo mai visto un'immagine del genere prima di allora e ciò nonostante mi colpiva ad un altro livello come se fosse qualcosa che avessi sempre saputo.
Nei giorni che seguirono mi ritrovai a cercare di sapere qualcosa riguardo ai cucchiai che portava sugli occhi. Divenne una domanda, un enigma che mi avrebbe intrigato per i successivi dieci anni. Andai a vivere in Gran Bretagna nel 2001 e nel dicembre 2005 il mio compagno Dan iniziò a studiare le usanze dei Celti e degli antichi Druidi per un brano che stava scrivendo. Era interessato soprattutto alle pratiche sciamaniche nel culto dei Celti, ai modi di fare estrazione di peccati con rituali legati al cibo, agli “ofydd” (vati, veggenti e divinatori) ed alla “gwyllt” (le figure sciamaniche di Uomini Selvaggi il cui più famoso esponente fu Myrddin Gwyllt, meglio conosciuto come Merlino durante il suo periodo di folle ispirazione in cui vagava per la foresta). Quando Dan mi disse che si era imbattuto in alcuni oggetti rituali chiamati “Cucchiai dei Druidi”, il mio cuore sobbalzò. Potrebbero essere questi i cucchiai del sogno? Seguii questo simbolo di ricerca fino al Museo St. Fagans nel sud del Galles che veniva chiamato “Il padiglione del villaggio dei Drudi” dal momento che esponeva articoli tipo i “cucchiai di bronzo per predire il futuro”.
Questo portò al contatto con il Museo Nazionale del Galles di Cardiff dove vengono custoditi molte paia di cucchiai dell'esposizione dell' Età del Ferro.
Scrissi ad Adam Gwilt, il curatore delle collezioni delle Età del Bronzo e del Ferro nel Dipartimento di Archeologia e non solo fu davvero d'aiuto, ma aveva anche un nome molto ben augurale (gwyllt – l'Uomo Selvaggio). Adam si offrì gentilmente di accompagnarci durante la nostra visita all'esposizione all'inizio del gennaio 2006 e per casualità era il mio compleanno il giorno in cui andammo a vedere per la prima volta questi incredibili cucchiai.
Ci disse che i riferimenti all'uso dei cucchiai tendono ad essere misteriosi ed oscuri e richiedono l'accesso ad una biblioteca universitaria, così ci promise di fare delle copie di alcuni testi relativi ai cucchiai del Galles e di inviarcele per posta.
Gli archeologi avevano delle teorie riguardo a come venivano usati i cucchiai ed al loro proposito. Si pensava di maggior accordo che il loro scopo fosse far parte di qualche pratica rituale.
Tipicamente, in queste paia di cucchiai, uno ha un buco che lo attraversa, mentre l'altro è diviso in quattro quarti (spesso con incise due linee sottili che si intersecano al centro, creando una croce dai bracci uguali). Il cucchiaio con il buco spesso ce l'ha posto al centro, ma a volte altri cucchiai hanno il buco vicino al bordo. Gli archeologi credono che i cucchiai potessero essere usati per divinare e che il buco fosse usato probabilmente per lasciar sgocciolare liquidi (o olio, o una polvere fine) dal cucchiaio più in alto al cucchiaio più in basso; ma non ne sono molto sicuri. Quello di cui tuttavia possiamo essere sicuri è che questi cucchiai costavano molti soldi per essere fabbricati perché i materiali, la tecnica e la decorazione richiedevano artigiani esperti. Alcuni erano ricavati da stampi di bronzo, altri fatti da lamine di metallo e mostravano i segni degli utensili e delle scanalature sia sul fronte che sul retro.
Questi cucchiai venivano rifiniti a mano a volte con metalli preziosi intarsiati nelle quattro sezioni come oro, argento e bronzo. Anche le piccole impugnature ornamentali sono spesso decorate con bellissimi disegni.
