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Articoli ed interviste > Terapia Psico-Corporea integrata (ISP™): l’incorporazione dell’esperienza per la trasformazione e l’integrazione delle emozioni e degli stati sopraffacenti - di Luciano Silva

Un approccio integrato corpo, mente ed energia per gestire gli stati tensionali ad alta attivazione emotiva


 

“Devono esserci persone tra cui possiamo sederci a piangere e tuttavia esser considerati ancora guerrieri”.

 

Adrienne Rich

 

 

Integral Somatic Psychology  (ISP ™) è un approccio olistico che include corpo, mente ed energia finalizzato a migliorare gli esiti terapeutici nell’affrontare emozioni o stati sopraffacenti attraverso una maggiore incorporazione di tutti gli aspetti dell'esperienza umana e di tutti i livelli della psiche.

ISP, tradotta in italiano con “psicologia somatica integrale”, è stata sviluppata da Raja Selvam, PhD, la sua formazione include psicoterapie a mediazione corporea quali Somatic Experiencing® , Analisi Biodinamica, Psicologia Junghiana e Archetipica, Psicoanalisi Intersoggettiva e delle Relazioni. La sua ampia comprensione della psiche umana è arricchita anche dall'esperienza dell’ Advaita Vedanta, una importante tradizione spirituale indiana. Tiene conferenze ed insegna in molte nazioni. L’ho avuto come insegnante nel livello avanzato della formazione di Somatic Experiencing e il suo approccio integrale che tende ad unire corpo, mente e spirito mi convinse a seguire la sua specializzazione triennale in ISP, grazie alla quale ho iniziato ad integrare nelle mie sessioni individuali di Somatic Experiencing la prospettiva di aiutare il cliente ad incorporare le sue esperienze il più possibile.

ISP è un approccio globale all'incorporazione (e anche al processo di incarnazione della nostra anima) basato sulla psicologia occidentale e orientale. Attualmente è insegnato in oltre una dozzina di paesi in Nord America, Europa e Asia. La psicologia somatica integrale non è un altro approccio alla terapia e neanche un percorso spirituale. È una modalità complementare sviluppata per aumentare l'efficacia del lavoro psicologico ed energetico in qualsiasi approccio terapeutico o spirituale si segua. L'approccio seguito da ISP mira a sostenere le persone soggette a situazioni, eventi o emozioni sopraffacenti aiutandole a contenere l'esperienza nel corpo, e tramite le risorse corporee ed energetiche poterla trasformare e portarla ad una risoluzione integrata ed equilibrata.

A differenza delle terapie catartiche, ovvero quelle che preferiscono "scaricare" in qualche modo le energie o gli stati emotivi sopraffacenti, con ISP si vuole favorire l'incorporazione dell'esperienza, certi che nel nostro corpo vi siano tutte le risorse necessarie per contenere l’attivazione e poter cosi trasformare, guarire e risolvere la maggior parte delle nostre esperienze difficili. Per anni certi approcci terapeutici insistevano molto nello scavare nella memoria del trauma spingendo i pazienti a “recuperare” ricordi infantili di molestie e violenze, “dissociati” o “rimossi”. Questo processo penoso era generalmente accompagnato da ripetute abreazioni e spesso da una catarsi violenta, e come sappiamo oggi queste catarsi stimolano scariche abbondanti di adrenalina e l’afflusso di endorfine (gli oppioidi naturali) procura sensazioni di momentaneo benessere ma anche un potenziale sviluppo di dipendenza. In molti casi questo inutile lavoro si scavo non provocava altro se non inutili sofferenze e molti terapeuti che guidavano questo processo erano totalmente convinti che i ricordi che affioravano via via nell’esperienza del paziente fossero veri anche quando si dimostrava poi la loro totale insistenza.

