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Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità Articoli e interviste su sciamanesimo e tensegrità

Invocando i poteri del cielo - di Nicholas Breeze Wood

I nove livelli Shanar nell'iniziazione degli sciamani Buriati

13/03/2020

Articolo tratto da Sacred Hoop Issue 106-2019 e pubblicato per gentile concessione. Traduzione Associazione Il Cerchio Sciamanico.

I Buriati sono una civiltà mongola che vive nelle steppe erbose dell’Asia del centro-nord e della Siberia meridionale – prima che i confini nazionali moderni dividessero il territorio in Mongolia, Russia e Cina.

La maggior parte di essi oggigiorno vive intorno al lago Baikal in Buriazia, una parte delle Federazione di Stati Russa, appena a nord della Mongolia, ma alcuni Buriati vivono nella Mongolia vera e propria, mentre altri ancora vivono nella Cina del nord, nella provincia di Nè Ménggu; o ‘Mongolia continentale’, come è comunemente chiamata in occidente.

 

I Buriati, come il resto delle popolazioni Mongole, hanno una lunga tradizione sciamanica, a tal punto che molti esperti pensano che lo sciamanesimo abbia origine proprio in queste zone, cioè che abbia origine dalle tradizioni animistiche pre-sciamaniche intorno a 10-15000 anni fa. Si sarebbe poi diffuso in altri luoghi grazie alla migrazione dei popoli e agli scambi culturali lungo le rotte commerciali.

Tuttavia, lo sciamanesimo buriato in questi ultimi secoli ha subito un declino.

Ci furono sforzi concertati per sradicarlo da parte di missionari Cristiani e Buddisti Tibetani, che avevano iniziato a insediarsi in quelle zone a partire dal 16° secolo. Nel 20° secolo il comunismo sovietico lo aveva pressoché annientato. Decine di migliaia di Buriati, molti dei quali sciamani o lama Buddisti, furono uccisi durante la repressione stalinista degli anni 20 e 30, e le pratiche sciamaniche furono costrette a un’esistenza sotterranea per molti decenni, con sciamani che temevano per la propria vita nel caso venissero denunciati.

Questo è uno dei motivi per cui, al crollo dell’Unione Sovietica, lo sciamanesimo si trovava in uno stato debilitato. Un altro motivo fu costituito dall’agitazione dei decenni precedenti – che aveva smantellato l’identità culturale Buriata, compresa la conoscenza degli alberi genealogici. Questa conoscenza è importante nella cultura Buriata – per cui era necessario per le popolazioni ritrovare la propria cultura, e fu così che lo sciamanesimo assunse un ruolo ancora più importante di quello che aveva avuto in epoca pre-sovietica.

Un amico sciamano mongolo Darkhad, popolo che vive tradizionalmente nella Mongolia settentrionale, vicino al confine con la Russia, e le cui tradizioni sciamaniche erano storicamente vicine a quelle dei loro vicini Buriati, mi disse che lo sciamanesimo dei Buriati aveva subito notevoli cambiamenti negli ultimi 100 anni. È stato fortemente influenzato dal Buddismo Tibetano e, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, da idee New Age arrivate direttamente dalla Russia.

Ciononostante, la zona gode di una crescente e fervida tradizione sciamanica e sono molte le iniziazioni che hanno luogo basandosi sulle tradizioni pre-sovietiche.

L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire una panoramica di queste iniziazioni dato che il percorso di uno sciamano in Buriazia non è binario, cioè non si è o non è sciamano poiché una volta iniziato come principiante sciamano, c’è un lungo percorso da seguire, fatto di tante altre iniziazioni.

 

Nell’articolo verrà usato il termine generico ‘sciamano’. La parola Buriata per uno sciamano uomo è e quello per uno sciamano donna è udigan. La parola sciamano (presa dal popolo confinante deli Evenki) è maschile e anche gli Evenki usano la parola udigan per uno sciamano donna, ma le iniziazioni Buriate per entrambi i sessi seguono lo stesso schema.

Lo sciamanesimo dei Buriati fa un’ulteriore differenza tra ’Sciamani Neri’ e ‘Sciamani Bianchi’. Entrambi possono essere sia maschili che femminili e spesso lavorano insieme. La terminologia non fa nessun riferimento a magia nera o bianca come intesa in occidente. Gli sciamani neri non operano nel male e quelli bianchi non operano nel bene per definizione. In verità entrambi sono capaci di fare del bene e del male e alcuni sciamani effettivamente cercano di arrecare danno ad altri.

