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Benedizioni ricercate o maledizioni non volute – considerazioni su medianità, channelling e possessione degli spiriti


 

Gli spiriti sono reali.

Essi non ci devono niente

ma possono chiederci delle cose,

e hanno ogni ragione per chiederci delle cose.

Essi non sono tutti amabili babysitter cosmici,

possono essere spietati o estremamente compassionevoli.

Essi sono più grandi di noi,

non li possiamo contenere o limitare.

Essi sono più forti di noi,

ci dobbiamo arrendere al loro potere.

Non possono essere controllati da noi,

coloro che li cavalcano devono porsi al loro servizio.

 

Luciano Silva

 

 

L’esperienza della possessione attraversa a pieno o talvolta lambisce appena il bagaglio degli strumenti a disposizione dello sciamano a seconda del contesto culturale e cultuale di riferimento. In talune aree, come ad esempio in alcune forme di sciamanesimo - curanderismo centro-sud americano ove le originarie tradizioni indigene si sono mescolate con influenze di origine africane provenienti dalla santeria o dal vudù, la figura dello sciamano spesso si confonde con quello del medium o dello spiritista, ovvero colui che è in grado di “ospitare” temporaneamente uno spirito nel proprio corpo sospendendone la coscienza ordinaria e cedendo il proprio controllo, in parte o totalmente, ai suoi voleri. In questo contributo ci riferiamo a queste figure col termine generico di “sciamano”, ben consapevoli per esperienza personale e testimonianza diretta che la possessione attraversa trasversalmente differenti tipologie di operatori del sacro che assumono diversi nomi a seconda del contesto culturale e religioso di appartenenza.

Lo sciamano si trova ad attraversare una serie progressiva di livelli di profondità nell’esperienza della trance mano a mano che lo spirito discende nel corpo sino ad arrivare ad una possessione quasi totale ove la nostra coscienza si mette da parte per ospitare la presenza dello spirito. Il soggetto posseduto, al ritorno della trance, può ricordare pochi frammenti dell’esperienza vissuta, del messaggio portato dallo spirito, oppure assolutamente nulla di ciò che ha detto o fatto durante la possessione.

L’esperienza della possessione praticata dagli sciamani e medium per fini benevoli relativi a una guarigione o una divinazione (la stessa esperienza storicamente è stata fatta, e oggi in alcune culture si fa ancora, per altre finalità), è ricercata e voluta consapevolmente, anche se talvolta gli spiriti “bussano alla porta” inavvertitamente, e dunque occorre trovare il modo, prima o poi, di assecondare la loro richiesta. Nelle fasi di avvicinamento e discesa nel corpo dello spirito, lo sciamano può vivere stati fisici, psicologici ed energetici mutevoli, al cambiare dello stato di coscienza e a seconda del tipo di spirito incorporato. L’aspetto stupefacente per coloro che lo vivono per le prime volte o assistono ad una possessione è che il soggetto può parlare lingue sconosciute, fare gesti o movimenti del tutto innaturali o al di fuori della sua capacità ordinaria, dire cose che riguardano il passato o il presente di una persona nei minimi dettagli come se la conoscesse da anni, materializzare oggetti, scomparire e riapparire in un altro angolo della stanza in un secondo, citare a memoria lunghi brani della Bibbia in latino arcaico o della Bhagavad Gita in sanscrito.

Escludo da questi fenomeni ogni possibile trucco, inganno o alcuna forma di manipolazione psichica (anche se abbondano, come di seguito riportato, soggetti mistificatori e impostori) dato che alcune di queste potenzialità sono state sperimentate personalmente da noi, da molti praticanti di sciamanesimo che hanno risposto a questa chiamata degli spiriti e testimoniate da tantissime persone e studiosi al di fuori di ogni sospetto tra cui psicologi, medici e altre figure professionali interessate più a trovare il trucco che non a studiarne il fenomeno al di là dei propri personali pregiudizi culturali, filosofici o religiosi.

Provare a definire l’esperienza della possessione è alquanto complicato ma possiamo generalizzare dicendo che è quell’esperienza in cui l’identità di un soggetto (il posseduto) viene in qualche modo sostituita da quella di Qualcun altro o Qualcos’altro. Il soggetto perde momentaneamente il controllo della voce, del suo corpo, per un periodo più o meno lungo di tempo, e nel mentre agisce un'altra entità. Il soggetto dopo l’esperienza di possessione può ricordare nulla, poco o tutto ciò che ha vissuto durante la possessione, a seconda dei casi e del livello di incorporazione dello spirito. Durante la possessione ci possono essere manifestazioni fisiche, energetiche e fenomenologie di vario tipo.

