Archeologia onirica: Il sogno rivelatore di Hilprecht - di Luciano Silva
Il potere divinatorio e rivelatore dei sogni
04/06/2026
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Una notte di marzo del 1892, il Dr. Hilprecht, professore di assirologia presso l’Università della Pennsylvania, fece uno strano sogno rivelatore. Gli apparve un sacerdote babilonese che gli svelò un mistero che coinvolgeva alcuni reperti sui cui stava lavorando.
Un sabato sera del marzo 1892, Hermann Hilprecht, professore di assirologia presso l’Università della Pennsylvania, nonostante l’ora tarda, era completamente assorto dal suo lavoro, intento ad analizzare e verificare le bozze per un catalogo di iscrizioni a cui stava collaborando. Rintanato nel suo studio era alle prese con delle copie di testi provenienti dall’antica città babilonese di Nippur (nell’odierno Iraq meridionale).
Il lavoro di catalogazione era complicato dall’elevato numero di iscrizioni danneggiate o ridotte a semplici frammenti e, sebbene egli avesse fatto del suo meglio per dar loro un senso, molte di esse continuavano a rappresentare un enigma. Esausto, a mezzanotte il professore decise di andare a letto, e cadde in un sonno profondo, durante il quale fece un sogno rivelatore straordinario.
Dapprima gli apparve un sacerdote alto e magro con una tunica babilonese, che lo condusse alla stanza del tesoro del tempio del dio Bel a Nippur. L’uomo lo portò quindi in una stanza, il cui pavimento era cosparso di agata e lapislazzuli, ed annunciò ad Hilprecht quanto segue:
“I due frammenti che hai pubblicato separatamente nelle pagine ventidue e ventisei vanno uniti. Non sono anelli. Ecco la loro storia: Re Kurigalzu una volta inviò al tempio di Bel, tra vari articoli di agata e lapislazzuli, un cilindro votivo di agata con iscrizioni. Poi noi sacerdoti ricevemmo improvvisamente l’ordine di fare un paio di orecchini d’agata per la statua del dio Ninib. Eravamo costernati, dal momento che non disponevamo di agata quale materia prima. Al fine di obbedire al comando del re, non potevamo fare altro che tagliare il cilindro votivo in tre parti, formando quindi tre anelli, ognuno dei quali conteneva una parte dell’iscrizione originale. I primi due anelli servirono da orecchini per il dio; i due frammenti che ti hanno creato difficoltà sono parti di essi. Se li metterai insieme avrai la conferma delle mie parole. Ma il terzo anello non l’hai ancora trovato nei tuoi scavi, e non lo troverai mai.“
Con tali parole il sacerdote scomparve ed il sogno terminò. Hilprecht lo riferì immediatamente alla moglie, e la mattina seguente riesaminò le copie delle iscrizioni di Nippur. Scoprì che i testi sui due oggetti d’agata a forma di anello coincidevano perfettamente:
“Con grande sbalordimento verificai la precisione dei dettagli del sogno, per quanto mi fosse possibile con i mezzi a mia disposizione. L’iscrizione originale sul cilindro votivo recitava: Al dio Ninib, figlio di Bel, suo padrone, Kurigalzu, pontefice di Bel, ha presentato tale dono”.
Quando, tuttavia, Hilprecht raccontò entusiasta ad un collega del sogno rivelatore, la questione assunse una piega diversa. Questi gli ricordò gli appunti dello scopritore, il dottor Peters, in cui era scritto che gli anelli d’agata, conservati in un museo di Istanbul, erano in realtà di colore diverso. Dal momento che non aveva maneggiato gli oggetti originali, Hilprecht decise che avrebbe verificato durante la sua prossima visita ad Istanbul.
“Trovai un frammento in una vetrina e l’altro in una teca molto distante. Quando li misi insieme, la verità del mio sogno fu evidente. Essi appartenevano effettivamente allo stesso cilindro votivo! Dal momento che era costituito originariamente da agata finemente venata, la sega del tagliapietre aveva diviso casualmente l’oggetto in modo che la vena biancastra della pietra apparisse solo su un frammento e la superficie grigia, più ampia, sull’altro. Perciò fui in grado di spiegare la descrizione discordante dei due frammenti da parte del dottor Peters!”.
