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La storia della Ghost Dance


Articolo tratto da Sacred Hoop n.109/2020 per gentile concessione.

Traduzione Associazione Il Cerchio Sciamanico


Foto: montagna di teschi di bisonte in attesa di essere trasformata in fertilizzante
Sradicare il bisonte era una politica deliberata per distruggere i nativi. "Uccidi ogni bufalo che puoi! Ogni bufalo morto è un indiano scomparso ", era una citazione tipica dell'epoca. Foto: C1870

 

L’altro giorno sono andato a Rosebud e ho visto un gruppo di circa venti indiani di mia conoscenza. Erano seduti nell’atrio della casa consiliare. C’è sempre gente lì seduta che aspetta qualcosa, prestiti, un lavoro, questioni burocratiche. Li lasciano aspettare. Gli indiani hanno tanto tempo. Lo sanno tutti.

Bene, quegli indiani mi hanno fatto dei grandi sorrisi e ho dovuto stringere tante mani. C’era un anziano di Norris. Un tempo era un uomo di medicina, ma ci aveva rinunciato ormai da tanti anni.

Ha detto, ‘John, tu sei un uomo di medicina. Io sono fuori dalla religione indiana da tanto tempo ormai, ma ultimamente questo mi pesa. Voglio raccontare ai miei nipoti, insegnare loro le vecchie tradizioni, ma ci sono tante cose che non capisco, tante cose che ho dimenticato.

Così gli chiesi che cosa volesse sapere e la gente si unì a noi per sentire cosa avessi da dire. Il vecchio mi disse, “voglio sapere della Ghost Dance (danza degli spiriti)”.

“Ma ci sono troppe persone che fanno avanti e indietro qui”, gli dico io, “troppe questioni di soldi e file da fare. Perchè non entriamo dentro ad approfondire la questione?”

“OK, andiamo” mi disse seguendomi fin dentro, e altre persone seguirono lui. Era come una riunione tribale in cui ognuno si prendeva una sedia e io cominciavo a raccontare quello che sapevo sulla Ghost Dance. Cerco di ricostruire la storia basandomi sulla mia visione, sul  mio sogno,  su ciò che il Grande Spirito e gli spiriti mi hanno mostrato e sui racconti degli anziani quando ero un ragazzino”.

 

Tra il 1880 e il 1890 (1) ci fu un’eclissi solare. Molti indiani sentirono la terra tremare e pensarono che il sole fosse morto. Sentirono di essere stati colpiti da una grande sfortuna. Erano stati portati nella riserva per lavorare i campi. Non sapevano come, ma non importava.

Ci furono anni di carestia. Il vento soffiò via la loro terra in nuvole di polvere. Persino i contadini bianchi, che possedevano terre migliori e sapevano come lavorarle, erano in difficoltà.

Gli indiani ricevettero del bestiame da allevamento in cambio del territorio che fu loro sottratto. Ma quando i campi non produssero raccolti e i sussidi del governo erano in ritardo, gli indiani mangiarono gli animali. Dopodichè morirono di fame.

Si ammalarono di morbillo, pertosse, malattie polmonari. Queste malattie non avrebbero ucciso persone forti, ma uccisero coloro che erano stremati dalla fame.   Gli indiani dissero, “possiamo anche sederci e aspettare di morire”. Speravano di ricevere aiuto, prima che fosse troppo tardi.

 

La Ghost Dance ebbe origine tra gli Ute(2). Quando il sole si oscurò, uno dei loro capi spirituali sentì un forte rumore, come tanti tuoni messi insieme.

Cadde a terra morto, ma un’aquila lo portò su in cielo. Quando tornò in vita raccontò alla gente di avere visto il Grande Spirito. Gli era stata mostrata una terra nuova e bella che il Grande Spirito aveva preparato per i figli indiani.

Era ricoperta di erba alta e rigogliosa. Era la terra che esisteva prima dell’arrivo dell’uomo bianco, con tanti bisonti, cervi e antilopi. C’erano tanti tipi. In essi vivevano tutti gli indiani che erano stati uccisi dall’uomo bianco, o dalle sue malattie. Erano tutti nuovamente in vita in questa bellissima terra. Non erano permesse cose dell’uomo bianco, niente fucili, niente padelle e pentole, niente whisky.