La possessione e conseguente perdita di controllo può accadere anche in maniera involontaria e inconsapevole, e qui siamo in tutti quei casi dove una entità benevola o malevola entra in una persona a sua insaputa (solitamente avviene nei momenti di crisi o di maggiore fragilità) e nel primo caso può ispirare o lasciare nella persona un dono, un talento, un potere che prima non aveva, nel secondo caso una malattia fisica o psicologica o, nei casi estremi, portare lentamente o improvvisamente alla morte. La possessione praticata dagli sciamani parte sempre come atto intenzionale (fatto salvo fenomeni spontanei che possono accadere) finalizzato a conseguire un risultato per soddisfare le esigenze di un cliente o della propria comunità. In alcune tradizioni vi sono cerimonie di iniziazione alla possessione; da quel momento in poi lo spirito condivide il corpo del medium/sciamano e può usarlo per parlare, agire o lavorare magicamente per portare una guarigione o qualcosa a trasformazione.

 

Se vogliamo dare una distinzione tra channelling  e possessione, con i limiti nel voler definire una esperienza di per sé dai contorni variabili e fugaci, possiamo dire che nel channeling il posseduto solitamente presta la voce o le mani allo spirito, dunque è una forma di possessione e incorporamento parziale. Intendiamo invece con possessione il caso in cui lo spirito prende possesso del soggetto interamente, di tutto il corpo/mente/coscienza, in un tempo breve o lungo che sia. Al soggetto posseduto, varie tradizioni e culture animiste e spiritiste danno un nome diverso. Nello spiritismo brasiliano e nei culti afro-caraibici (come il Vudù) ci si riferisce a colui che ha la capacità di possedere uno spirito col termine di cavallo, e da qui l’idea che il soggetto cavalchi lo spirito, o per meglio dire, che lo spirito cavalchi il soggetto!

Nello spiritismo venezuelano, al corpo del medium/spiritista si da il termine generico di materia. Sono “materie universali” coloro che sono in grado di essere posseduti da ogni tipo di spirito(1). Anche gli spiriti che prendono parte alla possessione assumo nomi differenti a seconda del culto o della tradizione: nel Vudù, gli spiriti che vengono chiamati lwa, nell’Umbanda (chiamata anche Quimbanda, nata dalla diaspora africana, mescolata con divinità native brasiliane movimenti spiritisti successivi come il Kardecismo), nella Santeria e nel Candomblè, ci si riferisce ad essi col termine di Orisha.

Nello spiritismo messicano, come ad esempio nel culto spiritista trinitario mariano da noi conosciuto, si fondono componenti indigene “sciamaniche” con il Kardecismo, il cattolicesimo e concetti di fratellanza tipo massonica. In tale culto i medium e spiritisti si rivolgono tra di loro col termine generico di Hermano o Hermanas (fratello o sorella).

 

Le false possessioni

Come detto prima, ci riferiamo in questo articolo ad esperienze che abbiamo vissuto sia direttamente che indirettamente di possessioni finalizzate soprattutto a scopi di guarigione e divinazione, ed evitiamo di parlare ovviamente di false possessioni e canalizzazioni di cui purtroppo talvolta ci è capitato osservare, soprattutto nel mondo del channeling. E ci sono innumerevoli ragioni tali per cui un individuo potrebbe simulare o dichiarare falsamente che è posseduto o è stato posseduto.

I “demoniaci” possono manifestare le loro oscenità in pubblico, discutere ampiamente dei loro taboo sessuali o anche fare violenza verbale o fisica su qualcuno senza assumersi la responsabilità dei loro atti.

I falsi canalizzatori possono estorcere ampie somme di denaro per dispensare i loro messaggi divini o la loro saggezza come Maestro Atlantideo o un Re Lemuriano o dicendo di parlare a nome di qualche Santo, Spirito illuminato o Madonna.

Gli aspiranti leader religiosi, o coloro che vogliono affermarsi come leader all’interno di un gruppo, possono guadagnare un grande potere sui devoti convincendoli che non sono io che vi sto comandando, ma la nostra divinità, il nostro grande maestro spirituale o spirito guida, che agisce tramite me. Questi soggetti temono molto la “concorrenza”, dato che il loro potere (e profitto) si basa sul vendersi come intercessori tra gli uomini e il divino hanno tutto l’interesse a discreditare coloro che potenzialmente possono usurpargli questo ruolo. Storicamente ci sono state lotte finite anche in tribunale, ad esempio per citarne una, il caso della Knight, una casalinga di Tacoma, nello stato di Washington, nel 1977 ha iniziato a canalizzare Ramtha (un essere vissuto 35000 anni fa, lemuriano), ci ha costruito sopra una scuola, ha scritto molti libri di successo, ha attratto molte persone famose come Linda Evans di Dynasty, Shriley MacLaine e altri finchè un altro canalizzatore Judith Ravell di Berlino ha iniziato a dare messaggi a nome di Ramtha. La Knight si è rivolta alla suprema corte austriaca e dopo tre anni di battaglie ha aggiudicato il copyright alla Knight e ordinato alla Ravell di smetterla di divulgare messaggi a nome di Ramtha e di pagare 800 dollari di danni alla Knight per averla lasciata, cosi aveva dichiarato, in una sorta di “limbo sospeso”…).