In qualche modo il sogno rivelatore gli aveva permesso di riunire due oggetti distanti migliaia di chilometri, che per di più non aveva mai visto personalmente. La sua deduzione fu semplicemente il risultato del lavorio del suo inconscio, come potrebbe sostenere una teoria psicanalitica sui sogni visto che per ore si era concentrato sulle iscrizioni, oppure ricevette davvero, come suggerisce il sogno stesso, un’ispirazione dall’antica Babilonia tramite un canale molto diverso?
Va notato che questa non fu la prima scoperta ricevuta in sogno di Hilprecht. Dieci anni prima, mentre lavorava alla traduzione della Pietra di Nabucodonosor per la sua tesi, era stato guidato in un sogno a cambiare l'interpretazione che era stata data consensualmente.
Vale anche la pena notare che gli antichi assiri non solo avevano un vivo interesse per i sogni, ma avevano una pratica attiva del viaggio dei sogni. I resoconti dei sogni dell'antica Assiria ci riportano che il sogno veniva chiamato zephyr, come fosse una gentile brezza che scivola dalla toppa della serratura o nella fessura della porta per bisbigliarti alle orecchie
Dalla storia di Hilprecht impariamo tante cose circa “l’archeologia onirica”.
1. Sognare è una disciplina. Ci miglioriamo con la pratica. La precedente esperienza di Hilprecht di sognare la soluzione di un problema accademico ha contribuito a prepararlo, a incubarlo ed a lavorare con la guida dei sogni sull'enigma dell'agata.
2. La mente preparata è meglio equipaggiata per fare scoperte da sogno. La rivelazione dei sogni di Hilprecht arrivò dopo una notte tarda di intense ricerche; inconsapevolmente o consapevolmente, aveva messo a fuoco i suoi sogni. Inoltre, una attenzione focalizzata richiama magneticamente le guide che possono assistere e darci una risposta.
3. Attiriamo diverse guide in base alle nostre passioni e alle nostre sfide. Il sacerdote nel sogno di Hilprecht potrebbe essere stato un aspetto del professore stesso, o la sua controparte nella vita antica, o una personalità che parlava al professore da un tempo diverso, o un mondo fuori dal tempo (o tutto quanto sopra). Questo porta alla stessa cosa; il suo impegno dedicato e appassionato per risolvere un mistero ha richiamato l'aiuto di cui aveva bisogno. In una prospettiva sciamanica, poteva trattarsi effettivamente dello spirito di quel sacerdote richiamato dalla ricerca di Hilprecht e disposto a fornirgli una guida per la soluzione al suo problema.
4. L'archeologia dei sogni richiede una ricerca di follow-up. Hilprecht non poteva andare online e fare una rapida ricerca su Internet; per confermare la rivelazione dei suoi sogni, dovette attendere un invito che lo portò su una lenta barca per Costantinopoli. Abbiamo il vantaggio di comunicazioni ad alta velocità oggi e vaste basi di dati online. Tuttavia, la pratica dell'archeologia dei sogni potrebbe richiedere di espandere le nostre conoscenze e il nostro vocabolario ben oltre ciò che è immediatamente disponibile.
Il celebre sogno della casa a più piani costrinse Carl Gustav Jung a tornare a Zurigo per dedicarsi allo studio della mitologia e dell'archeologia. Questo sogno segnò una svolta radicale nella sua vita, portandolo a definire per la prima volta il concetto di inconscio collettivo e gettando le basi della psicologia analitica1.
Nel mio caso personale, in un sogno incontrai dei sacerdoti babilonesi che mi mostrarono dei simboli sconosciuti, che poi scoprì essere lettere della lingua sumera, mi costrinse a studiare quella lingua per rintracciarne il significato.
La storia assira non è un esempio isolato di archeologia guidata dai sogni. Esiste una tradizione continua di scavo guidato dai sogni sull'isola greca di Naxos, nelle Cicladi, dove i sogni dei bambini hanno portato alla scoperta di un'icona paleocristiana che è al centro di un popolare pellegrinaggio annuale - e hanno anche indicato la strada per rivenire importanti resti pre-cristiani.
Note
1. Sogno riportato in “Ricordi, Sogni, Riflessioni”, C.G.Jung, Rizzoli
Per approfondimenti sul sognare con i defunti, vedi anche Robert Moss, “The dreamer’s book of the dead – A soul traveler’s guide to death, dying, and the other side”, Destiny Books, 2005.
Foto Credits: prof. Hilprecht - Wikimedia Commons
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