Quando finalmente arrivarono le note da Adam Gwilt dal Museo, iniziai a leggerle. Descrivevano i luoghi dove erano stati ritrovati i cucchiai e riportavano illustrazioni dei loro disegni e delle misure reali. Alcuni di questi riferimenti in particolare catturarono la mia attenzione. Il primo relativo alla scoperta di un paio di cucchiai in una tomba a Burnmouth nel Berwickshire lungo il confine Scozzese-Inglese nel 1923. I cucchiai vennero trovati con uno scheletro orientato nord-est / sud-ovest, coricato sul suo lato destro con le gambe leggermente flesse in modo che le mani fossero di fronte al petto.
Tra le mani e il viso c'erano i due cucchiai, un coltello di ferro ed alcune ossa di un giovane maiale. Si sa che altri diciannove cucchiai di bronzo sono stati ritrovati nelle Isole Britanniche ed altri due in Francia. Uno fu scoperto nel fiume Tamigi, un altro nella strada Tamigi a Londra, un paio a Crosby, nel Ravenswoth in Cumberland nel nord dell'Inghilterra, un paio a Weston nella città di Bath, un paio a Penbryn in Ceredigion nel Galles del sud, due paia a Dublino in Irlanda ed un paio a Upper Walmer in Deal nel Kent. Quest'ultimo paio fu trovato con uno scheletro, un cucchiaio su ciascun lato del teschio. E' interessante che quando sono stati ritrovati i cucchiai erano stati seppelliti con i corpi, questi avevano i cucchiai posti tra gli occhi e le mani oppure a ciascun lato del cranio.
Riguardo all'uso dei cucchiai certamente hanno avuto molteplici funzioni, ma dopo che ho visto in modo così indelebile nel mio sogno estremamente vivido lo spirito antenato mettersi i cucchiai coprendosi gli occhi per viaggiare attraverso i mondi, ho la sensazione che i cucchiai fossero usati per coprirsi gli occhi col significato di facilitare una deprivazione sensoriale e di conseguenza per favorire l'entrata in uno stato di trance.
Emerge che questa sorta di trance nell'oscurità sia un fattore comune nelle pratiche sciamaniche celtiche, la ricerca specifica dell'oscurità da parte del poeta che entra nelle “case dell'oscurità” (o celle scure) come parte del processo di incubazione dell'ispirazione mentre compone, oppure il veggente avvolto nella pelle di un toro per raggiungere la “trance nascosto nel toro”.
Questi cucchiai avrebbero permesso al veggente di viaggiare tra i regni, attraverso l'oscurità magari con la luce che filtrava solamente dal singolo buco ricavato in un cucchiaio; è molto più facile in questo modo “vedere” nell'Altro mondo con chiusi gli occhi fisici sul mondo banale ed aperti sull'oscurità gli occhi spirituali.
Viviamo in un mondo in un momento di un grande cambiamento dove così tanta informazione è prontamente disponibile ed ancora ci sono manufatti dei tempi antichi che devono essere scoperti (e recuperati); detengono i loro segreti e continuano ad essere dei misteri. E' molto rincuorante il fatto che se rimaniamo aperti ai nostri sogni ed ai nostri viaggi di visioni, i nostri antenati e gli spiriti ci possono aiutare e guidarci nella comprensione più profonda di come il passato possa connettersi alle nostre vite del ventunesimo secolo. E sebbene da quel sogno abbia fatto molti altri sogni incredibili, il simbolismo e lo stesso messaggero sono rimasti con me, vivi e pieni di meraviglia.
Cat Hooley-Jones è una praticante sciamana, ha fatto apprendistato presso molti insegnanti in Gran Bretagna dal 2006 e presso gli spiriti da molti anni prima del 2006. E' anche una terapeuta tramite ipnosi di “Future Life Progression”, artista sciamanica e sognatrice. Originariamente è della Nuova Zelanda con antenati dall'Irlanda e dalle regioni della Boemia e della Baviera, ora vive in Inghilterra nel West Country. cat.hooleyjones@yahoo.com
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