 

Le interpretazioni storiche tra ignoranza, pregiudizio e superstizione

Storicamente l’esperienza della possessione è stata interpretata secondo una miriade di paradigmi e di dogmi che di fatto ne hanno svilito l’importanza che essa può rivestire nell’ambito della guarigione e dell’esperienza spirituale. Sintetizzo una serie di questi paradigmi, anche per permetterci di sbarazzarci da questi pregiudizi e per comprendere meglio cosa la possessione in realtà non sia.

 

La possessione è pericolosa, e dunque è qualcosa che deve essere evitata. Qualcuno la considera una “oppressione demoniaca” come se forze sataniche prendessero possesso della tua anima per farne una pizza cosmica (es. agli occhi dei conquistadores mandati dalla cattolicissima Spagna a “convertire” i selvaggi nativi americani dai loro oscuri rituali cosi doveva sembrare l’operato degli sciamani allora).

Per altri, la paura è che la possessione possa esacerbare i vostri neuroni e portarvi alla schizofrenia.

Per altri semplicemente non esiste, è tutta una pantomima, una sceneggiata teatrale per esercitare il potere su una massa di credenti e devoti.

Tutte queste persone si riferiscono al termine possessione intendendo cose diverse, ma speculare sulla natura di questa parola cercando di darne una definizione precisa diventa un esercizio per intellettuali da bistrot francese fumoso oppure un diversivo per un week end passato in qualche cannabis room. Ciò che è importante quando trattiamo la possessione per noi, come studiosi e praticanti di sciamanesimo, è anzitutto prendersi un attimo per determinare che cosa sta prendendo possesso del nostro corpo (o ha preso possesso del corpo di un cliente).

Se vogliamo però essere tolleranti con questi pregiudizi dobbiamo anche essere tolleranti e onesti con noi stessi: il dire che non tutte le possessioni sono pericolose non è la stessa cosa di dire che nessuna lo sia.

 

La possessione è diabolica. Oggi questo pregiudizio può sembrare una delle più vecchie e peggiori bigotterie, ma in realtà tale paura è insito nella nostra educazione e cultura cattolica che ci portiamo dietro. Dietro a questo, si nasconde anche la paura che gli sciamani che rispondono solo ai propri spiriti di fatto sovvertono ogni forma di controllo sociale e politico istituito, e  dunque i leader religiosi (solitamente appartenenti a una qualsiasi religione rivelata) vedono come fumo negli occhi la presenza di qualcuno che parla e agisce nel nome di proprie entità superiori, e dunque possono sostituirsi al “clero” ufficiale unico deputato a parlare a nome di Dio.

 

La possessione come frode. Dopo il medioevo, l’età dei lumi. Tutto viene visto attraverso la lente della ragion pura. Se prima la possessione era sinonimo di religioni non cristiane e dunque pericolose, ora i figli dell’illuminismo dicono che non puoi fidarti dei preti. Gli sciamani e coloro che hanno il dono della possessione sono solo saltimbanchi o impostori. Il linguaggio è meno inquisitorio ma alla fine il risultato è lo stesso: la possessione è ridotta a un elaborato gioco di “facciamo finta di..”.

La possessione come frode è nascosta anche alla base di alcuni tentativi più recenti di “psicologicizzare l’esperienza sciamanica”, soprattutto la possessione, al punto da dire: OK è un teatro ma è un teatro sacro che funziona comunque, la mente risponde “come se” l’esperienza fosse reale… (anche se sappiamo che è finta). Dunque l’esperienza viene ridotta dallo studio e pratica dell’esperienza in sé, con la sua potenzialità e sacralità, alla mera funzione sociale o terapeutica. Questo non esclude che vi siano finti posseduti che teatralizzano l’esperienza, ma questo giudizio viene spesso dato da persone che non conoscono direttamente l’esperienza della possessione o che talvolta non ne sono stati nemmeno testimoni: il posseduto non può controllare la propria esperienza, a differenza dell’attore o del clown. Essi non stanno interpretando o agendo seguendo un copione o facendo una performance, qualcuno o qualcosa ha preso possesso di loro e parla attraverso loro, che ci si creda o no.

 

La possessione come malattia. Di seguito, la comparsa della psicanalisi ha portato all’interpretazione della possessione come malattia mentale o come effetto di qualche disturbo psicotico. Vedendo gli sciamani danzando in trance hanno assunto che si trattasse di qualche forma di psicosi. Le spiegazioni sono state differenti, ma il messaggio principale rimase lo stesso: la possessione era il marchio di culture “selvagge”, moralmente e culturalmente inferiori.

Altri psicologi hanno identificato nella possessione disturbi dissociativi sulla personalità, personalità bipolari o multiple, altri ne hanno dato vaste spiegazioni neurologiche: vedendo sciamani cadere a terra in preda a una possessione, hanno solennemente dichiarato che si trattava di una forma di epilessia.

