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La pandemia del Covid19 come Rito di Passaggio culturale


Articolo tratto da Sacred Hoop n.111/2021 per gentile concessione.

Traduzione Associazione Il Cerchio Sciamanico


 

Il Covid-19 è arrivato sulle nostre rive poco più di un anno fa, e già sembra che la vita prima di questa mania, generata dalla sua comparsa, sia un ricordo che sta svanendo. Una buona lezione su come le cose possano cambiare velocemente e come sia fragile la vita.
Ci sono diversi modi di vedere la situazione che ci si sta presentando, ma un aspetto che continua a venirmi alla mente – una lente attraverso la quale ho scelto di guardare lo sconvolgimento che la situazione ha causato – è il processo di iniziazione.
Sembra che ci sia questa idea romantica che le iniziazioni esistano solo nelle culture tradizionali, e io non voglio negare questa verità. Antichi riti iniziatici sono molto più presenti in queste culture che nella nostra – almeno in termini di credo sciamanico e animistico.
Ma da questa proiezione bisogna sbrogliare il concetto che l’iniziazione non è solo un rito, ma nella sua essenza è una forza naturale.

Un rito iniziatico esiste quando intorno a questa forza naturale viene costruito un contenitore che lo ingrandisce e lo rende maneggevole, in modo tale – si spera – da permettere all’iniziato di rinascere in sicurezza una volta riemerso dall’altro lato.
Tradizionalmente, questi riti sono incredibilmente impegnativi, e devono esserlo; ci vuole un’enorme pressione per piegare, modellare e riformare la psiche umana. Nelle comunità che valorizzano ancora molto questi rituali e che spesso hanno regole di partecipazione rigide, il dolore e la difficoltà che l’esperienza provoca, compensano il rischio che questi riti comportano.

In culture che si occupano principalmente della sopravvivenza in termini letterali, lasciarsi alle spalle le fantasie dell’infanzia e diventare – come si dice - un membro ‘utile della tua comunità’ è essenziale. Il rito iniziatico fornisce a ciascun iniziato gli strumenti e la conoscenza di cui ha bisogno per diventare parte di qualcosa di più grande di sé stesso, e di anteporre i bisogni della sua cultura ai propri. Viene così assorbito dall’organismo collettivo della sua comunità e quindi investito della capacità di farla prosperare.
Nelle culture occidentali, questi riti di passaggio obbligatori sono memorie lontane, specialmente all’interno di contesti pagani e spirituali. Ma il bisogno di iniziazioni è ancora molto presente nell’essere umano. Oserei dire che fa parte di noi.
Ne risulta che, sebbene ci manchi il contenitore tradizionale e il simbolismo che permette alla comunità di costruire spazi rituali affidabili, le forze naturali iniziatiche ci trovano – in un modo o nell’altro. E questo è esattamente quello che sento sta succedendo con Covid-19. Siamo stati catapultati in un’iniziazione culturale condivisa.

All’inizio di un’iniziazione c’è una rottura.

Trattasi di una scissione dalla ‘consapevolezza ordinaria’, che ci separa dal mondo così come lo conosciamo. La familiarità dei nostri ambienti sembra svanire – e molto in fretta –  ciò su cui prima facevamo affidamento per supporto e consolazione ora non c’è più.
In un’iniziazione tradizionale potrebbe trattarsi di un giovane di una particolare cultura che galleggia lungo il fiume in una canoa scavata, al canto delle Nonne. Potrebbe essere il dolce profumo di copal mentre il suo fumo sussurra nello spazio cerimoniale. Potrebbe essere l’anziano che, nel suo rituale, fa avanti e indietro in uno stato di trance, mentre dipinge i volti degli iniziati con argilla bagnata per proteggerli durante il viaggio nel mondo sommerso che stanno per intraprendere.

Ma può anche essere che ‘le autorità’ ti dicano di isolarti da familiari e amici. Può essere l’incertezza di un patogeno invisibile che attacca gli anziani di una comunità. Potrebbe essere la fine di un lavoro che garantiva sicurezza per la famiglia, mettendoti in cassa integrazione mentre l’industria intorno a te collassa.