 

Sul lato opposto infatti, alcuni studi e ricerche stavano mostrando che era possibile impiantare con successo ricordi traumatici nei clienti, dei quali quindi era possibile dimostrarne la falsità e l’invenzione, e questo dava comunque una risposta a quei pazienti soggetti a depressione e ansia  alla disperata ricerca di  una causa di quei disturbi per poterli curare. Con alcuni esperimenti si è arrivati addirittura a concludere che gran parte dei ricordi recuperati in terapia fosse impiantata a livello subconscio dai terapeuti involontariamente, o in qualche caso, anche intenzionalmente! Elizabeth Loftus, rimasta a undici prima orfana di madre forse suicida e poi dopo due anni senza casa a seguito di un incendio devastante, col tempo è poi diventata una esperta riconosciuta nel campo della memoria e per anni si è battuta contro le terapie basate sul recupero di ricordi traumatici, cercando in tutti i modi di dimostrare che tanti episodi di abuso infantile cosi evocati erano totalmente falsi. L’idea di base in ISP invece è quella non cercare di scaricare l’esperienza in modo catartico ma anzi di usare tutto lo spazio disponibile all’interno del corpo fisico ed energetico per poterla espandere,  cosi facendo l’effetto sintomatico si attenua e permettiamo così a questa esperienza di trasformarsi e trasmetterci tutte le informazioni necessarie che possono essere poi elaborate a livello cognitivo. Questo approccio non è molto comune tra la psicoterapia attuale.

Se ad esempio se ci troviamo ad affrontare una situazione di abbandono, lutto o di una persona cara che improvvisamente scompare o se ne va, in quel momento facilmente veniamo colti da emozioni di rabbia (non ci capacitiamo del perché se ne sia andata o ci abbia lasciato), tristezza, profondo dolore, accompagnate da stati ansiogeni e angoscianti. Perdiamo la fame, il sonno, la nostra mente è costantemente alla ricerca di un perché o di un’ancora per poterci aggrappare e salvare in questo mare tempestoso che ci ha travolti. Da questo momento in poi, associamo la rottura della relazione con quella persona con i nostri sintomi. Ogni volta che pensiamo a quella persona ecco che si riattiva tutta la sintomatologia che magari comincia sentendo lo stomaco che si chiude, il respiro diventa corto e superficiale e di nuovo in un istante si ripresenta lo stato ansiogeno e tutte le emozioni ad esso correlate. In questo stato, solitamente l’energia tende a salire verso l’alto, i pensieri si fanno ossessivi, la respirazione è clavicolare, si chiude la gola e quanto l’intensità diventa insopportabile la scarichiamo nel pianto e nella disperazione. Momentaneamente ci sentiamo sollevati, ma alla volta successiva in cui si ripresenta una memoria o il ricordo di quella persona, ecco che si riattiva tutta la sindrome che alla fine si conclude sempre allo stesso modo. Dicono che il tempo aiuta, ma non è vero, anzi, più restiamo in quegli stati di alta attivazione globale del sistema nervoso, che subisce in queste circostanze una disregolazione con il conseguente insorgere di meccanismi compensativi di sopravvivenza,  più si rischia la traumatizzazione. Le soluzioni abituali sono “anestetizzare” il sintomo con un farmaco, che potrebbe alleviare il dolore ma non risolvere lo schema soggiacente che lo produce, oppure il sistema nervoso ci porta alla catarsi come detto prima e vado verso la disperazione e il pianto oppure “scelgo” la dissociazione, ovvero mi “anestetizzo” quella parte sintomatica per non sentirla, con conseguente congelamento sia a livello fisico che emozionale.

L’approccio proposto da ISP è invece quello di educare e aiutare il cliente a gestire le emozioni e gli stati sopraffacenti offrendo degli strumenti che lo aiutino a restare in contatto il più possibile con questi stati, lavorando nella direzione dell’espansione dell’esperienza nel corpo fisico ed energetico. Questa strategia ci consente di andare molto in profondità di questa esperienza, sviscerandone ed esplorandone tutti i livelli che possa contenere, e ci da la capacità attraverso tecniche molto pratiche e immediate di autoregolare il nostro sistema nervoso aumentando la nostra resilienza, ovvero la nostra capacità di affrontare e sostenere livelli via via crescenti di attivazione senza che questo ci porti a uno squilibrio o una traumatizzazione a livello psicologico, emotivo o energetico in generale. Questa capacità di espandere e contenere l’esperienza, anche se sopraffacente, ci permette di arrivare a significati più precisi veicolati dall’esperienza stessa, cosi da intraprendere di conseguenza azioni adeguate e coerenti.

Damasio nel famoso libro “L’errore di Cartesio”, presenta le prove che se c’è una emozione a disposizione, l’esperienza corporea diventa una esperienza emozionale nel corpo. Se le persone hanno più emozioni, sono più capaci di identificare cosa farne con queste. Ecco il motivo per il quale molte persone traumatizzate che vivono stati di congelamento fisico od emotivo, faticano a distinguere ciò che provano a livello emozionale (e di conseguenza anche a percepire le emozioni degli altri) e dunque talvolta agiscono in modo incoerente o controproducente per sé stessi o per chi le circonda.