Confondere una malattia mentale per una possessione (o viceversa) può avere conseguenze catastrofiche. Molte culture tracciano una chiara distinzione tra malattia e possessione, ma questa distinzione può essere sottile. Apprendere i confini di ciò che è accettabile o inaccettabile in termini di comportamento in un'altra cultura con i valori e i pregiudizi della nostra cultura è una impresa ciclopica. Una volta ancora, di fatto alle culture cosiddette “primitive” veniva privato il diritto di definire la propria esperienza.

Definire la possessione come malattia porta all’assunzione non dichiarata che il soggetto che ne è colpito debba essere curato.

 

Spiritismo: la possessione come esperimento da laboratorio. La nascita dello spiritismo ha dato spunto a una vasta diffusione delle pratiche di possessione, dividendosi tra gli scettici pronti a svelare ogni presunto trucco o mistificazione dietro a questi fenomeni, e coloro che vedevano nella fenomenologia occulta e spiritista una nuova forma di intrattenimento. Il periodo da Allan Kardec in poi ha dato alla luce la parte più deteriore del lavoro con gli spiriti, l’idea di “usare” gli spiriti a scopi di acquisizione di potere personale o di divertimento. L’intero tema della possessione si ridusse a dispute tra tavoli volanti e finti ectoplasmi, col risultato che sia i ricercatori che i religiosi velocemente iniziarono ad abbandonare il tema e allontanarsi.

 

Lo spiritismo incontra la Teosofia: la nascita del channeling

Mentre gli spiritisti continuavano a comunicare con i parenti defunti, con gli spiriti guida ecc.., Madame Blavatsky dichiarò che l’occultismo non crede che uno spirito defunto possa scendere e parlare con noi (assunzione assolutamente falsa, si negherebbe la capacità degli sciamani di agire come psicopompo, di ricevere consigli, guarigioni e supporto dagli antenati, essendo anch’essi defunti, e molto altro). La Blavatsky mandava messaggi dai suoi maestri Koot Hoomi e Moorya, che dichiarò essere maestri viventi nascosti in qualche montagna dell’Himalaya in Tibet. La Teosofia prendeva le distanze da coloro che lavoravano con i defunti, ma dichiarava di rivolgersi a coloro che erano ascesi ad altri stati di esistenza, maestri illuminati che potevano reincarnarsi (la teosofia accettava l’idea della reincarnazione).

Questi maestri ascesi hanno ispirato molti movimenti successivi di ispirazione teosofica, fino alla metà del secolo scorso. Molti seguaci iniziarono a “canalizzare” alcuni maestri spirituali e questo diede il via a quello che da li a poco prese il nome di “channeling”, termine nato alla fine degli anni 70. Dalla Knight citata prima che canalizzava Ramtha, Jane Roberts il dio egizio Seth, arriva la new age negli anni 80. Quando nei primi anni novanta andai per la prima volta a Sedona, il Sedona Journal of Emergence che girava in quel periodo consisteva quasi interamente di materiale canalizzato.

Arrivarono Lee Carrol e Jan Tobler, autori del best seller “I bambini indaco”, ricevettero materiale canalizzato da Kryon, una entità extraterrestre. Arrivarono gli UFO come messaggeri illuminati per una umanità in cerca di riscatto e redenzione.

L’esplosione del channeling ha portato a una serie di finti canalizzatori con le conseguenti finte profezie, ma nella moltitudine di questi falsi profeti vi furono, e vi sono ancora oggi, persone che sinceramente credono e lavorano canalizzando spiriti che vengono da altrove e che producono reali cambiamenti e guarigioni.

 

Mircea Eliade. Molti studiosi e praticanti di sciamanesimo che avranno sicuramente letto il famoso libro di Eliade “Lo Sciamanesimo e le tecniche dell’estasi”, ricorderanno che per Eliade la possessione non è uno strumento specificatamente sciamanico, ovvero la vedeva come una aberrazione delle tradizioni sciamaniche in quanto lo strumento principale condiviso da tutte le culture sciamaniche era (ed è ancora oggi) il “viaggio sciamanico”. Per lui, la possessione era testimonianza di una incapacità di controllare o gestire il rapporto con gli spiriti, e in tal caso la tecnica magica dell’estasi diventata un mero automatismo medianico. Lo studio di Eliade ebbe però il pregio (con tutte le controindicazioni del caso) di dare impulso alla ricerca da parte degli antropologi delle culture native, e fu da subito chiaro a questi primi ricercatori (taluni animati anch’essi dal pregiudizio monistico cognicentrico) che tra gli sciamani la distinzione tra viaggio sciamanico e possessione era spesso oscura e fosca. Mentre alcuni continuavano ad aderire alla distinzione posta da Eliade, altri iniziavano ad ammettere che la possessione in trance era abbastanza comune tra le varie culture sciamaniche nel mondo.