Forse in questi casi non c’è né arte spirituale né l’incanto di un rituale esotico, ma per l’anima non fa alcuna differenza. Si tratta di un potere più grande di noi che scuote il modo in cui vediamo il mondo.

Forse per la prima volta nelle nostre vite, non siamo solo noi a essere impotenti, ma anche coloro ai quali ci affidavamo per il nostro supporto – i nostri genitori, i nostri anziani, il governo, i dottori – neanche loro possono fare nulla. Le circostanze esterne cominciano a fratturare quelle interne, e questo crea una sorta di rottura.

E’ attraverso questa divisione della nostra consapevolezza che entriamo in un’iniziazione. Mentre ci spostiamo da distacco a liminalità, vi entriamo attraverso la ferita della paura e dell’incertezza che questa rottura ha aperto.

Ci si riferisce spesso alla liminalità come alla fase intermedia, di transizione. Si tratta di uno spazio misterioso, a noi nascosto, al quale possiamo accedere dopo aver varcato una soglia.
E’ più confortevole se fatto con cerimoniosità, in quanto c’è l’aspettativa che qualcosa cambi; e un arrivo spontaneo nella liminalità pone molte più sfide: esattamente quello che stiamo vivendo noi al momento.

Stiamo galleggiando qui, slegati, sconnessi dalle nostre vite precedenti, ma connessi ai poteri del mondo, che ci abbattono per poi riformarci e farci rinascere.

Sento che, culturalmente parlando, ci troviamo in uno spazio liminale condiviso. Il disagio e il bisogno di dare significato a questa situazione sono apparenti a tutti.

Esiste un lutto documentato che accompagna la realizzazione di questa separazione e la discesa nella liminalità, e noi tutti, credo che al momento stiamo vivendo questo lutto.
Lo viviamo se non personalmente, per altri. Fondamentalmente è la perdita dell’ingenuità del passato; una frantumazione dell’innocenza e del comfort globale che abbiamo percepito. In breve – si tratta di una totale perdita di significato. Tradizionalmente, questo sarebbe il momento durante un’iniziazione in cui l’importanza di avere a disposizione una mitologia che pone dei vincoli ci aiuterebbe nel passaggio; le cosmologie delle società tradizionali costituiscono le fondamenta per le loro credenze. Dalla storia della creazione – che viene spesso recitata durante un’iniziazione per dare potere alla persona a
e aiutarla a tornare rinata – ai canti tradizionali, danze, abbigliamento e medicine che sono uniche a ciascuna comunità – queste mitologie vincolanti centrano la persona iniziata e la radicano a qualcosa di forte, abbastanza forte da far sì che le onde selvagge della liminalità non le facciano perdere la rotta.


La nascita delle cospirazioni

 

Senza il beneficio di una mitologia tradizionale – e un sistema di credenze che unisce un’intera comunità – per noi occidentali è normale suddividerci in sottoculture e ancorarci a pseudomiti perché ci supportino nel darci una certa sicurezza durante la grande incertezza. Quello a cui assistiamo oggi con tutta una serie di cospirazioni non è altro che questo.

Un mito non deve essere vero per incorporare una verità. Allo stesso modo, queste cospirazioni non devono basarsi su fatti per agire come veicoli per le energie che trasportano. Sfortunatamente, spesso non teniamo conto di questo quando ne sentiamo parlare, e molte persone scambiano le sensazioni che le cospirazioni evocano per il loro effettivo contenuto.

Nei miti tradizionali, il ‘nemico oscuro’ è spesso uno spirito, e questa informazione viene fornita insieme ai vari suggerimenti per corteggiarelo, visto che questo spirito non può essere distrutto.

Il mito include anche informazioni sull’utilità dell’oscurità – il modo in cui può essere integrata e con cui è possibile lavorare – e anche sulla natura essenziale della sua esistenza.
In questo modo l’oscurità esteriore viene onorata insieme all’oscurità interiore, creando un rapporto basato sull’accettazione. Di conseguenza le possibilità che si insinui in una persona o in una comunità sono di gran lunga ridotte.