Riconosco che ho un vuoto intollerabile, è fame o anelito? Se ci sto in contatto magari riesco a identificare che è un anelito verso qualcuno che mi manca, e dunque non corro in maniera compulsiva ad aprire il frigorifero per riempire quel vuoto con del cibo. E se ora riesco a comprendere che è anelito, chiamo la mia compagna, un amico o la mia ex? Possiamo trovare delle alternative. Avere maggiori alternative nell’agire significa che avremo la capacità di scegliere la migliore di queste alternative. Magari sentendo quel vuoto, è meglio cercare un partner o un contatto sicuro più disponibile e amorevole oppure contatto la mia ex verso la quale magari tenderemo ad andare perché ci ha rifiutato? Magari quest’ultima scelta non è certo la migliore..

Questo processo sta alla base dell’incorporazione dell’esperienza, quanto più una esperienza riusciamo a contenerla nel corpo (ovviamente entro certi limiti tollerabili, limitandola nel tempo e titolandone l’intensità), quanto più il nostro corpo la riconosce, ne diventiamo consapevoli, riusciamo a vederne il significato, il messaggio di ciò che ci vuole dire quell’esperienza, e possiamo acquisire la capacità di poterla gestire al meglio apprendendo cosi una strategia di autoregolazione. Le volte successive, se vivremo altre situazioni sopraffacenti per noi, avremo appreso un percorso da seguire per evitare che quelle situazioni possano alterare il nostro equilibrio psico-fisico ed energetico e far rientrare il nostro sistema nervoso nel suo spontaneo processo di autoregolazione. Finché la nostra esperienza non la spingiamo sino ai livelli alti della nostra consapevolezza non possiamo conoscerla, e se non la incorporiamo completamente rischieremmo di doverla ripetere in continuazione.

 

I passi verso l’incorporazione dell’esperienza

 

L’approccio terapeutico seguito da ISP per incorporare una esperienza a tutti i livelli, corporeo, psicologico ed energetico/spirituale, prevede quattro passi che il terapeuta cerca di sviluppare sequenzialmente durante la sessione con il cliente.

 

1. Espandere l’esperienza e portarla in profondità.

Lavoravo con una cliente che aveva paura ad esprimere il proprio potere, sentiva un pericolo nel lasciarlo espandere nel corpo e di conseguenza ad esercitarlo fuori di sé per la paura che questo potesse danneggiare sé stessa o in particolar modo gli altri. Sul concetto di potere troviamo spesso sovraccoppiati molti significati, paure e preconcetti derivati sia dall’uso distorto e subdolo che se ne fa oggi, sia da questa cultura dominante che vede l’esercizio del potere finalizzato a controllare o dominare l’altro e non come libera espressione di una forza creativa messa al servizio di se stessi e dell’altro, come dovrebbe essere. L’obiettivo era dunque come primo passo aiutare questa cliente a trovare una leva per far si che lei iniziasse a “generare” il potere dentro di sé e a sostenerlo nel processo di espansione all’interno della sua fisiologia. Seguendo le tracce del suo felt sense (il sentire corporeo interiorizzato), il potere si concentrava e veniva trattenuto da lei soprattutto nella zona del ventre generando una serie di sintomi a livello viscerale e sull’apparato digestivo. La sua normale reazione di autodifesa da questa sensazione sopraffacente era quella di rinunciare a sentire questo potere e di conseguenza rinunciare ad agirlo in qualche modo. La fuga all’interno di sé, il trattenere questa energia nella pancia, era stata la sua strategia abitudinaria per evitare di perdere il controllo di questo potere con la paura che se avesse avuto modo di uscire avrebbe di sicuro fatto danni. Aiutandola ad espandere questa energia nel corpo fisico ed energetico, ovvero supportandola per lasciare che questo potere potesse esprimersi anche in altre zone del corpo sino a quel momento non accessibili, la sensazione sintomatica del potere nel ventre iniziò ad affievolirsi e lei iniziò a sentire di poter stare un po’ più in contatto con il suo potere ora diventato meno sopraffacente. I sintomi che ristagnavano da tempo a livello viscerale si affievolirono.