La terminologia si riferisce al loro modo di operare e agli spiriti che li assistono. Il modo più semplice per differenziare i due tipi di sciamani secondo la tradizione dei Buriati è che gli Sciamani Neri usano i tamburi, mentre gli Sciamani Bianchi le campane. Alcuni sciamani sono solo Bianchi o Neri, ma ci sono sciamani che hanno ricevuto entrambe le iniziazioni e possono assumere il ruolo più consono alla situazione del momento.

 

LA MALATTIA DELLO SCIAMANO

Un aspetto fondamentale del percorso sciamanico è la pressione ricevuta dagli spiriti, affinché qualcuno diventi uno sciamano. Nelle culture tradizionali sciamaniche non si decide di diventare sciamani, e molte persone che sentono ‘il richiamo’ fanno di tutto per svincolarsi.

Nella lingua dei Buriati questa malattia sciamanica è chiamata ongon daralga. La pressione per diventare uno sciamano è esercitata dagli spiriti – chiamati ongon – del clan ancestrale a cui la persona appartiene. Il concetto di spiriti sciamanici che si ha in occidente si basa largamente sul modello di Core Shamanism ideato da Michael Harner. Harner aveva in mente ‘Animali di Potere’: spiriti in forma animale che il praticante sciamanico contatta durante i viaggi sciamanici. Tuttavia, nella maggior parte delle tradizioni sciamaniche gli spiriti sono spiriti ancestrali, gli spiriti di sciamani precedenti e fondatori dei lignaggi familiari. Sono questi gli spiriti che spingono i futuri sciamani verso l’iniziazione, e questa spinta di solito è sentita come la ‘malattia dello sciamano’, una crisi psico-fisica per cui il futuro sciamano richiede l’aiuto di uno sciamano che riesce a vedere la ‘malattia’ per quello che è.

La malattia dello sciamano è sempre un periodo difficile e doloroso nella vita di una persona, durante il quale gli spiriti ongon si fanno conoscere in qualche modo dal malato e lo mettono sotto pressione. Questo può durare diversi anni e in questo tempo i concetti che la persona ha e le percezioni di sé stesso che la persona ha maturato fino ad allora vengono frantumati e distrutti. La persona viene sottoposta a tutti gli effetti a una ‘morte virtuale’ e ‘rinasce’. Chiunque faccia questa esperienza la fa a modo suo e riporterà la propria storia. Per alcuni può trattarsi di malessere mentale, per altri può manifestarsi come malattia fisica. Accade spesso durante l’adolescenza o occasionalmente durante l’infanzia, ma può accadere anche in età più avanzata.

L’esordio della malattia dello sciamano in età avanzata sembra essere una caratteristica dell’era sovietica durante la quale molte persone sono state chiamate in prossimità del pensionamento – secondo alcuni gli spiriti ongon si sono impietositi delle persone e delle loro sofferenze sotto la brutale repressione sovietica, e non hanno voluto mettere a repentaglio la loro vita chiamandoli ad essere sciamani in età più giovane. [Ndt. Nella foto in alto a destra, una sciamana buriata che indossa il cappello maihabshitai e nelle mani un horbö con la testa di drago e una campana]

 

Talvolta la malattia dello sciamano si manifesta sotto forma di visioni e sogni in cui l’anima della persona è trasportata in alto per incontrare gli spiriti del cielo - i Tengeri -, ma qualsiasi sia il modo in cui si manifesta si tratta sempre di un processo piuttosto improvviso e molto doloroso. Il mondo del futuro sciamano si sbriciola, è possibile che senta voci che gli danno istruzioni o che senta una forte propulsione a compiere un rituale. Può darsi che soffra di insonnia ed è probabile che diventi nervoso e si ritiri in sé stesso, spesso alla ricerca della solitudine, e perfino che si allontani per vagare in luoghi remoti.

Non è neanche insolito che si manifestino attacchi di tipo epilettico o stati di semi-coma, come una sorta di paralisi. È possibile che venga colpito da una seria malattia che non può essere curata con mezzi ordinari, ma che risponde solo a speciali rituali.

Il tentativo di fuggire o ridurre la ‘pressione degli spiriti ongon’ può portare alcune persone all’abuso e alla dipendenza da sostanze. Questo è un destino comune a coloro che cercano di evitare la chiamata degli spiriti.