Molti di coloro che analizzavano il fenomeno ancora una volta non l’avevano sperimentato in loro stessi e dunque ricadevano nel pregiudizio sostanziale e basilare ovvero non credevano che gli spiriti potessero possedere un soggetto.

 

La New Age, animata da messaggi di “Peace & Love”, ha incluso la possessione come possibile esperienza trascendente tra i suoi seguaci, con l’ipotesi di base (del tutto erronea) che le creature spirituali siano tutte interessate al nostro benessere, alla nostra guarigione, alla nostra illuminazione, e che esse vedono le nostre buone intenzioni e se dovessimo incontrare qualcuno o qualcosa di minaccioso, basta visualizzare una luce bianca attorno a noi e riaffermare la nostra connessione con Dio o gli Dei e tutto va bene.

Questa idea che tutti gli spiriti siano come dei genitori indulgenti, dei maestri privati e personali ai quali rivolgerci sempre con fiducia e disinvolto incanto, o attori di un parco giochi è un qualcosa di molto recente. I racconti degli spiriti, nelle varie religioni, e degli Dei che ci hanno trasmesso in nostri antenati, erano assai diversi. Approcciare gli spiriti con timore reverenziale può essere strano per noi oggi, suona di un qualcosa di servile adombrato da un alone di superstizione. Noi moderni non siamo confortevoli con le suppliche, preferiamo rivolgerci ai nostri dei e spiriti pensando che in questo tipo di relazione valgano le stesse “buone” regole democratiche” fatte di equità, fair play e giustizia sociale.

E allora diamo quasi per scontato che ciascuno debba avere il diritto di dire la propria opinione davanti agli spiriti, che ciascuna opinione conti, che ciascuno a dei diritti inalienabili. Queste aspettative sociali portate a livello spirituale fanno si che ci risulta difficile immaginare che uno spirito o  una divinità possa chiederci di fare qualcosa che non sia sicuro, sano o consensualmente accettabile.  Diamo per scontato che uno spirito sia giusto, equo e che si prenda cura dei nostri bisogni, come farebbe una badante o una babysitter.

I nostri antenati avevano sicuramente differenti aspettative. L’idea che gli spiriti e gli dei avessero un obbligo cosmico di trattare bene gli umani avrebbe suonato più che una blasfemia come un qualcosa di assolutamente ridicolo. 

 

La psicologicizzazione dell’esperienza sciamanica: l’archetipismo. Per in nostri antenati, gli spiriti, gli dei erano reali come le montagne, i fiumi, le stelle. Le persone che non avevano timore di loro spesso non credevano in loro. Essi non erano vissuti come “simboli” o “archetipi” o “vibrazioni”, parole che oggi risuonano spesso in ogni mente psicologicizzata e in ogni tentativo di psicologicizzare lo sciamanesimo, parole che adducono a un grande gioco di “auto-empowerment” psicologico.

Anche le divinità riferite a varie tradizioni religiose diventano simboli o archetipi dell’inconscio collettivo umano: le Morrigan diventano simboli della rabbia femminile, Mercurio una metafora del pensiero umano, la manifestazione di Afrodite viene ridotta alle sensazioni di formicolio nelle parti genitali.

Quando abbiamo iniziato a lavorare con la possessione, abbiamo appreso velocemente che gli spiriti sono reali e non meri costrutti mentali, e presto abbiamo realizzato anche che possono essere pericolosi. Possono ribaltarvi la vostra vita, ridurvi in cenere in un solo battito d’occhio, farvi vivere la restante parte della vostra vita con un altro sesso, rompere tutte le vostre relazioni, guidarvi verso la pazzia. E questo tutti gli spiriti, non solo quelli che riteniamo “maligni” od “oscuri”. Ecco il motivo per il quale nella via sciamanica conta moltissimo stingere un legame forte e sacro con i propri spiriti alleati, ricordandoci che anche loro sono spiriti, e il fatto di essere compassionevoli con noi non priva a loro la possibilità di mostrarci a noi aspetti imprevedibili o talvolta terrificanti.

Al tempo stesso, questo non significa che la possessione sia sempre pericolosa, lo è come molte altre cose che facciamo, ad esempio guidare un auto. Le auto possono diventare uno strumento di omicidio o suicidio, come sappiamo. E’ molto più facile restare feriti o morire guidando un automobile che praticare la possessione. Voi potete essere bravissimi a guidare, ma non potete essere sicuri che se state guidando per strada qualcuno non rispetti uno stop e vi venga addosso. E noi non diciamo che le automobili esistono per la nostra convenienza e che il nostro amore incondizionato possa evitare gli incidenti!. Più saggio è riconoscere il pericolo e istruire responsabilmente noi stessi e gli altri ad usare l’automobile nella maniera più sicura possibile, riducendo il rischio di incidente la minimo. Se diamo alle nostre esperienze e rituali di possessione lo stesso rispetto che diamo alle nostre attività quotidiane, saremo in grado di evitare ogni tipo di incidente. E parte di questo rispetto presuppone il riconoscere che gli spiriti sono reali cosi come che ci possa essere un diciottenne neopatentato la fuori che vi attraversa la strada.