Come lo si può fare? Aumentiamo il flusso del sangue e del SN tra i tre strati del corpo, la parte bassa, mediana e alta. Come lo facciamo nel corpo? Seguendo un modello di regolazione, semplice, che può essere usato da uno psicoterapeuta o da un fisiatra, lo schema dei flussi tra uno strato e l’altro del corpo e per muovere l’energia possiamo usare la respirazione, il tocco o l’auto tocco, la consapevolezza, l’intento, i movimenti corporei, l’immaginazione. Usare solo la consapevolezza può essere limitativo, e dunque in base alle competenze di ciascuno possiamo proporre altre tecniche finalizzate a muovere l’energia da un punto all’altro del corpo. Questo riduce la disregolazione senza eliminarla del tutto. Permettiamo al cliente anziché di fuggire o scaricare (ovvero scartare) l’esperienza sopraffacente, di starci più in contatto, altrimenti si rischierebbe di eliminarla e cosi facendo ci si fermerebbe al primo strato o livello senza dare la possibilità di indagare e comprendere cosa si nasconde sotto quell’esperienza, di quanti strati è composta, qual è il messaggio di fondo che mi sta portando. Ho una difficoltà col potere, devo lavorare sul mio rapporto col potere maschile? Con l’autorità? Ho un eccesso di fuoco che devo regolare? Ho un irretimento genealogico di antenati che hanno avuto un conflitto col potere o sono stati vittime del potere o dei loro poteri? In una vita precedente mi hanno bruciata per i miei poteri? Se ci fermiamo ai sintomi che affiorano in superficie e facciamo di tutto per non sentirli o eliminarli non arriveremo mai a comprendere cosa produce quel sintomo, dove quell’esperienza ci vuole portare e qual è il messaggio che ci sta veicolando.

 

2. Capacità di tollerare l’esperienza il più possibile.

Questo è importante, perché se non siamo disposti a tollerare qualcosa non possiamo generare qualcosa più di quel limite, ma se prima la espando e la distribuisco per minimizzare la disregolazione anche l’emozione diventa più tollerabile. Una delle cose che ci fa sentire che una esperienza è intollerabile è il cervello che trova intollerabile la disregolazione, c’è una resistenza innata nel cervello. Se sento la tristezza solo nel petto, sentirla solo li, tollerarla solo li, vado a stressare troppo il corpo e il cervello, dunque la espando in tutte le aree in cui il lutto o quel dolore possa essere sentito. Questo aumenta “la quantità” di tristezza o di dolore certo, ma sarà una esperienza più profonda ed essendo distribuita in tutta la fisiologia non ci saranno parti del corpo più sintomatiche che mandano continui segnali di allarme al cervello.

Il secondo tipo di resistenza è psicologica ed è causata dalla mancanza di conoscenza del perché vogliamo sentire queste emozioni più profonde, l’utilità nel fare questo. Con la respirazione olotropica proposta da Stanislav Grof, quando vai in regressioni molto insopportabili vai a contattare facilmente esperienze transpersonali. La terapia continua a fare la stessa cosa a ripetizione, le persone vengono sopraffatte, vanno in regressione, fanno le vittime e piangono come bambini, e si abituano a questo schema e credono che questo sia il modo di fare terapia o di risolvere l’attivazione soggiacente. Sicuramente può essere un passo importante, e poi però bisogna incorporare l’esperienza. Con queste tecniche catartiche non si sviluppa una maturità emotiva. Come tutte le cose occorre sapere quando è utile usare una certa tecnica o no. Le nostre informazioni o meccanismi interiorizzati possono diventare una abitudine, e anche se io invito i clienti a non piangere, ad aprire gli occhi e a sentire la tristezza nel petto, appena entrano in contatto con la tristezza iniziano a piangere in automatico. Ci vuole tempo per impedire che ciò accada, ma quando per loro è stato possibile, hanno avuto modo di sentire che quella tristezza era causata ad esempio dalla solitudine, e dunque hanno avuto il tempo per trovare le parole per descrivere la loro esperienza e trovare una soluzione adeguata per far fronte alla loro solitudine.

 

3. Dare un significato alle sensazioni.

Questa roba che sento dentro di me cos’è? Ad esempio, lutto o tristezza, non sempre le persone sanno identificare una emozione, ma se riescono a trattenere un po’ il pianto e iniziano a sentirla nel corpo diventa possibile riconoscere che è lutto, o tristezza, e anche a cosa è correlato, è una situazione nel presente o viene dal passato? Per questo chiedo cosa stai sentendo? Viene da tua moglie o tua mamma? Le ricerche dimostrano che più diventiamo capaci nei due passi precedenti e più diventiamo capaci in questa fase e viceversa. Questo terzo passo è tutto cognitivo. Ci permette di dare un significato all’esperienza.