Alcune persone, tormentate dalla chiamata, potrebbero ‘impazzire’, diventando violente e perdendo completamente il contatto con la normale realtà. È possibile che si mettano a urlare, a rotolarsi per terra o a correre selvaggiamente qua e là.

Alcune visioni o esperienze possono essere estreme. È possibile sentirsi fisicamente torturati dagli spiriti, il proprio corpo tagliato a pezzi o di avere la sensazione di bruciare vivo o di essere colpito da un lampo invisibile o ancora di essere strattonati o punzecchiati da mani invisibili.

Secondo la tradizione, una volta diagnosticato ongon daralga, nessuno poteva toccare il futuro sciamano e gli anziani del clan o del villaggio si riunivano per pregare per la loro salvezza.

Sebbene i sintomi dell’ongon daralga sembrino simili a quelli di una malattia fisica o psichica, la causa è considerata completamente diversa ed è l’esperienza dello sciamano che gli permette di determinare se la persona e semplicemente malata, posseduta da spiriti malvagi – e non dagli spiriti ongon, o se sono psichicamente instabili.

Una volta confermato che la persona malata è affetta da ongon daralga e sta vivendo una chiamata, vengono fatti speciali rituali per alleviare la sua sofferenza e viene intrapreso un percorso che porta all’iniziazione formale.

Il primo di questi rituali speciali si chiama ugaalga, un lavaggio sacro del corpo. Durante questo rituale vengono chiamati determinati spiriti ongon e altri spiriti, e alcune pietre di colori specifici, presi dal letto di un fiume, vengono scaldati fino a diventare rossi e poi messi nell’acqua di una sorgente sacra.

Le pietre roventi fanno bollire l’acqua potenziandola. Mazzetti di rami e canne vi vengono immersi e poi usati per frustare il futuro sciamano su tutto il corpo.

Al futuro sciamano viene anche fatto uno smudging, normalmente con fumo di ginepro.

 

[Nella foto sopra, sciamani che portano rami di betulla sul luogo cerimoniale]

 

DIVENTARE UNO SCIAMANO

Superati gli effetti dell’ongon daralga, coloro che hanno ricevuto una vera chiamata spesso iniziano un lungo percorso di apprendimento dei vari aspetti dello sciamanesimo.

Prima dell’iniziazione, il futuro sciamano viene chiamato sagaasha – cioè qualcuno che ha la ‘scintilla’ e che è stato affetto da ongon daralga, ma che non ha ancora ricevuto nessuna iniziazione.

Sono considerati apprendisti e il loro ruolo, oltre all’apprendimento, è quello di fare offerte di latte, thè nero o vodka agli spiriti, e di solito fanno da assistenti agli sciamani che sono già stati iniziati.

Possono pregare gli spiriti per sé stessi e i loro parenti e potrebbero avere poteri psichici. Possono ricevere grande rispetto, ma se scavalcano i loro confini, saranno puniti dagli spiriti.

A volte, ma non spesso, gli apprendisti sagaasha non giungono mai all’iniziazione, e restano a questo stadio per tutta la vita.

Prima di ricevere un’iniziazione un sagaasha dovrebbe essere stato affetto da ongon daralga, aver studiato seriamente e imparato dai suoi ‘padri-sciamani’ per diversi anni. Dovrebbe avere un buon carattere, essere gentile e onesto, e dimostrare di avere un certo livello di poteri magici o psichici, verificati dai suoi ‘padri-sciamani. Dovrebbe avere una buona predisposizione all’apprendimento, essere devoto agli spiriti, avere una spiccata memoria, una mente lucida, ed essere fisicamente abile e capace di esercitare il ruolo di sciamano.

Quando sembra che il tempo per un’iniziazione formale sia arrivato, gli anziani del clan o della sua linea ancestrale ne discutono. Considerano attentamente le qualità del futuro sciamano. In passato, questo era un procedimento molto rigoroso in quanto lo sciamano occupa un ruolo importante e può avere un grande impatto sulla società Buriata.

In passato il numero di sciamani in un clan era limitato, ma oggigiorno ci sono molti più sagaasha.

Questo aumento è dovuto in parte all’influenza di pratiche New Age e un interessamento da parte della popolazione della Siberia, come anche alla frammentazione sociale causata dal crollo del comunismo.