Quell’anziano saggio Ute tornò sulla terra con conoscenze sacre. In quella terra aveva imparato delle cose – alcune canzoni e una danza. Cantando e ballando, gli indiani morti potevano essere fatti tornare sulla terra insieme ai bisonti.

Quell’uomo di medicina Ute cominciò a insegnare la danza alla sua gente. Aveva cinque canti. Il primo portò foschia e freddo, il secondo portò neve, il terzo una pioggia leggera, il quarto una grande tempesta di pioggia, il quinto fece tornare il sole.

Quell’uomo aveva ricevuto anche una piuma sacra e della pittura rossa sacra per la faccia. Disse a tutti, “non far male a nessun essere umano, non lottare. La mia Ghost Dance è una danza di pace”. Sembrava un messaggio, l’aiuto per cui la gente aveva pregato.

Una tribù dopo l’altra imparò la danza. Quando i Lakota ne sentirono parlare, inviarono quattro uomini di fiducia verso sud per parlare con questo uomo Ute. Si chiamavano Good Thunder, Cloud Horse, Yellow Knife e Short Bull.

Il loro viaggio fu lungo e difficile. Gran parte della terra era già stata occupata dai bianchi. Dovevano attraversare strade, recinzioni e binari ferroviari. Gli indiani non potevano allontanarsi dalle riserve senza un permesso speciale. Dovettero viaggiare di notte e nascondersi di giorno.

Al loro ritorno questi quattro uomini dissero, “È tutto vero quello che avete sentito su questa nuova credenza”. Uno di essi disse, “Sono caduto. Ero morto. Mi trovai su questa nuova terra, e lì vidi un mio parente morto l’anno scorso, l’ho visto come vedo te ora. Ho visto anche sua moglie che era stata uccisa da soldati bianchi tanto tempo fa. Vivevano in un grande tipi e mi hanno dato della carne. L’ho conservata, questa carne di un’altra terra. Eccola”.

Il secondo uomo disse, “questo saggio Ute mi ha fatto guardare nel suo cappello e là dentro ho visto il mondo intero”.

Il terzo uomo disse,” Il profeta ci disse, quando uccidiamo un bisonte di lasciare la testa, la coda e le quattro zampe in modo che possa tornare in vita. Non se ne vedono più tanti di bisonti, ma ne abbiamo visto uno, un sopravvissuto. Lo abbiamo ucciso, ne abbiamo mangiato la carne  e abbiamo fatto come ha detto l’uomo Ute. Mentre osservavamo da una certa distanza, la testa, la coda e gli zoccoli si sono trasformati in un nuovo bisonte che se ne è andato via.”

Il quarto uomo disse, ”Questa nuova religione deve essere un bene, visto che ora quando incontriamo uomini che erano i nostri nemici – gli indiani Crow, gli Asiiblines, i Pawnees – con questa Ghost Dance siamo diventati amici e fratelli. Ora siamo una sola grande tribù”.

Questi uomini portarono una piuma d’aquila, alcune erbe speciali e pittura rossa sacra per la faccia che l’anziano Ute aveva dato loro.

Nonostante ciò, i Lakota non impararono la danza subito. Lo fecero prima gli Arapaho, gli uomini delle nuvole,  i Hole-in-the-Nose, i Nez Perces, i Cheyenne e gli indiani Crow.

Questo è quanto mi ha raccontato mio nonno.

Un uomo della tribù degli Arapaho sì sacrificò durante un rito e fece un sogno nel quale gli fu detto di iniziare la Ghost Dance. Durante quel sogno ricevette anche l’erba che serve per la danza. In effetti non si trattava di un’erba, bensì di carne, la carne di un uccello, dicono fosse di un gufo. L’Arapaho creò disegni diversi che passarono da una tribù all’altra, vestiti per la Ghost Dance, camicie e vesti con su disegni di uccelli e di animali, il sole, la luna e le stelle del mattino.

Alcuni Lakota fecero ulteriori viaggi per capire meglio tutta la storia riguardante la danza, uomini come Short Bull, che aveva già incontrato profeti Ute, e Kicking Bear, un guerriero feroce e accigliato del Fiume Cheyenne. Entrambi divennero leader della Ghost Dance.