Se riusciamo a stare più a lungo con una esperienza, ad espanderla e a tollerarla, possiamo esserne più consapevoli  per un tempo più lungo, e quindi abbiamo più possibilità di esplorarla in termini di che cosa è e a che cosa è correlata questa esperienza, e poi cosa ne devo o posso fare con questa? In tal caso il cervello ha più tempo di verificare cosa si tratta, è fame o un anelito profondo? E dato che posso tollerarlo, in quel momento non ho bisogno di un disordine alimentare, ho più tempo per capire che ho un anelito perché magari è una settimana che non ho rapporti sociali, è una settimana che non sento la persona amata, e se ci sto ancora un poco magari mi ricordo che da piccolo sono stato spesso lasciato solo.

Se il cliente si fosse fermato al primo significato o avesse tratto già delle conclusioni derivanti dalle sensazioni ed emozioni primarie, magari avrebbe intrapreso un lungo percorso per curare il disordine alimentare, oppure se si fosse fermato a sentire che è un anelito lasciato da una ex fidanzata/o il lavoro si sarebbe concentrato sulla elaborazione del lutto e sulla riparazione dell’attaccamento. Se andando in profondità emerge che l’anelito, quel vuoto che lo accompagna da sempre, è nato da un trauma alla nascita dove è mancato la primaria essenziale connessione con la madre, ebbene magari la terapia si sposterebbe sulla riparazione di quel trauma in primis cosi da rendere meno sopraffacenti situazioni di abbandono, perdita o lutto che si sono sovrapposte e per risonanza si sono riproposte nell’età adulta. Se riusciamo a scendere in profondità per vedere la trama originaria soggiacente a tutto ciò che si è poi stratificato sopra negli anni, non solo andiamo subito a risolvere il nocciolo del problema, ma più facilmente risolviamo anche ciò che si è poi sovrapposto . Già solo usando i muscoli facciali che sono relazionati al coinvolgimento sociale e dunque a tutte le tematiche relazionali(1),, possiamo scoprire cos’è e di cosa si tratta. Se usiamo tutti i muscoli del corpo, aggiungiamo anche la capacità di tollerarlo per un periodo più esteso e ad avere maggiori risorse per comprendere maggiormente il significato della nostra esperienza.

 

4. Che cosa vogliamo farne con questa emozione?

Una volta chiaro il significato della propria esperienza abbiamo la possibilità di fare una scelta. Prima di allora, non avevamo scelte, rispondevamo in automatico alla sollecitazione esterna attuando le nostre strategie disadattative di sopravvivenza solitamente basate sulla lotta, fuga o congelamento/dissociazione. Non so gestire tutte queste emozioni, non so dare un nome, non so cosa sento o sentono gli altri in relazione a questa esperienza. Bene, mando tutti a quel paese, mi ritiro in montagna, stacco la spina, mi isolo e medito sul futuro. Non cresciamo se non in un rapporto di interdipendenza dall’altro, da soli non abbiamo alcuna possibilità di sanare un trauma relazionale, occorre per forza di cose farlo in una relazione terapeutica. E per farlo dobbiamo “allenarci” a stare in contatto con noi stessi e con gli altri, anche se ciò che sentiamo in noi o negli altri non ci piace. Con ISP abbiamo uno strumento e una via per farlo. Sento questa emozione, è rabbia, la esprimo si o no? Ne posso o devo fare qualcosa? Questo aspetto è comportamentale.

Questa rabbia la devo esprimere o no? Mi devo trovare un lavoro o no? Questo passo dipende dal significato che diamo all’esperienza. Più ci concentriamo e riusciamo a stare sui primi due passi, più diventerà chiaro cosa farne in questa situazione, avremo anche l’energia per fare ciò che vogliamo fare. In una sessione magari non riusciamo ad arrivare al terzo e quarto passo, ma magari ci concentriamo sui primi due e si verifica assieme, in relazione all’esperienza del cliente, se abbiamo fatto sufficiente incorporazione. Non importa se stiamo lavorando con un elemento, con una parte del corpo, con un flusso, lo facciamo solo per aumentare questi quattro aspetti dell’incorporazione, altrimenti il sistema potrebbe squilibrarsi e ci dimentichiamo che stiamo facendo un lavoro anche psicologico, se ci troviamo troppo coinvolti nel lavoro corporeo o energetico, ci possiamo dimenticare la parte psicologica.