Oggigiorno esistono diverse società sciamaniche che offrono iniziazioni. Perciò oltre ai nativi Buriati, anche Russi e altre nazionalità ricevono l’insegnamento e l’iniziazione allo sciamanesimo buriato.

 

INIZIAZIONE – PASSATO E PRESENTE

[Foto sopra, cerimonia di purificazione dei novelli sciamani con l'arshaan]

 

Sebbene il buddismo avesse avuto delle forti ripercussioni sullo sciamanesimo, e l’avesse influenzato notevolmente sin dal 16esimo secolo, lo sciamanesimo rimase consolidato fino agli inizi del 20esimo secolo, quando il comunismo decise di distruggerlo.

Continuavano ad esserci delle iniziazioni, come anche conseguimento di livelli, all’interno delle diverse culture sciamaniche, ma queste si differenziavano a seconda del lignaggio.

Dodici livelli sembra essere il numero comune, con l’occasionale tredicesimo livello per sciamani eccezionali. Il numero dodici viene associato al numero di punte sulle corna del cervo sacro delle tradizioni buriate.

Durante il diciannovesimo secolo queste tradizioni cominciarono a indebolirsi, e molti sciamani ricevettero un numero limitato di iniziazioni nel corso delle loro vite. Il comunismo rese impossibile effettuare questi riti apertamente e il numero di sciamani praticanti -sia apertamente che clandestinamente – si ridusse drasticamente.

Il periodo della perestroika post-comunista vide una rinascita dei vecchi sistemi iniziatici che gradualmente si svilupparono secondo nove livelli. Il numero nove si riferisce al numero di rami dell’Albero del Mondo della cosmologia dei Buriati, e alle nove sfere dell’universo.

Qualsiasi iniziazione sciamanica Buriata è conosciuta come shanar, anche se la parola viene usata per iniziazioni sciamaniche in vari gruppi mongoli e spesso scritta chanar.

Con il primo shanar un sagaasha non iniziato diventa uno ‘sciamano-secondo-legge’, un membro formale del lignaggio.

Diverse scuole sciamaniche Buriate dei nostri giorni hanno punti di vista diversi per quanto riguarda gli shanar. Per alcuni è la cerimonia a costituire l’aspetto più importante, per altri invece sono la conoscenza e il potere dello sciamano, piuttosto che il numero di livelli shanar raggiunti.

 

I NOVE LIVELLI  SHANAR

Sebbene i dettagli possano variare, a seconda del lignaggio, di seguito c’è una guida ai nove livelli dello sciamanesimo dei Buriati.

 

PRIMO: Si tratta dell’inizio del percorso di uno sciamano. È il passo tra l’essere sagaasca e il diventare ‘sciamano’, (per un uomo) o udigan (per una donna). Questo è l’inizio del percorso sciamanico.

Uno sciamano che ha ricevuto questa iniziazione viene accettato come principiante con il diritto di fare offerte agli spiriti ongon del suo clan.

Vengono chiamati yabagan bö [sciamani appiedati] perché i loro viaggi magici sono limitati. Gli oggetti ritualistici che possono usare a questo livello sono molto limitati. Ricevono un cappello con una banda sul davanti fatta della pelliccia dell’animale di potere del proprio clan; un horbö di betulla

[bastone per rituale – un bastone a testa di cavallo per gli Sciamani Neri, e un bastone a testa di drago per gli Sciamani Bianchi]; una cintura di seta; un coltello; una pietra di selce.

Tra il primo e il secondo shanar devono passare almeno tre anni.

 

SECONDO: Questo shanar conferisce allo sciamano maggiori poter e gli dà nuovi diritti.

In seguito a questa iniziazione vengono chiamati noitolkhon bö [uno sciamano che è stato bagnato], poiché l’iniziazione include un rituale di lavaggio del corpo, con acque prese da tre sorgenti sacre.

In seguito a questo shanar lo sciamano può chiamare e pregare gli spiriti della terra della sua valle, lo spirito del fuoco e gli ongon del suo clan. Nel caso di Sciamani Neri, essi ricevono un secondo horbö cavallo di betulla. Quest’ultimo è un bastone più lungo del precedente. Gli Sciamani Bianchi solitamente hanno un solo bastone a testa di drago.

Una volta passati altri tre anni possono essere iniziati al terzo livello.