Dissero alla gente che erano in grado di danzare la creazione di un nuovo mondo. Ci sarebbero state frane, terremoti e forti venti. Colline si sarebbero ammassate una sull’altra. La terra si sarebbe arrotolata come un tappeto, con tutte le brutture dell’uomo bianco, i nuovi animali puzzolenti, maiali e pecore, recinti, pali telegrafici, mine, fabbriche. Al di sotto si troverebbe il meraviglioso nuovo mondo come era stato prima dell’arrivo dell’arraffatore di grasso. Dissero, “Gli spiriti dei defunti vivranno nuovamente su questa terra. La Ghost Dance ci riporterà i nostri cari. Riporterà il bisonte. Tutto sarà nuovamente in ordine e puro. Non ci saranno uccisioni. L’uomo bianco verrà arrotolato, sparirà, tornerà al suo continente”.

Può darsi che qualcuno di loro sia buono. Gli si potrebbe dare una piuma d’aquila da mettere nei capelli, e poi anche loro potrebbero venire con noi, essere parte del nuovo mondo, vivere come indiani. Solo pochissimi potrebbero farcela.

La terra tremerà e ci sarà una forte tempesta. E poi rinasceremo. Gli uomini e le donne si spoglieranno dei loro vestiti e non si vergogneranno in quanto verranno nuovamente dal grembo di Nonna Terra”.

I danzatori credevano che con le loro azioni avrebbero creato un territorio di caccia felice per i viventi, proprio qua  giù.

C’erano alcune parole belle nei canti della Ghost Dance. In uno si dice:

                     Lì stanno macellando mucche, stanno ammazzando mucche,

e allora rendi la tua freccia dritta, costruisci una freccia, costruisci una freccia.

Non parlavano di macelli e frecce veri. Il canto voleva dire: se vuoi andare alla terra nuova devi costruire una freccia, e deve essere dritta. Deve essere perfetta. E quella freccia, sei tu, e tu devi essere dritto, dal lato del bene.

Per questo motivo, furono fatti archi e frecce per le danze e furono appesi a un palo al centro dello spazio per la danza.

A volte la danza iniziava con una donna che sparava una freccia nelle quattro direzioni dalle quali soffia il vento. Queste frecce erano costruite secondo la vecchia tradizione – con punte di pietra.

     La danza iniziava con una capanna sudatoria e con il bruciare di erba dolce. I volti dei danzatori erano dipinti di rosso con una mezza luna sulle guance o sulla fronte. Non indossavano nulla che contenesse metallo, niente coltelli, niente argento, nulla che provenisse dall’uomo bianco, con eccezione di molte camicie che venivano fatte con il cotone, una volta esaurite le pelli.

A volte veniva creato un posto sacro a forma di quadrato. Nell’angolo di ovest veniva messa una pipa sacra – questo simboleggiava noi, il popolo Lakota. A nord mettevano una freccia – a simboleggiare i Cheyenne, i Shahiyela. A sud una piuma per i Kangi Wicasha – gli indiani Crow. A est mettevamo segni creati dalla grandine per rappresentare gli Arapahos. Questo veniva fatto per dimostrare che le danze univano le tribù, persino quelle che in passato erano state nemiche.

 

La danza durò quattro giorni, spesso ballavano di notte, fino all’alba. Il leader aveva un grande bastone sul quale teneva una piccola borsa della medicina e una piuma d’aquila. Se si faceva aria a qualcuno ventilando questa piuma, questi sveniva. Il leader sventolava questo oggetto con la piuma. Mentre le persone danzavano, mano nella mano, uniti, da qualche parte arrivava una forza, e a un uomo o a una donna girava la testa e cadeva a terra.

Sembravano morti, ma la loro pelle tremava. Li lasciavano stare lì, distesi al centro del cerchio creato dai danzatori. Gli altri continuavano a danzare.

Dopo un pò di tempo queste persone si ripresero e si alzarono. Allora i danzatori si fermarono per un pò e chi si era sentito in uno stato alterato o era svenuto racconto ciò che avevano visto. Alcuni dissero, “ero morto e sono tornato in vita”. Altri dissero, “un’aquila mi portò lassù a vedere mia madre defunta”. A volte tenevano nelle mani un pezzo di carne, chokecherries, piume, perline, qualcosa dall’altro mondo.