Invece di usare gli elementi mitici delle cospirazioni di cui sentiamo parlare e che leggiamo, e invece di trovare un modo di onorare le sensazioni di buio che viviamo, quello che le cospirazioni sul Covid-19 stanno facendo è darci un nemico da odiare.
Questo mi preoccupa profondamente. Nella storia, ogni genocidio ha le sue radici in sconvolgimenti sociali e in un oratore sufficientemente capace di unire le energie discordanti di una cultura. Dare a quella cultura un obiettivo da colpire è come garantire un disastro.

Ci sono molti oratori capaci in giro, ma questo articolo non vuole essere un’occasione per nominarne nessuno. Purtroppo, sento di dover dire che molti degli insegnanti che una volta ammiravo sono entrati a far parte di questa categoria.

Questa, indubbiamente, è parte della mia iniziazione in quanto la saggezza radicata di coloro a cui mi rivolgevo in passato, sembra essere svanita nel nulla.

Quando il mondo che conosciamo comincia a sgretolarsi intorno a noi, è facilissimo proiettare le sensazioni di sconforto che questo ci crea su altre persone. Quando agiamo così, perdiamo l’opportunità di conversare con una saggezza più profonda che arriva solo nel momento in cui permettiamo a questi sentimenti di paura e impotenza di attraversarci e di uscire, senza che le leghiamo a idee o altre persone. Così facendo, come in un’iniziazione tradizionale, queste forze naturali diventano trasformanti e non consumanti.
Questo desiderio di avere un nemico da incolpare per le difficoltà di questo mondo, può essere identificato nell’impennata di movimenti come Q-Anon (nella foto a lato, "Q-Anon shaman" Jacob Chansley, il cosiddetto "sciamano" che ha assaltato la Casa Bianca intento a salire una scala verso i cieli).

Credenze sciamaniche si sono intrecciate con pratiche idealistiche New-Age e può essere difficile separarle. Questo è un problema.

La spiritualità si è sempre evoluta insieme alla cultura, e le pratiche New-Age, nate da una società fondata pesantemente sulla crescita, hanno interiorizzato il capitalismo e lo hanno circondato di luce, cosa che ci ha portati a essere ossessionati dall’elevazione – che ora si chiama 5D.

Per quanto queste idee possano sembrare innocenti, usano lo stesso carburante del Darwinismo Sociale, in quanto ‘coloro che si evolvono’ saranno coloro che porteranno avanti l’umanità. Questa è una linea di pensiero pericolosa da seguire.


Il mito di una terra amorevole

In coloro che sono più inclini alla spiritualità idealistica New-Age, questa pandemia ha instillato l’idea che la terra sia inerentemente guaritrice e amorevole verso l’umanità.
Mentre la terra sa portare grande guarigione, non ci sono prove che indichino che sia inerentemente amorevole con i suoi abitanti – specialmente con coloro che hanno dei precedenti per averle causato danno. Le culture che vivono a contatto con la terra conoscono molto bene i suoi pericoli innati e molti dei riti che onorano la terra derivano dalla paura di cosa potrebbe succedere se le persone non la onorassero.

Forse nelle nostre città, dove siamo stati vaccinati contro tutte le malattie conosciute e dove viviamo lontani dai pericoli della terra, lo abbiamo dimenticato e abbiamo invece adattato la nostra versione di spiritualità alle nostre vite piuttosto sterilizzate.

Questa pandemia ci ha mostrato la totale inadeguatezza di molte pratiche spirituali moderne di fronte a una vera minaccia – simbolica o reale. Questo l’ho notato su Facebook, dove un leader rinomato, di una tribù sudafricana ben conosciuta, ha caricato un’immagine che spiegava che lui aveva ricevuto il vaccino contro il Covid-19.
I commenti comprendevano quelli di moltissimi occidentali che, pieni di buone intenzioni, spiegavano come il vaccino fosse di gran lunga più pericoloso della malattia; che faceva parte di una cospirazione più allargata e che il Covid-19 era una bufala.
Se non è questo un poster che esalta il privilegio di persone bianche cieche, non so cosa possa esserlo; bisogna capire che il solo fatto di avere il tempo per fantasie grandiose sulle teorie cospirazioniste è un enorme privilegio.