 

TERZO: Uno sciamano al terzo livello viene chiamato un hayalgyn bö [Colui che può offrire verso l’alto], in quanto può fare offerte ad alcuni spiriti del cielo.

Durante questo shanar si svolge un rito in cui un capretto viene sacrificato per uno spirito chiamato Manzhilai Zayaan, un particolare spirito alleato degli sciamani che va avanti e indietro tra terra e cielo. È attraverso Manzhilai Zayaan che lo spirito del cielo Tengeri viene contattato.

Uno sciamano al terzo shanar può fare offerte al cielo ed eseguire rituali per le offerte, dove viene sacrificato un montone bianco.

Dovrebbe passare almeno un anno prima che lo sciamano possa passare al prossimo shanar.

 

QUARTO: Uno sciamano a questo livello viene chiamato un zhodo'otoi bö, [sciamano con corteccia di abete argentato], in quanto viene dato loro la corteccia di un abete argentato, bruciato e affumicato.

Lo sciamano riceve un toli (specchio dello sciamano) di bronzo e un bardag, una frusta sciamanica, adornata con nastri colorati che simboleggiano il potere dello sciamano sulle persone, in quanto tradizionalmente a questo livello hanno il diritto di essere giudici in caso di dispute legali.  Hanno anche il compito di assicurarsi che non vengano infranti taboo e che le persone sotto la sua autorità seguano le regole della condotta morale.

In questo shanar, lo sciamano viene purificato con acqua proveniente da nove sorgenti e fa uno speciale giuramento in un luogo sacro, alla presenza dei padri-sciamani e degli anziani del clan o del lignaggio. Il giuramento promette di aiutare le persone, indipendentemente dalle loro condizioni sociali e dalla loro ricchezza; di non chiedere a ricchi o poveri nulla in cambio dei propri servizi, ma di accettare solo quanto dato loro spontaneamente.

Giurano altresì di proteggere i vecchi, i giovani e i deboli; di non spaventare le persone, o parlare male di loro; e di non divulgare le conoscenze segrete e le tecniche sciamaniche.

È necessario che trascorra almeno un anno prima di poter procedere con il quinto shanar.

 

QUINTO: È solo ora che lo sciamano riceve il suo tamburo e battente e viene chiamato un hesete bö, [uno sciamano con un tamburo di pelle di daino]. A questo punto lo sciamano può usare il tamburo per fare viaggi sciamanici, e può eseguire rituali come il recupero dell’anima e comunicare direttamente con gli spiriti andando a parlare con loro.

A questo livello uno sciamano incontra il suo o la sua ‘consorte del cielo’, un’entità spirituale celeste che lo aiuta nel suo lavoro.

Può chiamare alcuni Tengeri, ma può raggiungere solo i tre livelli più bassi del cielo. Un hesete bö ha la capacità di leccare un ferro rovente con il fine di purificare e guarire, e come prova del suo potere. Per lavori di purificazione lecca il ferro rovente e la saliva potenziata dal ferro rovente viene sputata addosso al paziente.

Dovrebbe trascorrere almeno un anno prima di passare al sesto shanar.

 

SESTO: A questo livello lo sciamano riceve un nuovo horbö di ferro a testa di cavallo, con nove cerchi di ferro attaccati e con vari oggetti metallici.

Ora viene chiamato un hor'botoi bö, [sciamano con un bastone di ferro a forma di cavallo]. Sono ora in grado di dare poteri agli oggetti rituali invitando gli spiriti ongon a discendere e dimorare dentro di loro.

Dovrebbe passare un periodo di tre anni prima del successivo shanar.

 

 

 

SETTIMO: Si tratta di uno shanar vasto e importante e prima di affrontarlo lo sciamano deve sottoporsi a una cerimonia purificatrice di smudging con fumo di corteccia di abete d’argento. Prima della cerimonia lo sciamano deve uscire dal foro di fumo della propria ger [yurta] arrampicandosi su un albero appositamente tagliato e posizionato, che rappresenta l’albero di Udeshi Burkhan, lo spirito protettore del portale del cielo. L’albero, che fuoriesce dal foro di fumo della ger, collega il focolare al centro della ger con il cielo.

In seguito, lo sciamano viene messo su un tappeto di feltro bianco, posizionato fuori dalla sua ger, e purificato con acqua presa da sorgenti sacre, mescolate con un po’ di sangue preso da un cavallo marrone-rossastro o color zenzero – a volte viene lavato con il solo sangue.