Se il leader tornava con una manciata di grano, lo faceva girare tra i danzatori, e si dice che quel grano provenisse dagli spiriti, dalla terra degli spiriti. Così onoravano questo grano, lo mettevano in un sacchetto e lo legavano alle loro collane.

Una volta un uomo si trovò nel pugno della terra, una sorta di terriccio bianco-grigiastro, e disse alle persone, “ho qui un pezzo della stella del mattino, sono stato lassù. Ci sono persone lì, ma non le puoi vedere, e loro non possono vedere te. Nessuno le vedrà mai, ma qui c’è questa terra ed è umana. Noi veniamo dalla terra, ne siamo parte, così questa terra della stella del mattino deve in qualche modo essere un essere vivente”.

Un’altra volta, durante una Ghost Dance in Montana, ci fu un bel gruppo di persone con molti danzatori. Ognuno cantava nella propria lingua tribale e un uomo anziano cadde in uno stato di trance.

Quando si riprese, disse “qui ho un pezzo di luna”. Continuò a ripeterlo: “Questo è un pezzo di luna. Sembra terra, ma è carne”. Aprì la mano e videro una strana terra polverosa e brillante. Non era la prima volta che qualcuno si era ripreso da uno stato di trance/svenimento con della terra in mano che diceva provenire dalla luna.

Le famiglie di alcuni di quei danzatori ne conservarono un pò di questa terra  nelle borse di medicina. Riuscì a farmene dare un pò e la mandai ad analizzare all’università del Sud Dakota, a Vermillion. Mi dissero poi che “questa terra assomiglia moltissimo alla roccia lunare, ma non dirlo in giro”.

 

Un uomo di un’altra tribù, credo un Arapaho, partecipò a una delle nostre danze.

Disse,”Renderemo tutti i vestiti che usiamo per le danze a prova di pallottola. I disegni che vi ho insegnato a fare sulle camicie le hanno già rese a prova di pallottola. Questa Ghost Dance mi dice che dobbiamo disfarci dei  bianchi. Devono andarsene. Possiamo farli andare via, perchè abbiamo queste camicie a prova di pallottola. Possiamo farcela”.

Alzò uno dei vestiti e chiese a qualcuno di spararle. Raccolse alcuni proiettili da terra e disse, “Guarda, queste pallottole non possono penetrare le nostre camicie; cadono a terra senza ferire. I soldati bianchi non possono farci del male”.

Un uomo assistette a ciò e andò a raccontare l’accaduto alla gente del governo. E da lì che cominciarono i guai. Si trattava di una danza pacifica, una danza di visione, di comunicazione con gli antenati defunti, ma qualcuno ebbe la visione sbagliata, e alcuni uomini bianchi fraintendettero.

L’uomo che andò a riferire la storia era un uomo geloso, e raccontò bugie al governo per dispetto, come gli indiani volevano uccidere l’uomo bianco. Era pieno di rancore perchè la sua donna lo aveva lasciato per unirsi ai danzatori della Ghost Dance. Così fu che questo uomo geloso tradì la sua gente, e il governo invece di fermare i danzatori in modo pacifico, arrivò con fucili e cannoni.

 

Prima uccisero il nostro capo, Sitting Bull (Toro Seduto). McLaughlin, l’agente a Standing Rock, sapeva benissimo che Sitting Bull non era un leader della Ghost Dance. Nonostante quello che si diceva di una grande rivolta indiana, sapeva anche che la Ghost Dance non era assolutamente una minaccia per i bianchi. Il vecchio capo stava dormendo tranquillamente nella sua piccola cabina. Si era fatto amico alcuni uomini bianchi. Gli piaceva parlare dei bambini bianchi di New York a cui aveva dato caramelle quando era andato allo spettacolo di Buffalo Bill. Diceva che i bambini erano tutti uguali, sia bianchi che rossi, che la gente poteva andare d’accordo tra di loro se tenevano la mente di un bambino.

Diceva anche, “Voglio l’uomo bianco con me, ma non sopra di me.”