 

Alcuni strumenti usati in ISP per l’incorporazione dell’esperienza

 

Per l'individuazione degli schemi tensionali e delle reazioni psico-somatiche alle esperienza, in ISP si integrano tecniche di tracking e focusing volte a portare e sviluppare l'attenzione del cliente sul proprio felt sense, ovvero il sentire interiorizzato del corpo, il linguaggio delle sensazioni corporee. Non tutte le persone conoscono il linguaggio del corpo e sanno esprimere cosa il corpo sente quando è soggetto a determinate sollecitazioni o attivazioni, ci manca proprio il linguaggio sensoriale in quanto non ci è stato probabilmente mai insegnato. Il primo step del processo di incorporazione prevede appunto di seguire le tracce del corpo per poi espandere l’esperienza in più parti possibili della fisiologia, ovvero vedere dove una determinata attivazione va ad agire nel corpo producendo schemi tensionali, contratture/collassi o sintomi. Si invita il cliente a lasciar espandere l’esperienza (o l’emozione primaria) nelle parti del corpo meno sintomatiche o più disponibili ad accoglierla tramite la consapevolezza, il tocco, l’auto tocco, la respirazione o l’immaginazione. Per chi lavora anche col corpo energetico, si possono seguire mappature derivanti dai centri energetici conosciuti dalla medicina cinese, oppure stimolando i chakra, oppure sui centri energetici conosciuti dalle tradizioni sciamaniche, sempre a seconda della competenza del terapeuta. In casi di forte traumatizzazione e conseguente percezione di pericolo derivante “dall’entrare” troppo nel corpo fisico, l’ampio spazio offerto dal corpo energetico o corpo sottile aiuta a sviluppare il processo di espansione in egual misura, anzi talvolta in maniera più efficace che non proporre una entrata diretta nel corpo grossolano.  In tali casi occorre verificare se il cliente tende a dissociarsi portando la propria attenzione ed esperienza fuori dal corpo, rifugiandosi nelle dimensioni sottili ed energetiche dell’essere anziché nel corpo fisico; in tal caso lentamente occorre sostenerlo per aiutarlo a “portare giù”, verso il basso, l’esperienza che rischia altrimenti di restare solo a livello energetico e spirituale.

Per aumentare la capacità di tollerare l'esperienza nel corpo, si lavora con tecniche corporee ed energetiche seguendo ciò che la fisiologia del cliente mostra e diverse mappature che consentono di svelare l'associazione tra la tensione muscolare prodotta e lo stato psicologico associato (es. Polarity(2) ,Bodynamic Analysis(3)). In questa fase si potranno introdurre anche tecniche di Somatic Experiencing come il radicamento, l’orientamento, la titolazione, la pendolazione, la scarica, soprattutto se l'esperienza sopraffacente ha avuto un impatto traumatico per la persona.

Un'altra utile prospettiva che introduco in questa fase è anche l’effetto provocato da eventuali traumi nell’infanzia. Seguendo l’approccio presente nel modello NARM(4) (Neuro Affective Relational Model™) sviluppato dal dr. Laurence Heller, questo affronta quanto vengono soddisfatti i bisogni primari nel bambino, essenziali per il nostro benessere fisico ed emotivo, e quanto la non completa o totale soddisfazione di tali bisogni porta a  sviluppare “stili di sopravvivenza” che ci portiamo nell’età adulta che ci permettono certo di sopravvivere (allora) ma a discapito (oggi) della nostra capacità di connessione con noi stessi, con gli altri, e con la nostra forza vitale. La nostra capacità di connessione con il nostro corpo e con le nostre emozioni è strettamente correlata con la nostra capacità di connessione e sintonizzazione interpersonale, e dunque va ad influire la relazione con noi stessi e con  gli altri. In base al bisogno fondamentale non soddisfatto o soddisfatto parzialmente, si può identificare la strategia di sopravvivenza del cliente e di conseguenza le sue identificazioni basate sulla vergogna e le sue contro-identificazioni basate sull’orgoglio (5). Gli effetti in termini di meccanismi adattativi disfunzionali che residuano nel sistema nervoso in relazione a questi traumi possono emergere in questa fase o già nella precedente e possono essere affrontati con le opportune strategie risolutive proposte da questo modello volte a rompere le identificazioni (e le conseguenti contro-identificazioni) soggiacenti prodotte dallo stile di sopravvivenza adottato.