 

L'esperienza della possessione e i livelli di incorporazione degli spiriti

Se dunque vedete la possessione come un esercizio volto ad alterare la vostra mente, oppure non accettate l’idea che uno spirito che prenda possesso di voi sia reale e che questo non è altro che un elaborato gioco di drammaturgia, bene allora la possessione sciamanica non fa per voi. Se non siete pronti a trattare questo seriamente, è meglio che fate altro. Smettete di leggere questo articolo e continuate ad annaffiare le piante.

Gli spiriti sono individui, e dunque possono avere giorni buoni e giorni cattivi, come noi. Possono essere disturbanti, capricciosi, esigenti, disgustosi. Possono dirvi cose che a voi non piace sentire o che le persone attorno a voi non amano sentire.

Se questo vi fa sentire non a vostro agio, è giusto che sia così. Il mondo spirituale non è mai stato un luogo confortevole, anche se è un luogo di potere, mistero e magia. L’atto della possessione vi porta a questo mondo, con tutta la sua meraviglia e il suo terrore. Comprendendo questo vi assicurerà che i vostri rituali diventino esperienze realmente e potentemente trasformative e non una stupida e pericolosa parodia.

 

Le fasi o livelli di incorporazione degli spiriti

Ci sono diversi livelli di incorporazione che caratterizzano la possessione di uno spirito. Questi livelli nell’esperienza della trance medianica e della possessione nascono da ciò che abbiamo avuto modo di condividere con medium, canalizzatori e spiritisti, altri li abbiamo aggiunti noi in base alla nostra esperienza diretta. Personalmente lavoro in stato di possessione con alcuni dottori bianchi quando sono richiesti particolari lavori di guarigione, alcuni spiriti specializzati nella depossessione che agiscono per liberare persone o luoghi da entità intrusive, quando mi trovo ad affrontare a mia volta spiriti o entità intrusive che sono state mandate o che per loro natura vogliono recare danno a me o alle persone che amo oppure “voladores” o “pinches tiranos(2) a caccia di energia. Frequente è anche il caso di fusione con un animale di potere specializzato per una estrazione energetica, il recupero dell’anima, la pulizia delle linee ancestrali per sciogliere i nodi genealogici o accompagnare un defunto, anche in questi casi di fatto si tratta di una possessione temporanea di uno spirito animale che trasferisce la sua capacità o potere per permettere di compiere quel servizio per un cliente o una comunità. La fusione con un animale di potere o il danzarlo è una esperienza di iniziazione abbastanza comune allo sciamanesimo che si trova in diverse culture al mondo.

Lo stato di possessione da allo sciamano non solo il potere che viene trasferito dallo spirito (in forma animale o della natura o un defunto che sia) che prende possesso di lui, ma anche una sorta di invulnerabilità, fatto salvo che tutta l’esperienza dall’inizio alla fine non subisca intoppi  e che venga svolta in uno spazio protetto e sicuro, magari con l’assistenza di un “banco” a protezione (ovvero di un altro sciamano o medium in grado di vedere gli spiriti che arrivano e in caso di presenze oscure o pericolose proteggere il corpo dello sciamano o chiudere le porte anticipatamente) .

Vediamo ora le varie fasi che si presentano quando uno spirito “bussa alla nostra porta”…

 

1. Invocazione

Uno spirito o una divinità viene invocato, ad esempio raccontando una storia. Tramite questo racconto le persone si connettono con questo spirito, sentono la sua presenza, ricevono una immagine, questo senza che vi sia un cambio di stato di coscienza profondo. Ad esempio: racconto o canto la storia di Quetzalcoatl, il serpente piumato, spirito della trasmutazione dell’energia in materia, della materia in energia. In qualche modo stiamo chiamando questo spirito tra di noi perché possa aggiungersi e unirsi a noi.

 

2. Ispirazione

Simile all’invocazione, ma la differenza è che ora lo sciamano parla dalla prospettiva dello spirito invocato. Seguendo l’esempio di prima, Quetzalcoatl vuole che voi accettaste la parte oscura dentro di voi per riconoscere quella luminosa.

 

3. Integrazione

Si procede un passo avanti, qui parlate come se la divinità parli in prima persona tramite voi. Questo viene generalmente fatto all’interno di un rituale. Si entra in uno stato di trance, e la divinità o lo spirito parla attraverso di voi. Ricordo una esperienza di non tanto tempo fa, quando abbiamo proposto a un gruppo di praticanti di sperimentare la postura della trance di Quetzalcoatl. Queste posture si praticano stando assolutamente fermi e mantenendo il corpo in una determinata posizione e accompagnando l’esperienza col tamburo per indurre la trance. Noti sono i lavori sulle posture della trance della dr. Felicitas Goodman e successivamente di Belinda Gore, ancor oggi insegnati e praticati presso il Cuyamungue Institute a Santa Fe (New Mexico). Ricordo che un praticante disse: “Io sono il dio dell’oscura visione sotterranea, io sono il dio della luminosa visione degli spazi aerei, io sono tutto e il contrario di tutto”. In quel momento, lui stava integrando e manifestando la presenza dello spirito nella stanza.