Perché la fase liminale di un’iniziazione ci rende vulnerabili al pensiero cospirazionista?
Bene, senza il giusto contenitore per l’iniziazione, una mitologia che pone dei vincoli e un abile leader rituale – che possa decidere quando l’iniziato ha trascorso sufficiente tempo tra le feroci energie della fase liminale – ci succede che rimaniamo bloccati qui, in quanto non abbiamo nessuna aspettativa di ciò che dovrebbe accadere.

La maggior parte delle persone non è abbastanza fortunata da conoscere una figura leader che ha attraversato e mappato lo spazio liminale, e senza la conoscenza a cui possiamo ancorarci – che permetterebbe alle sensazioni di caos, paura e impotenza di attraversarci e trasformarci – tendenzialmente succedono due cose.

La prima è che ci identifichiamo totalmente con questi sentimenti di caos, paura e impotenza e cominciamo a comportarci in maniera boicottante o troviamo oggetti su cui proiettare tutte queste emozioni, in modo da non doverle provare noi stessi in prima persona. Aver qualcuno da incolpare può non essere la cosa più confortante al mondo, ma almeno sappiamo dove si trova il pericolo. Inoltre, se la colpa è di altri non deve riconciliarsi con noi.

La seconda è che in realtà ci piace essere tra le energie iniziatiche. Nella liminalità siamo collegati alle potenti energie trasformatrici. Questa è ‘l’energia degli Dei’ e questa può essere molto coinvolgente. Molte persone in questo stato riescono a sviluppare un complesso di messia o di Dio molto forte. Questo può assomigliare molto al pensare di avere tutte le risposte e che solo noi e la nostra cerchia ristretta sappiamo esattamente cosa sta succedendo nel mondo.

Se mettiamo insieme questi due fattori possiamo notare come si è arrivati ad alcune delle idee cospirazioniste radicali che ci sono in circolazione; il desiderio di ‘salvare’ gli altri dal destino che sicuramente li aspetta se non condividono il nostro modo di vedere.

Ed è così che, con il cuore pieno di speranza, ci avviciniamo a questa nuova situazione e alla terza e ultima parte di qualsiasi iniziazione – il ritorno alla consapevolezza ordinaria, essendo rinati e rimodellati dallo spazio liminale. Il vaccino viene distribuito, gli ospedali sono meno sotto pressione e alcuni settori dell’industria hanno riaperto o stanno per riaprire.
La mia preghiera è che torniamo alla realtà ordinaria trasformati dalle energie iniziatiche e non consumate da esse. Questo succederà se ci troviamo in una cultura più coesa, con i piedi a terra e più radicata di quella a cui facevamo parte quando tutto questo è cominciato, un anno fa, invece di trovarci in una cultura divisa e spezzata nel mezzo.
Non è necessario incolpare nessuno per questa situazione. Come le culture tradizionali alle quali noi ci ispiriamo sanno, a volte il mondo è un luogo duro e ostile. E’ il modo in cui noi reagiamo a questo, come cultura, che definirà il futuro.

Questo significa non puntare il dito contro coloro che sentiamo vogliono farci del male; bensì accettare e creare relazioni con l’oscuro nel mondo; lasciando le nostre fantasie infantili e grandiose al loro posto – nello spazio mitico e sacro del liminale, dove possono trasformarci e portare alla bellezza.

Il tempo ci dirà che direzione abbiamo preso.

 

 

Note sull'autore

Eddy Elsey è un operatore sciamanico che offre sessioni di guarigione individuali e workshop di gruppo con l’obiettivo di eliminare il taboo dalla pratica sciamanica autentica. La sua organizzazione ‘Street Spirituality’ tiene ceremonie nel Regno Unito. Vive nel West Midlands, Inghilterra.

www.streetspirituality.com

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