Ma affichè Sitting Bull rimaneva in vita, la gente ascoltava lui piuttosto che gli agenti del governo che volevano ‘civilizzarli’ e trasformarli in uomini bianchi. Sitting Bull era d’intralcio e doveva morire.

Circa 30 poliziotti indiani si adunarono intorno alla cabina dove viveva l’anziano capo. Inizialmente egli li assecondava pacificamente, ma poi sentì qualcuno nella folla cantare: “Sitting Bull, una volta eri un guerriero, cosa hai intenzione di fare?”

Spinse indietro gli uomini che volevano mettergli le manette e disse, “non andrò”.  

La rissa tra la polizia e i seguaci di Sitting Bull fu immediata. Hanno sempre detto che per vedere una vera battaglia bisogna vedere un Lakota che lotta contro un Lakota. Tutte le altre battaglie sono innocue a  confronto. Alla fine, quindici uomini giacettero morti nella neve, tra di loro il vecchio capo.

 

Buffalo Bill aveva regalato a Sitting Bull uno dei cavalli da circo del suo show. Appena iniziata la sparatoria il cavallo cominciò a danzare. Pensava di essere tornato allo spettacolo del Selvaggio West al circo. Sfortunatamente questa non era una battaglia finta. Finchè Sitting Bull e i suoi amici più cari, gli uomini che ne avevano viste con lui di tutti i colori, erano vivi, Standing Rock riusciva a far fronte alla cosiddetta ‘civilizzazione’. Si trattava di un luogo nel quale gli indiani rimasero testardamente attaccati ai loro modi e alle loro credenze.  Ma uno volta che Sitting Bull se ne era andato, la gente si arrese e i missionari ebbero il sopravvento. Questo è il motivo per cui Standing Rock oggi ha meno uomini di medicina rispetto ad altre riserve.

A Pine Ridge l’uomo bianco era così convinto che la Ghost Dance fosse l’inizio di una rivolta che chiamò l’esercito. In poco tempo  le giacche blu erano ovunque. C’erano più soldati che indiani. Alcuni danzatori della Ghost Dance si spaventarono e scapparono verso le Badlands, resistendo in luoghi in cui era difficile scovarli.

Abbiamo un anziano qui che tutti conoscono, il signor Fool Bull. Lui ricorda la Ghost Dance. La osservava da bambino…..

 

RICORDI DI FOOL BULL

Non so quanti anni ho. Il governo mi ha dato una data di nascita secondo l’anno fiscale, il 1 luglio 1887. Ma questo solo quando hanno fatto il censimento della nostra famiglia. Alla loro data di nascita assegnata io forse avevo già quattro anni. All’epoca il governo non aveva registri delle nascite come ce li ha oggi.    Mi dicono che sono nato a Oklahoma. Questo è quanto so sull’argomento.

Per cominciare vi racconto quello che ricordo di ciò che ha causato i terribili eventi. Cosa è successo al campo di Rosebud, sotto la cavalleria di guardie-soldato. Hanno radunato tutti i padri e i nonni assicurandosi che non potessero scappare o mescolarsi con gruppi ‘ostili’.

Mio padre stava facendo dei trasporti con l’aiuto di buoi. Si recò laggiù in prima mattinata e fu di ritorno in nottata, a per scaricare.

Avevamo saputo che si stava svolgendo una Ghost Dance in un villaggio indiano più a nord chiamato Salt Camp. Il fratello più giovane di mia madre si era ammalato e voleva andare a vedere la danza in modo d poter essere guarito. Così ce lo abbiamo portato, mio zio, mia madre, mia sorella e io.

Una volta arrivati, riuscimmo a vedere una grande radura vicino al villaggio e tanta confusione, gente che si muoveva a cavallo o a piedi, che correva in giro per il luogo. Vedemmo un grande cerchio di uomini e donne che si tenevano per mano, proprio come fanno adesso in alcune danze che si fanno in cerchio.

Tutti cantavano e si muovevano in cerchio, giravano e giravano. Non avevano tamburi, solo le loro voci per dare il ritmo.