Poi nove bottiglie di vodka e di latte di cavalla gli vengono versati sulla testa per ungerla, e lo sciamano riceve un maihabshitai e un orgay. Il maihabshitai è una tazza lavorata, generalmente di broccato, con code di broccato che pendono dal retro e una frangia che ricade sul viso e copre gli occhi. Gli sciamani Bianchi indossano un cappello blu mentre gli sciamani Neri ne indossano uno nero

L’orgay è una corona di corna generalmente di ferro, ma a volte anche di altri materiali come il rame.

L’orgay si indossa sopra il maihabshitai. Uno sciamano a questo livello viene chiamato un Maihabshitai bö [sciamano con maihabshitai]. Oltre al maihabshitai e all’orgay, riceve anche cinque pelli di animali sacri, uno speciale mantello con oggetti metallici cuciti sopra e tre ulteriori tamburi di pelle di daino con battenti. A questo livello uno sciamano può cominciare a dare shanar ai sagaasha, sciamani principianti.

Il successivo shanar può essere raggiunto solo dopo un periodo di tre anni.

 

OTTAVO: A questo livello lo sciamano riceve il suo secondo bastone di ferro a testa di cavallo, creando così una coppia di bastoni. A questi viene attaccata, tra altri oggetti metallici, una piccola scala, come simbolo della loro capacità di viaggiare fino al cielo.

Gli horbö hanno uno spirito ongon che vive dentro di loro e diventano potenti destrieri su cui lo sciamano viaggia nel mondo di sopra.

Gli sciamani ricevono altresì un copricapo sacro, fatto di pelliccia di orso, con il simbolo del sole sulla parte anteriore.

Adesso lo sciamano possiede bastoni a forma di cavallo sia di legno che di ferro, diversi tamburi, e tutti gli altri oggetti ritualistici sciamanici. Conosce bene tutti gli insegnamenti e i rituali dello sciamanesimo, è in grado di invocare tutti gli spiriti dei tre mondi ed è capace di controllare il tempo atmosferico.

Poiché lo sciamano ha ormai così tante cose intorno a sé, viene chiamato duuren bö [bö completo]. Dopo un anno, può prendere l’ultimo shanar.

 

NONO: Prima di poter accedere all’ultimo shanar lo sciamano, durante un grande festival di preghiera deve ottenere il permesso di tutti i signori degli spiriti del mondo di mezzo e dei Tengeri del mondo di sopra.

Durante l’iniziazione riceve un bastone di metallo con testa umana, che incorpora dei poteri ed è, con un potente spirito ongon all’interno. Questo bastone sembra essere in grado di compiere atti da solo. Lo sciamano riceve anche tre tamburi molto grandi, fatti di pelle di daino, capra e toro.

Si dice che ora lo sciamano abbia poteri straordinari e una gamma di oggetti ritualistici impressionante, tra cui nove tamburi e nove specchi toli.

 

Ora lo sciamano viene chiamato zaarin bö, [sciamano supremo]. È raro che uno sciamano raggiunga questo livello. A questo livello uno sciamano pare essere in grado di fare cose incredibili come volare nell’aria o tagliarsi la testa e rimetterla a posto senza lasciarne traccia. Si dice che abbia anche poteri psichici straordinari e che sia molto potente.

L’intero percorso per arrivare al livello del nono shanar dura almeno quindici anni, anche se in realtà dura molto di più in quanto lo sciamano deve essere pronto prima di poter affrontare lo shanar successivo. Le sciamane donne – udigan- hanno i loro propri stadi di iniziazione, anch’essi nove di numero e con titoli e attributi simili.

 

Come già detto, solo uno sciamano con esperienza, che ha ottenuto sette shanar o più, può condurre shanar per nuovi sciamani e tradizionalmente uno sciamano non può iniziare più di nove sciamani uomini, e nove udigan, cioè donne. Questi sono i loro diciotto figli e figlie sciamani. Questa regola è molto rigida e se infranta ha gravi conseguenze per colui che le infrange come per esempio la perdita di tutti i poteri sciamanici, l’interruzione del lignaggio sciamanico e molto probabilmente la morte.

 

ESEMPI DI SHANAR

 

Gli shanar sono dei rituali drammatici e lunghi, con un numeroso cast di aiutanti. Seguono due brevi resoconti di shanar, uno per un e uno per un’udigan.