 

4. Assenso

Fino a questo punto di questa sequenza, l’essere umano in contatto con lo spirito ha il pieno controllo della situazione. Da qui in poi, se c’è un assenso con lo spirito, lo spirito viene coinvolto direttamente e inizia a prendere possesso della coscienza dello sciamano e il controllo da parte nostra, come esseri umani, inizia a diminuire. Da qui in poi è impossibile procedere senza una cooperazione attiva dell’entità in questione.

Nell’assenso succede che il soggetto diventa un canale totale per l’energia portata dallo spirito ma lo spirito non ha ancora preso possesso completamente del corpo del medium, e dunque il medium diventa canale della sua energia ma non della sua effettiva presenza. Possiamo parlare in tal caso di co-coscienza. L’assenso viene talvolta confuso con una totale possessione da coloro che non hanno mai raggiunto la possessione totale. Molte persone possono dare un assenso a uno spirito di veicolare il suo potere ed energia senza che lui diventi una “materia” ovvero che il suo corpo sia totalmente posseduto dallo spirito.

 

5. Ombreggiamento

In questo momento, lo spirito è sopra la vostra testa. La sensazione che si prova è che sia proprio dietro le vostre spalle e che sta parlando chiaramente con voi, ma non stanno ancora usando il vostro corpo e dunque siamo ancora in grado di controllarlo entro certi limiti.

 

6. Channeling

Resa famosa dai seguaci new age, questo termine lo si usa ormai comunemente per intendere l’esperienza per la quale abbiamo una possessione parziale: l’entità fa uso della nostra lingua o delle mani ma non agisce ancora attivamente con tutto il corpo. Questo tende ad essere comune per entità e spiriti guida che hanno un rapporto diretto con il medium (o canalizzatore). Uno spirito magari vuole prendere possesso dell’intero corpo del medium, ma può essere che la connessione non sia sufficiente per consentirglielo oppure la “materia” (intesa come corpo del medium o sciamano) non è pronta ad ospitarlo o non aperta a sufficienza.

 

7. Possessione

In questa situazione la più forte connessione tra spirito e materia fa si che la nostra coscienza individuale, cosi come la conosciamo, si fa da parte per dare spazio allo spirito. A seconda della situazione, lo spirito può prendere possesso totale del medium e parlare o agire tramite il suo corpo. In questo stato, la coscienza della materia è o estremamente lontana (sentiamo o vediamo in lontananza, in una maniera dissociativa) o possiamo cadere in uno stato totalmente incosciente e al ritorno non abbiamo alcuna memoria di quanto sia successo.

 

Occorre precisare a questo punto che non c’è un taglio netto, una chiara demarcazione tra questi livelli di possessione di uno spirito: da uno stato di ispirazione possiamo trovarci lo spirito dietro le spalle (ombreggiatura), poi regredire nell’assenso, per poi trovarci a canalizzare. L’esperienza della trance è ondivaga e occorre ricordarci che non possiamo controllare tutto il processo essendo proprio questa esperienza un lasciare il controllo a qualcun altro. Se chiediamo a dieci persone che stanno praticando la possessione potremmo sentire dieci versioni differenti, dunque la cosa migliore è che ciascuno faccia la propria esperienza per poter distinguere e comprendere in che stato ci si trova, ovvero quanto distante è lo spirito da voi o quanto profondamente è entrato dentro di voi.

 

Nei vari contesti culturali si trovano impiegati durante la possessione degli strumenti, oggetti o altro a supporto dello sciamano, taluni dei quali sono espressamente richiesti dallo spirito stesso. Alcuni spiriti vogliono inoltre che lo sciamano indossi determinati vestiti, oppure che metta una canzone in sottofondo o un particolare profumo.

Il contatto con uno spirito può essere di estremo beneficio per lo sciamano o per il cliente o comunità ma può presentare anche qualche pericolo soprattutto se nel “canale” aperto dallo sciamano si infilano spiriti non compassionevoli o interessati alla nostra anima.

Quando il contatto e la possessione avviene da parte di uno sciamano è, come detto prima, relativamente sicuro perché gli spiriti invocati vengono chiamati per scopi e intenzionalità benevole, dunque sono spiriti di luce compassionevoli e aiutanti. Ma se qualche spirito di bassa energia dovesse entrare in contatto o possedere una persona che non ha poteri sciamanici ecco che i pericoli ovviamente sono alla porta. La possessione o l’influenza inconsapevole di una entità può portare malattie, disturbi mentali o in casi estremi alla morte.