Ricordo un uomo. Sembrava ubriaco, barcollava. Poi cadde faccia a terra. Si girò restando a pancia in su. Rimase lì sdraiato e due danzatori leader arrivarono con il fuoco e un ventaglio grande di ala d’aquila. Sparsero delle erbe sul fuoco e alimentarono la fiamma con il ventaglio. Questo svegliò il danzatore, il quale si alzò. Gli chiesero cosa avesse provato.

Disse loro: mi trovavo su una strada da qui a laggiù. Non riuscivo a vederla ma la stavo percorrendo. Andai su per una collina sulla quale si trovava un uomo solitario. Andai da lui. Lui disse: “Ecco lì la tua gente, per di qua, un grande accampamento indiano, tipi, bisonti, cavalli – ecco dove andrete. Ora torna indietro. Insegna al tuo popolo”. Quest’uomo era tornato dall’altro mondo con un nuovo canto che insegnò alla sua gente.

C’era quest’uomo di un’altra tribù che cadde in uno stato di trance. Quando si riprese, raccolse alcune camicie usate per la Ghost Dance e le appese a dei pali. Queste camicie erano di tela e avevano disegnate sul retro una mezza luna e un sole. Alcuni uomini stavano sparando  i loro fucili nella loro direzione e l’uomo indiano dell’altra tribù disse che le pallottole non avrebbero potuto attraversare queste camicie, che sarebbero cadute al suolo. Mio zio non sapeva se credergli o no.  Alcuni miei zii – ne avevo sette – andarono fino a Pine Ridge, vicino a Wounded Knee, e convinsero mio padre a unirsi a loro. Mio padre si fece dare un permesso di venti giorni per andare lassù e un poliziotto indiano ci disse che allo scadere dei giorni saremmo dovuti tornare indietro.

All’epoca, a Pine Ridge c’erano solo pochi edifici,  un paio di uffici e una palizzata.

I tipi erano tutti ammassati e affollati; erano sorvegliati giorno e notte, ma alcuni scapparono nelle Badlands.

Noi arrivammo lì in gruppo e con vagoni coperti. Mio padre era un uomo di medicina e mi insegnò dei canti della Ghost Dance:

 

                     ‘Maka Sitomni ukiye, Il mondo sta per arrivare,

                      'amo i miei figli, diventerete una nazione, dice il padre.’

 

I soldati vennero fino all’accampamento dicendo che se avessimo dato loro tutti i nostri archi e le nostre frecce, i nostri coltelli e i nostri fucili, forse ci avrebbero permesso di andare a trovare la nostra gente. E’ cosi’ che ammucchiammo tutte le nostre armi. Ci era rimasto ben poco di ciò che si può definire un’arma, e il mucchio era molto piccolo. Avevamo già fatto questa trafila. Suppongo che fossimo in un luogo tra Pine Ridge e Wounded Knee.

Stavamo nelle logge, vicini al fuoco il più possibile, perchè  era dicembre e faceva molto freddo, la temperatura era ben al di sotto dello zero. La terra era coperta di neve. Nessuno sapeva cosa sarebbe successo.

Fu a questo punto che i soldati uccisero la gente di Big Foot -  uccisero tutti, uomini, donne e bambini (3). Sicuramente non eravamo lontanissimi perchè sentimmo chiaramente gli spari.

Lasciarono i corpi per terra per tutta la notte, congelati, braccia e gambe che spuntavano dappertutto. Al mattino li buttarono su dei vagoni, scavarono una lunga trincea, ce li buttarono dentro e li ricoprirono. Al nostro accampamento siamo stati fortunati. Sarebbe potuto succedere a noi. Dopotutto, queste camicie si dimostrarono non essere antiproiettile”. Quando alcuni trovarono il coraggio di andare lì alla ricerca di sopravvissuti, trovarono quattro neonati ancora in vita. Le loro madri, sul punto di morire, li avevano avvolti nei loro scialli. I loro ultimi pensieri erano stati per i piccoli.

Anche una o due donne erano ancora vive. Erano rimaste per terra, sanguinanti, per tre giorni, con una bufera di neve e senza cibo. Si trattava di donne forti.

Uno dei neonati sopravvissuti era una bambina – Sintkala Noni o Lost Bird. Dicono che sul suo cappellino avesse una piccolissima bandiera americana fatta di  perline.