L'aspetto energetico si introduce con movimenti corporei che coinvolgono direttamente il corpo energetico, la conoscenza dei centri energetici o dei chakra, il lavoro sugli elementi, l'uso del respiro, del tocco, dell'autotocco, esercizi di consapevolezza o tecniche sciamaniche di manipolazione delle energie sottili.

L'elaborazione del significato solitamente avviene a livello spontaneo dal cliente sul finale della terapia, una volta destrutturati gli schemi e i modelli adattativi o di sopravvivenza adottati in risposta all'esperienza difficile o al trauma, tutti i significati, le credenze o i pensieri che si sono sovraccoppiati o generati su quei modelli sono costretti a cambiare e alla persona si disvelano nuove opportunità per direzionarsi verso il cambiamento.

 

Un sogno rivelatore

Sotto un sintomo c’è una emozione che occorre ricercare.

Settimane fa mi svegliai con qualcosa che diventò presto un bruciore, e sapevo che mi arrivava da una esperienza emozionale avuta in sogno, sapevo da qualche parte quale era l’emozione, però a quel punto l’avevo chiusa fuori e potevo solo sentire il sintomo. Mi sono svegliato con quel bruciore al petto che mi aveva fatto svanire completamente il ricordo del sogno. La mia mente subito lo associò  a ciò che avevo mangiato o bevuto la sera prima e ai miei familiari “nemici” del mio stomaco.

Mi sono seduto sul letto, ho messo la mano sul petto, mi ha aiutato ma non troppo, avrei potuto stare molto tempo a fare il tracking delle sensazioni e a rintracciare i contenuti del sogno, così avrei regolato il corpo e dunque avrei posto fine alla sofferenza, ma sapevo che non era la soluzione. Non volevo subito autoregolarmi  per non perdere l’esperienza soggiacente a quel sintomo, dunque sono stato in contatto con quel bruciore a lungo, più che potevo. Sapevo anche che le tracce del sogno lucido restano nel corpo, e dunque nel corpo potevo ritrovarle.

Ho cercato di guardare i movimenti del corpo energetico per identificare quella emozione, sapevo che il corpo energetico è anche il corpo di sogno e dunque è importante per reclamare l’esperienza e il potere del sogno. Delle volte il nostro corpo energetico lo sentiamo ma lo escludiamo dalla nostra consapevolezza, è un meccanismo abitudinario imposto dalla nostra coscienza ordinaria e collettiva. Se non sei abituato a seguire i movimenti del corpo sottile non li riconosci. Quando ho fatto questo per me il petto ha iniziato ad aprirsi perché la chiusura era a livello di corpo sottile, sapendo che avrei dovuto entrare nell’esperienza psicologica e onirica per ricavarne un significato. Alcuni usano il corpo energetico ma lo usano per difendersi dalle esperienze psicologiche, faccio pranayama tutte le mattine per sentirmi benissimo, posso risolvere problemi fisici e psicologici facendo Tai Chi, lo pratico sempre per farmi passare il mal di testa che mi accompagna da anni…, ma non sarà risolutivo per il problema psicologico soggiacente in maniera permanente. Ci dobbiamo chiedere che emozione c’è sotto un sintomo, a quale situazione è correlata.

Aprendo il petto, “vidi” davanti al centro delle decisioni, posto a pochi centimetri dallo sterno, partire lontano da me un vortice di energia color arancione che immediatamente mi riportò alla memoria tutte le scene del sogno dove mi trovavo in una lotta con delle lance attorno al fuoco con dei cavernicoli in un epoca credo preistorica. Nella lotta, un “nemico” mi colpi al petto con una lancia e a quel punto mi svegliai. Non appena il sogno mi riportò alla luce quelle immagini, feci l’esercizio del “lampo del sogno” di Active Dreaming (6) per accedere a ulteriori significati e correlazioni di quel sogno con la realtà attuale che stavo vivendo nella mia vita ordinaria oppure se era un sogno simbolico o un grande sogno dove l’opera di qualche spirito compassionevole si stava sviluppando su qualche piano della mia esistenza. La prova di realtà mi portò ad una consapevolezza inequivocabile, mi salì un dolore acutissimo e una tristezza profonda e acuta che non avevo mai sentito prima.