Alcune culture, come ad esempio in Mongolia, stanno molto attenti anche a trattare con gli spiriti defunti, ad esempio in presenza di donne in gravidanza, o durante la nascita di un bebè, o se una persona è già malata. A differenza della nostra cultura, dove tradizionalmente viene talvolta dato il nome a un nascituro di un nonno o nonna defunti, tra le popolazioni della steppa il nome di un defunto rimane taboo per un lungo periodo in quanto si ritiene che il nominarlo potrebbe richiamarlo dalla regione ove sta (nel mondo dei defunti o in altri spazi) e causare danni alle persone rubando l’anima a qualcuno o attaccandosi all’anima di qualche familiare.

Un uso particolare e specifico che ritroviamo soprattutto nelle culture animiste di origine africane ma anche lo abbiamo visto nel contesto centro-sudamericano, viene dato all’utilizzo di feticci per poter effettuare una depossessione di uno spirito da una persona (o da un luogo) oppure al contrario possono essere usati anche per recare danno a qualche “nemico”. Nell’esperienza amazzonica fatta presso gli Shipibo (in quel contesto nativo avvengono ancor oggi guerre tra sciamani per l’utilizzo delle risorse o a difesa della propria comunità), ci dissero che uno sciamano è in grado di diagnosticare queste intrusioni e che vengono visti nel corpo del paziente sottoforma di frecce o dardi (virotes). In tal caso, gli sciamani sostengono che vi è stata una trasmissione, consapevole o meno, di energia malevola da parte o di un altro sciamano (la qual cosa rende la guarigione più impegnativa) oppure da un altro essere umano che per invidia, gelosia, vendetta o altri sentimenti oscuri ha proiettato queste energie negative verso la persona. Innumerevoli sono le tecniche di de-possessione presenti nelle varie culture sciamaniche, ma questo tema esula dal contesto del presente articolo.

 

 

Conclusione

La possessione rimane una delle esperienze più profonde  e affascinanti del percorso sciamanico. Tramite la possessione, lo sciamano ha l’opportunità di incontrare uno spirito o una divinità faccia a faccia, sentendo totalmente la sua energia e il suo potere nel corpo. Uno spirito unisce i mondi, e in quello stato ci sentiamo uniti con i mondi, veicolando l’aspetto più numinoso e tremendo del sacro in questa realtà. Ma dobbiamo sempre ricordare che stiamo ospitando uno spirito, una divinità, dentro il nostro corpo, e questo non limita affatto il suo potere.

Puoi guardare negli occhi uno spirito e rimanere sano? Ci saranno parti di te che si sentiranno attratte, e parti che vorrebbero in quel momento scappare via di fronte a qualcosa più grande di te e che ti ricorda in quel preciso momento quanto piccolo sei.  Puoi fargli delle promesse o dire cose che non hai in realtà mai fatto sino ad allora, ma lui sa tutto e vede tutto, vede cosa nutre il tuo cuore, da quale spazio hai agito nel bene e nel male, come vibra la tua energia.

Lo sciamanesimo non è uno spazio di comfort, le religioni e le pratiche spirituali non sono sicure, e nemmeno gli spiriti. Non possiamo aspettarci questo da loro. Possiamo solo accogliere ciò che sono. La loro presenza può distruggere ogni cosa o benedire ogni cosa. Ogni cosa che metti in sicurezza nella tua bella piccola scatoletta colorata, con la loro presenza, potrà essere ribaltata. L’unico atteggiamento possibile per chi vuole accedere o viene chiamato a questa esperienza è di mettersi al loro servizio accettando tutto ciò che di non umano potrebbe accadere.

 

 

 

 

Note

1. Vedere l’articolo di Luciano SilvaSciamanesimo venezuelano: il culto a Maria Lionza

2. I “voladores” o “pinches tiranos” nella stregoneria messicana e nella letteratura castanediana si intendono entità a caccia di energia che in realtà svolgono una missione molto importante per lo sciamano/guerriero che li incontra ovvero sfidare i propri limiti per costringerlo a superarli.

 

Per approfondimenti

  1. Articolo/intervista a Raven Kaldera: “Cavalcare il cavallo – lo sciamano come oggetto votivo
  2. Articolo di Luciano Silva: “La guarigione nello sciamanesimo amazzonico: la malattia e la sua guarigione presso gli Shipibos
  3. Articolo/intervista di Luciano Silva: “Trance e stati di coscienza nello spiritismo venezuelano - Intervista a Julian, sciamano e "materia universale" di Caracas, praticante il culto marialoncero”.
  4. Articolo/intervista di Luciano Silva: “Spiritismo e trance sciamanica - Intervista a Gleidis, “banco” e "materia" del culto spiritista Marialoncero - Montagna de la Sorte - Venezuela
  5. Kenaz Filan e Raven Kaldera, “Drawing Down the Spirits” – Destiny Book, 2009.

Immagini tratte dalla rivista Sacred Hoop per gentile concessione o da archivio personale.

 

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