Sto cercando di riportare in vita la Ghost Dance, interpretandola pero’ in un modo nuovo. Penso che sia stata fraintesa, ma dopo ottant’anni credo che sempre più persone comincino a capire cosa volessimo dire quando pregammo per una nuova terra, e che ora non solo gli indiani, ma tutti siamo diventati un ‘specie in via d’estinzione’.

Allora, lasciate che gli indiani aiutino a creare un nuovo mondo, senza inquinamento o guerra. Arrotoliamo il mondo. Ne ha bisogno.

 

 

 

 

L'AUTORE

Questo articolo è tratto da ‘Lame Deer, Seeker of Visions’ di John Fire Lame Deer e Richard Erdoes.

 

John Fire Lame Deer è nato il 17 marzo 1903, in una capanna tra le riserve Rosebud e Pine Ridge. È figlio di Sally Red Blanket e Silas Fire Let-Them-Have-Enough. Suo padre era un Lakota Hunkpapa e sua madre una Lakoka Minneconjou. John Fire era uno di 10 figli e fu cresciuto principalmente dai nonni materni, Good Fox e Plenty White Buffalo. Dopo aver studiato per sei anni alla ‘Indian Bureau school’ del posto, fu mandato in collegio da dove scappò due anni dopo.

A 16 anni, a John Fire, durante un evento rituale alla ricerca di visione, apparve il suo bisnonno Lame Deer (Tahca Ushte), capo Lakota Minneconjou. Gli disse di diventare un uomo di medicina e un insegnante.

John Fire prese il nome di Lame Deer e con il tempo divenne un importante insegnante religioso. Per gran parte della sua giovinezza, tuttavia, visse una vita errante.

Durante la sua vita fu un rodeo clown, un poliziotto tribale, un contrabbandiere, e nel 1930 fu condannato a nove mesi di carcere per furto d’ auto. Durante la seconda guerra mondiale fu arruolato e servì nell’esercito statunitense.

John Fire Lame Deer ha raccontato la storia della sua vita allo scrittore Richard Erdoes, e nel 1972 venne pubblicato il libro ‘Lame Deer, Seeker of Vision’. John Fire Lame Deer morì il 15 dicembre 1976. Anche suo figlio Archie Fire Lame Deer (10 aprile 1935 – 16 gennaio 2001) divenne un importante uomo di medicina Lakota e durante l’ultima parte della suo vita viaggiò molto in giro per il mondo, insegnando le tradizioni sacre Lakota ai non nativi.

 

NOTE

1: L’eclissi solare totale ebbe luogo il primo gennaio 1889

2: In effetti fu il sognatore Wovoka Paiute, il primo a insegnare la Ghost Dance.

3: Il massacro Wounded Knee ebbe luogo il 29 dicembre 1890 nel Dakota del Sud. Truppe della settima cavalleria dell’esercito degli Stati Uniti irruppero nel campo per disarmare i Lakota e ci fu uno sparo, generalmente considerato involontario. Le truppe cominciarono a sparare ai Lakota, molti dei quali erano già stati disarmati. Oltre 250 uomini, donne e bambini vennero uccisi in quell’occasione e altri morirono in seguito a causa delle ferite subite. Si stima che il numero di vittime sia stato intorno a 300.

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(22/04/2021)

5° Modulo Corso on line "Viaggi Sciamanici nella Natura - Riconnettersi alla Rete della Vita"

Maggiori informazioni

Nuovo Corso ON LINE: Viaggi Sciamanici nella Natura - Riconnettersi alla Rete della Vita

Dal 25 Marzo al 6 Maggio, tutti i giovedi sera dalle 20.30 alle 22.30

La connessione profonda con gli Spiriti della Natura per la guarigione individuale e collettiva ed espandere la propria consapevolezza di appartenere alla rete della vita.

7 incontri, della durata di 120 minuti ciascuno, durante i quali con il viaggio sciamanico, rituali e cerimonie di gruppo accederemo a portali in natura di potere e trasformazione, attingeremo la saggezza da tutte le forme di vita e impareremo il linguaggio della natura per apprendere e condividere la guarigione del mondo naturale e di noi stessi.

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