 

Uno Shanar per un bö (sciamano uomo)

Una volta fissata la data per la cerimonia per lo shanar di un , fu fatto un rito di purificazione. Tradizionalmente questo viene fatto o tre o nove volte. Il padre sciamano e i suoi nove figli sciamani andarono alle sorgenti in cui spruzzarono latte e vodka e poi presero l’acqua da portare nel luogo dello shanar. Fecero bollire l’acqua e aggiunsero ginepro per fare arshaan con cui fu cosparso un capretto che fu in seguito sacrificato. Alcune gocce di sangue del capretto vennero aggiunte al arshaan. A questo punto venne fatta una divinazione usando un osso di una scapola di una pecora. Questo venne messo nel fuoco per farlo crepare e poi le crepe vennero lette per interpretare il messaggio degli spiriti.

Lo sciamano padre intinse un mazzetto di rami di betulla nell’arshaan e toccò la schiena dell’iniziato. In seguito, uno alla volta, i nove figli dello sciamano fecero la stessa cosa, mentre lo sciamano padre dava all’iniziato istruzioni su come vivere da sciamano:

‘Quando i poveri hanno bisogno di te, non chiedere loro molto, ma accetta ciò che ti danno. ‘Pensa ai poveri e chiedi ai Tengeri di proteggerli dagli spiriti cattivi e da forze negative’.

‘Quando sono i ricchi a chiamarti non chiedere troppo neanche a loro’.

‘Se ricchi e poveri chiedono il tuo aiuto contemporaneamente, vai prima dai poveri e poi dai ricchi’.

E ulteriori istruzioni.

L’iniziato giurò di seguire queste regole; e tutti coloro che erano riuniti pregarono e fecero offerte agli spiriti protettori.

Alla fine di questo rituale iniziale di purificazione, il padre sciamano e i suoi nove figli sciamani entrarono nella ger per osservare un digiuno di nove giorni, bevendo solo the e mangiando solo farina d’orzo bollita.

Alla fine di questo digiuno, ma prima della parte principale dello shanar, il padre sciamano e i suoi nove figli sciamani andarono nella foresta e, dopo aver fatto delle offerte, estrassero diversi grandi alberi di betulla che riportarono al luogo dove si svolgeva lo shanar.

La mattina dello shanar vero e proprio, la cerimonia iniziò con l’erezione delle betulle seguendo un ordine particolare, scavando buchi nella terra e spingendovi dentro il tronco tagliato – senza radici – degli alberi, in modo da creare una sorta di boschetto con gli alberi.

Il primo albero venne posizionato al centro della ger dell’iniziato, appena prima del focolare centrale e la parte superiore fu spinta fuori dal buco di fumo della ger. Questa betulla rappresentava il percorso per arrivare al cielo. Gli alberi rimanenti vennero eretti intorno alla ger e collegati all’albero centrale con nastri rossi e blu. Questi simboleggiavano il percorso ‘dell’arcobaleno’, usato dagli sciamani per viaggiare nell’universo.

Gli alberi che circondavano la ger vennero decorati con vari oggetti ritualistici, come ad esempio nastri, campanelle e pelli di animali. Questi oggetti avevano diverse funzioni, tra cui quella di offerta.

Una volta che tutti gli alberi furono piantati, l’iniziato, lo sciamano padre e i suoi nove figli, benedissero e svegliarono tutti gli oggetti ritualistici dati durante questo livello, e chiamarono tutti gli spiriti ongon a vivere dentro di loro.

Poi, con un lungo rituale di offerta, fu chiesto ai Tengeri, agli spiriti ongon e agli altri spiriti di benedire l’iniziato, dargli poteri e assisterlo nel suo lavoro.

A questo punto l’iniziato dovette arrampicarsi sull’albero di betulla piantato nella sua ger tenendo in mano una spada, e dovettero uscire dal foro di fumo in cima alla ger. Una volta lì, dovette chiamare i Tengeri e gli altri spiriti potenti e chiedere il loro aiuto. Mentre loro facevano questo, gli altri rimasero nella ger a purificarsi con fumo di pino bruciato.