La lancia nel sogno aveva colpito proprio nel cuore, e proprio nel cuore si era da poco aperta una ferita profondissima e che era ancora sanguinante per l’abbandono di una persona amata e che lo spirito del vortice arancione stava aiutandomi a risanare. Da quel momento seppi che dovevo espandere quella tristezza e quel dolore in tutto il corpo, si, lo volevo sentire ovunque, in tutte le mie cellule, se volevo trasformarlo. Dedicati tutti i giorni per un mese intero una mezz’ora per ricontattarlo, sentirlo sempre di più e più ampiamente, un dolore acuto che inizialmente sfociava nella disperazione e nel pianto, ma più lo espandevo e sempre meno sentiva la necessità di sfogarsi da qualche parte. Lo stavo contenendo sempre più, sino a quando si apri un ulteriore varco dal quale emersero i reali significati di quell’emozione e l’origine di quella sofferenza che quel sogno riparatore mi aveva costretto, volente o nolente, a vedere e riparare.

 

 

Note

1. I muscoli facciali sono connessi con il nervo vagale ventrale, agendo su di essi con piccoli movimenti facilitiamo il rilascio del congelamento presente nel sistema nervoso imposto dal ramo vagale dorsale, secondo la teoria polivagale di Stephen Porges, e dunque la persona sente il riaffiorare di una leggera attivazione che lo aiuta gradualmente ad uscire dal congelamento. Per un approfondimento : Stephen W. Porges, “La teoria Polivagale – Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione” – Giovanni Fioriti Editore

2. La Polarity Therapy è un sistema che lavora ad un livello molto sottile sui campi elettromagnetici e sulle polarità del corpo, portandolo ad un profondo rilassamento. Questo permette, quindi un intenso cambiamento, che agisce sia sul sistema nervoso che sulla postura.
Ancora poco conosciuto in Italia, ma presente da tempo nei paesi anglosassoni, negli Stati Uniti d'America e in Nuova Zelanda è considerato un trattamento unico e molto efficace per sbloccare le energie e permettere il loro rifluire nel corpo attraverso i vari strati.
Per un approfondimento, vedi: Randolph Stone,”Terapia della Polarità” – Red Edizioni

3. La Bodynamic Analysis, o Analisi Bodinamica, è un metodo pionieristico di psicologia evolutiva somatica e di psicoterapia che integra la ricerca attuale nello sviluppo psicomotorio dei bambini, la psicoterapia cognitiva e del profondo, la ricerca sul cervello e un'enfasi speciale sulla qualità del contatto umano e sulle relazioni sane. I ricercatori hanno sviluppato uno studio che correla ogni muscolo del corpo a stati psicologici associati. Per un approfondimento, vedi:

Lishetch Marcher e Sonia Fich,  “Body Encyclopedia – A guide to the Psycological Functions of the Muscolar System” – North Atlantic Books

4. NARM (Neuro Affective Relational Model™) è un modello sviluppato dal dr. Laurence Heller per affrontare i traumi dell’età evolutiva e il loro effetto sull’età adulta. Per un approfondimento, vedi:

Laurence Heller, Alice La Pierre,  “Guarire i traumi dell’età evolutiva – L’influenza del trauma precoce sull’autoregolazione, l’immagine di sé e la capacità di relazione” -  Astrolabio 2018

5. Per una introduzione al modello NARM vedere anche l’articolo pubblicato sul presente sito di Luciano Silva, “I traumi dell’età evolutiva e le strategie di sopravvivenza nell'età adulta - L’influenza del trauma precoce sull’autoregolazione, l’immagine di sé e le nostre relazioni. Introduzione al modello NARM (Neuro Affective Relational Model™)”.

6. Active Dreaming è un approccio sciamanico elaborato da Robert Moss di entrata nel sogno in maniera attiva con lo scopo non solo di comprendere il significato dei sogni ma di reclamarne il suo potere di guarigione, visione e trasformazione. Una delle tecniche fondamentali presenti in questo approccio è il cosiddetto “lampo del sogno”, un processo molto veloce e pragmatico che ci aiuta a comprendere cosa ci vuole dire un sogno ma anche cosa possiamo farne ora che lo abbiamo sognato.

 

Integral Somatic Psychology™, Integral Somatic Psychotherapy™, and ISP™ are registered and unregistered trademarks of Raja Selvam.

 

 

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