Poi l’iniziato scese nuovamente nella ger, fu messo su un materasso di feltro bianco e trasportato all’esterno da quattro sciamani figli dello sciamano padre, ognuno portatore a un angolo del materasso. L’iniziato fu portato nel luogo dove venne sacrificato un capretto e la testa, le orecchie e gli occhi dell’iniziato vennero cosparsi con il sangue dell’animale, seguito da un altro rituale di lavaggio del corpo.

A questo punto, lo sciamano padre scalò l’albero di betulla e in cima tagliò nove nodi. Discese e si sedette anche lui sul tappeto di feltro.

L’iniziato dovette arrampicarsi nuovamente sull’albero, seguito dagli altri figli sciamani, tutti entrati in uno stato di trance.

Al termine di una lunga cerimonia durata diversi giorni, il luogo venne smantellato e gli alberi e tutte le offerte bruciati.

La descrizione è una versione ridotta di un singolo shanar. Ogni lignaggio lo farà in modo leggermente diverso. Per una descrizione molto più complete si prega di vedere la lista di letture consigliate alla fine di questo articolo.

 

Quello che segue è una versione molto ridotta di uno shanar per udigan (sciamana donna)

Il rito avvenne in montagna e fu organizzato da un maschile del suo clan. Prima di qualsiasi cosa, un capretto bianco fu sacrificato agli spiriti e tutti pregarono intorno al fuoco sacro che era stato acceso.

Poi l’iniziata entrò in uno stato di trance. Per determinare se gli spiriti ongod l’avessero veramente accettata come udigan, e per permettere al di verificare la profondità della sua trance, il mise due piccolo pietre – una bianca e una nera – nel fuoco, ve le lascio finché non furono roventi. Le diede poi all’udigan in trance da mettere in bocca e succhiare finché non si fossero raffreddate. L’udigan fu in grado di farlo senza problemi e quando il esaminò la sua bocca non trovò nessuna traccia di bruciature.

Questa fu un’indicazione che era stata pienamente accettata dagli spiriti ongod e che aveva i requisiti per essere un’udigan.

 

Si dice che un o un’udigan ottengono i loro pieni poteri solo dopo aver attraversato i ‘nove cerchi di sofferenza’. Questi cerchi sono un’aggiunta a uno shanar formale e sono una sorta di iniziazione naturale alla sofferenza e alle difficoltà, a volte eccezionali, che lo sciamano deve incontrare e superare nel corso della sua vita.

Solo attraversando questi ‘nove cerchi’ lo sciamano può purificarsi e sviluppare vera compassione per la gente, perché ha attraversato personalmente momenti di grande sofferenza, vivendoli ‘sulla propria pelle’ come si suol dire. È così che diventa in grado di comprendere la natura umana, ed essere veramente pronto per il lavoro di aiutare altri esseri umani.

 

 

NOTE SULL'AUTORE E BIBLIOGRAFIA

Nicholas Breeze Wood è l’editore della rivista Sacred Hoop. E’ tutta la vita che studia oggetti ritualistici dello sciamanesimo e del buddismo tibetano.

 

1: Arshaan è un liquido sacro fatto per dare poteri e purificare persone o oggetti.

Per istruzioni su come fare l’arshaan, vedere un articolo su Sacred Hoop, edizione 102.

Letture consigliate:

  • ‘Shanar: Dedication Ritual of a Buryat Shaman in Siberia’, di Virlsns Tkacz, Wanda Phipps e Dashinima Dugarov.
  • ‘Tragic Spirits: Shamanism, Memory, and Gender in Contemporary Mongolia’ di Manduhai Buyandelger.
  • ‘Bo and Bon: Ancient Shamanic Traditions of Siberia and Tibet’ di Dimitry Ermakov

Video consigliati:

  • ‘So, You Want to Be a Shaman: A Shamanic rite of passage for beginners in Siberia.’ Un documentario di 45 minuti molto ben fatto della RT (Televisione Russa) in inglese, con sottotitoli, sulla cerimonia dello shanar. Vedere la recensione in questa edizione di Sacred Hoop.
  • Buryat Shamans' Consecration Ritual (Shanar-shandruu). Un documentario di 30 minuti dell’antropologo ungherese Mátyás Balogh www.youtube.com/watch?v=xErLI8RU48k

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Corso di formazione biennale in Sciamanesimo - Livello 1 - 13^ Edizione 2023-2024

Corso di formazione biennale in Sciamanesimo - Livello 1 - 13^ Edizione 2023-2024

13^ Edizione - 18 Febbraio 2023 - Giugno 2024

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